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domenica 25 ottobre 2026

SIGNORE & SIGNORI [di Pietro Germi, 1966]





Numeri 116/3039 dei repertori = Procura Speciale = Regnando Umberto Primo, per la Grazia di Dio, e per volontà della Nazione
Re d’Italia

Nel giorno otto Luglio mille ottocento novanta in Bovalino, nel Nostro Studio, sito nel largo Costanzo
Avanti di Noi Notar Rocco Musitano di Giovanni residente in Bovalino, iscritto presso il Consiglio Notarile del Distretto di Gerace, e dei qui sotto scrivendi testimoni, forniti dei requisiti di Legge, si sono costituiti
I Signori Francesco Gliozzi fu Domenico, proprietario, nato e domiciliato in Platì e Giuseppe Arcuri fu Bruno possidente nato e domiciliato in questo Comune di Bovalino, nella sua qualità di padre e tutore del suo figlio minorenne Filippo Arcuri, possidente, nato e domiciliato in questo Comune, da Noi Notaio, e dai testimoni da sottoscriversi personalmente conosciuti.
I quali, in forza dell’atto presente, nominano ed eleggono per loro speciale procurato il Signor [… manca] a fine di rappresentarli e difenderli innanzi al Tribunale Civile e Correzionale sedente in Gerace, in tutte le cause che potessero interessarli, siano attive che passive, intradatte e da intradursi.
Ed all’uopo conferiscono a detto loro procuratore ogni opportuna facoltà non menoché quelle di riferire e deferire giuramento, assistere a prove, e perizie, far ripulsa di testimoni, impugnare titoli e documenti, e resistere ad ogni eccezione della controparte; ed infine fare e dire quant’altro crederà utile e necessario per la buona riuscita delle cause in parola, senza limite o restrizione di parte, promettendo ritenere il tutto per aggiovata (?)
L’atto presente viene fatto scritto dal Signor Francesco Gliozzi, mentre l’altro costituito Arcuri asserisce non poterlo fare per debolezza di vista.
Del che si è redatto il presente pubblico atto, del quale avendo data lettura agl’intervenuti hanno dichiarato di aver tutto ben compreso, essere uniforme alla loro volontà, e di persistervi, e ciò alla presenza dei testimoni Signori Domenico Gaglioti del fu Bruno fochista nato in Santa Eufemia d’ Aspromonte domiciliato in Bovalino, e Domenico Prestia del fu Dottore in medicina Domenicantonio, Segretario Comunale, nato in Fabbrizia, Provincia di Catanzaro, domiciliato in Benestare, i quali con noi Notaio ed il costituito Signor Gliozzi si sottoscrivono
Il presente venne fuso sopra un foglio di carta, di carattere di Noi Notaio, e di pagine scritte tre
Gliozzi Francesco
Domenico Gaglioti Testimone
Domenico Prestia Testimone
Notar Rocco Musitano di Giovanni residente in Bovalino ho stipulato

I protagonisti in ordine di apparizione:

Il notaio Rocco Musitano, era di Bovalino Superiore, dove esercitò la sua professione. Figlio di Giovanni, sarto e Rosaria Lentini nacque il 10 ottobre 1832, passed away il 9 novembre 1915. È apparso precedentemente qui:
https://iloveplati.blogspot.com/2021/12/i-due-compari-di-carlo-borghesio-1955.html
https://iloveplati.blogspot.com/2019/01/i-fratelli-senza-paura-di-richard.html
https://iloveplati.blogspot.com/2017/01/una-pura-formalita-reg-giuseppe.html
https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html

Francesco Gliozzi di Domenico ed Elisabetta Gliozzi, 28 settembre 1844 – 14 maggio 1909, è un attore molto frequente in queste pagine, non fosse per Lui, le stesse, non sarebbero mai apparse, anche come libri:
https://iloveplati.blogspot.com/2026/07/ti-presento-i-miei-director-cut.html
https://iloveplati.blogspot.com/2012/01/correva-lanno-di-grazia-1870-reg.html

Giuseppe Arcuri di Bruno e Teresa Pignataro è nato l’8 gennaio 1831. Il giorno di San Giovanni Battista del 1850 in Platì sposò Elisabetta Gliozzi, 19 febbraio 1823, figlia di Giuseppe e Filippa Codespoti. Erano i genitori di:

Filippo Arcuri nato il 27 febbraio 1866. Il suo nome derivava da don Filippo Gliozzi, parroco di Natile e zio di Elisabetta e Francesco sopra citati.

Domenico Gaglioti, 1849 – 1891, del fu Bruno e Gaetana Creazzo era nativo di Santa Eufemia d’ Aspromonte visse e morì a Bovalino Superiore.

Domenico Prestia nativo di Fabrizia (allora CZ, oggi VV) visse e morì in Benestare.


 

mercoledì 21 ottobre 2026

L'amore fugge [François Truffaut, 1979]




“Dal disastro del 18 ottobre 1349 venne pure Casignana. Il nome Caseghiano (segmento della sua patria) indi Casignano, poi Casignana”. Così aveva inizio una nota di Ernesto Gliozzi il vecchio, che riportava una citazione da “Memoria sui luoghi antichi e moderni del Circondario” libro del 1856 dell'Arcipr. Vincenzo Tedesco, da Caraffa del Bianco. (1) Platì avrà vita un paio di secoli dopo e andrà a “braccetto” con Casignana. Il primo di questi matrimoni lo troviamo nei Catasti onciari del 1742 – 1754: la Magnifica Elisabetta Borgia del casale di Casignana d’anni 32 sposa di Michele Oliva, civile, di anni 37. Negli stessi è registrato che Paolo Michea possiede un terreno in contrada Boschetto. Esauriti i Catasti Onciari ci viene in soccorso un lavoro, smisurato, di Ernesto Gliozzi il giovane che trascrisse i registri dei matrimoni della chiesa di Platì. Gli zii non perdevano il loro tempo sui social, come noi in questo momento. Chiusi i social torniamo i nessuno, per niente omerici, di ogni giorno! Loro no! Affondavano, macché whatsapp, la zappa nei loro percorsi di vita.

L’amore fugge, come il film di François Truffaut, e il 19 febbraio 1828 da Casignana arriva Jean-Pierre Léaud, pardon, il calzolajo Rocco Micò di Domenico e Vittoria Strati di anni ventisei per sposare la diciassettenne Teresa Sergi di Gavino e Maria Zappia «coll’assistenza della madre della sposa, giacché premorti gli altri ascendenti sì dello sposo che della sposa». A vigilare era Don Michele Oliva, sindaco, e i quattro testimoni.


Febbraio doveva essere un mese propizio per i matrimoni, ed ecco allora che il 9 febbraio del 1843, giovedì, in chiesa il ventinovenne Francescantonio Scipioni attende l’arrivo della diciottenne Teresa Pangallo. Francescantonio è figlio di Vincenzo e di Teresa Nicita. I due Scipioni sono conciapelle. Teresa Pangallo è figlia di mastro Diego, ferrajo, e Zappia Francesca. «Col consenso autentico de’ genitori dello sposo, e sotto l’assistenza de’ genitori della sposa, i quali danno pure il loro espresso consenso» così Michele Oliva sindaco, accanto a lui il solo a saper scrivere è mastru Ddecu.


Nel 1845 assistiamo ad un’inversione, l’unica, della fuga, le nozze si tengono a Casignana, 12 di ottobre, dove il platiese Domenico Catanzariti stringe accanto a sé per l’eternità la signorina Santa Blefari. Domenico, pecorajo, ha ventisei anni, è figlio di Pasquale e di Francesca Strangio. La sposa all’anagrafe, come al fonte battesimale, è registrata Santa, Caterina, Raffaella.


Figlia di Paolo e di Elisabetta Mavrici. Il consenso al matrimonio lo danno i genitori dello sposo e la madre della sposa, il padre assiste silenzioso from the heaven. Primo dei testimoni, il già nominato, Francescantonio Scipioni, che a questo punto lo sospettiamo come sensale del matrimonio. La chiesa, quella di San Giovanni Battista, il sindaco, Giovanni Mezzatesta. La prole di Santa e Domenico sarà numerosa, quattro donne e sette maschi, estendendosi sino ai giorni nostri.

Il destino di Santa era in agguato quando il 25 gennaio 1883 perse crudelmente la vita a soli 58 anni assieme al figlio Andrea di ventisei anni e alla cognata Caterina di anni ventisette iter faciens per montes huius loci Platì ingente copia nivis suffocata clausit suum diem supremum … così nel Libro dei Morti Vol. V°. Sorvolando sul gioco di parole la tradizione vuole che Santa Blefari sia l’unica santa platiese dalla quale, per caduta, sbocceranno le successive Santa.

Siamo ora nella metà del XIX° secolo, esattamente 1855. Le unioni furono tre. Sindaco Giosofatto Furore.

 

Il 15 gennaio Giuseppe Micchia di Amato e Rosaria Alvaro sposa Vincenza Papalia di Rosario e Rosa Morabito. La condizione degli sposi come dei loro genitori era civile sebbene, alla nascita di Giuseppe, Amato era cerajuolo. Giuseppe ha trentaquattro anni Vincenza ventinove. Il matrimonio si celebra «con l’assistenza e consenso del padre e madre dello Sposo e madre della Sposa essendo premorti il padre ed avo paterno della Sposa».

Il 16 luglio è la volta di Don Davide Micò ai anni trentasei e Donna Maria Giuseppa Zappia di anni ventisette. Il padre di Davide, Bruno era sposato con la signora Albina Muscatello. Il padre di Maria Giuseppa, Don Domenico, era speziale, la madre era Donna Marianna Rianò: Maria Giuseppa era nata il 29 febbraio 1828. Davide era nato a Casignana il 17 novembre 1818. 

 Il 20 ottobre Domenicantonio Micò sposa Maria Rosa Pangallo. Domenicantonio era un ferrajo nato a Casignana l’1 maggio 1831, figlio di Bruno e Anna Rosa Russo. Maria Rosa nata il 4 novembre 1824 era figlia di Diego e Francesca Zappia ed aveva come terzo nome Santa. Era sorella di Teresa di cui avete letto più sopra. Il matrimonio si concluse coll’assistenza e consenso delle madri rispettive de’ Sposi perché premorti i di loro Padri ed avi paterni. Nei Registri del Comune di Casignana Bruno, padre di Domenicantonio, è indicato come idiota, forse un alias, forse per distinguerlo dal precedente Bruno, padre di Don Davide.

Casignana e Platì erano due paesi compresi nel Distretto di Gerace, Provincia della Prima Calabria Ulteriore del Regno delle Due Sicilie, uscito fuori in seguito alla Restaurazione Europea dopo la disfatta del Bonaparte. Allora, il Regno delle Due Sicilie era alle dipendenze dello Stato Pontificio. Questa dipendenza la troviamo in tre formule contenute nell’
Atto di Solenne Promessa di Matrimonio
Davanti all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune

[Gli Sposi] I quali alla presenza dei testimoni che saranno qui appresso indicati, e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti alla Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato

Ed il Capitolo sesto del titolo del Matrimonio delle leggi Civili intorno ai diritti ed obblighi rispettivi degli sposi abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti, una dopo l’altra la dichiarazione, che elleno solennemente promettono di celebrare il Matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le prescritte forme del Sacro Concilio di Trento …

Di questo atto, che è stato inscritto sopra i due registri abbiamo dato lettura alle parti, ed ai testimoni, avendone dato a futuri sposi due copie uniformi da noi sottoscritte per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene
…

(1)https://iloveplati.blogspot.com/2014/04/la-memoria-dellaltro-reg-alberto-degli.html

In apertura il Palazzo Moscatello di Casignana e il Palazzo Oliva di Platì.

 



 

martedì 6 ottobre 2026

CON L'AIUTO DELLA LUNA [ Harry Beaumont, 1937]


Comitato di Assistenza Civile

                            Platì

 

Deliberazione N. 5°

Oggetto: Iscrizione del Comitato alla Croce Rossa

 

L’anno mille novecento sedici, il giorno 24 Marzo, nella solita sala, si è riunito il Comitato di Assistenza Civile, presieduto dal Rg Aricò e presenti i membri Zappia, Cioni, Spadaro e Gliozzi.
Si comincia con l’esaminare le domande di sussidi e il Comitato accorda a Fotia Rosa l trenta, a Caruso Anna l. quindici e a Violi Maria L. 30 (trenta) una volta tanto.
Il Dottor Filippo Zappia propone d’iscrivere alla Croce Rossa in Perpetuo il Comitato di Assistenza Civile e tale proposta viene molto bene accolta dai convenuti i quali autorizzano lo stesso, quale Cassiere, a spedire, il danaro occorrente
Dopo di che il Comitato chiude la seduta.
Platì 24 – 3 – 1916

                                                                                 Il Presidente

                                                                                          Aricò

 Il Segretario

     E Gliozzi

Cioni Attilio
Dott. Filippo Zappia
Nicola Spadaro 

Il Comitato di Assistenza Civile è anche qui:

La signora Fotia Rosa:

 

domenica 13 settembre 2026

Achtung! Banditi! [Carlo Lizzani, 1951]

"Ora è il tempo delle fornaci, e si dovrebbe vedere solo la luce" José Martí

"La morte fa entrare il sole nella vita" Jorge Semprún

Mercoledì 26 agosto 2026, una serie di tre fotografie furono diffuse alla Nazione e al Mondo per dimostrare che Domenico Papalia è morto, ottantunenne, malato terminale, all’ospedale San Paolo di Milano dove era ricoverato. Dal 18 luglio era agli arresti domiciliari in seguito alla scarcerazione per motivi di salute.

I quarantanove anni precedenti li aveva trascorsi da ergastolano nelle fortezze italiche e da attore nei vari Tribunali che lo hanno giudicato e condannato imputandogli numerosi crimini.

Ora è morto. Le probabilità della sua sopravvivenza erano inversamente proporzionali al suo stato di “mafioso italiano… [con] oltre 17mila e 800 notti in cella”1. Il 6 settembre 2026, con la tumulazione, si direbbero concluse definitivamente la vita e le vicende di Domenico Papalia. Ma non sarà così!

 “Micu Papalia”, il soprannome [è] diventato un brand. 2

Il meccanismo mediatico già innescato nei 49 anni di detenzione, allora solo da giornali, radio e televisione, qualche libro e numerose relazioni della Commissione Antimafia, si è amplificato con l’avvento del web che ha reso possibili la visione di quel datato materiale con l’aggiunta di quello nuovo con la quotidianità sempre più serrata tramite le varie connessioni in rete che ha bisogno di alimentarsi e fagocitare il tutto e il di più.

All’alba dell’anno 1993 Domenico Papalia, spiazzando tutti, è su tutti i quotidiani, senza dimenticare i reportage per Rai 3 di Pino Nano: la notte di Capodanno il figlio Pasqualino “perde la vita, a diciannove anni, colpito alla testa da un proiettile vagante… [Domenico] dà il suo consenso per l’espianto degli organi”.3 Gli stessi quotidiani diffusero dapprima la notizia come una vendetta da parte di clan avversi. 4

Nei 49 anni di “carcere ha imparato a leggere e scrivere, da autodidatta, attraverso i giornali. Poi si è iscritto alle scuole e ha conseguito la licenza media. Nella Casa di reclusione di Opera, ha preso il diploma di litotipografo, ha seguito un corso di informatica e uno da cuoco. Nella Casa di reclusione di Bergamo, ha ottenuto il diploma di manutentore elettrico. Alla Casa di reclusione di Carinola ha completato il diploma di ragioneria e un corso di formazione in ceramica. Durante la sua permanenza nella Casa di reclusione di Nuoro ha partecipato ai corsi di lingua e letteratura, spagnola e italiana. A Rebibbia ha svolto attività di volontariato con l’associazione Carcere e Comunità, collaborando con Gervasia, una suora orsolina. Lavorava inoltre come volontario nel laboratorio di informatica della Caritas, e destinava il suo compenso alla stessa Caritas. Da 35 anni collabora con la Missione Don Bosco a sostegno dei bambini del Terzo Mondo, per la quale riceve ogni anno un Diploma di Benefattore”.5

Ora è morto. Il 6 settembre 2026 un’altra immagine si aggiungeva a quelle già citate: il manifesto funebre affisso sui muri di Platì con la “sospensione delle visite a casa ed ogni altro dovere” 6.

Dopo lo svincolo della salma da parte delle autorità, i funerali, avvenuti all’alba del 6 settembre, avrebbero dovuto suggellare la definitiva uscita di scena. 7

Ma non sarà cosi!

 “Se i funerali fossero stati autorizzati, secondo alcuni calcoli degli inquirenti, sarebbero arrivate almeno 10.000 persone da tutto il mondo” 8

E ancora: «La sua influenza criminale non è finita» 9

E ancora … c'è anche un falso cimitero di Platì 10

1 IL GIORNO 27 agosto 2026

2 https://calabria7.news/giudiziaria/ndrangheta-manifesti-funebri-shock-dei-papalia-a-plati-visite-a-don-micu-bloccate-a-causa-dello-stato

3 IL GIORNO 17 luglio 2026

4 GAZZETTA DEL SUD, 2 gennaio 1993

5 https://ristretti.org/domenico-papalia-in-galera-da-mezzo-secolo

6  https://calabria7.news/giudiziaria/ndrangheta-manifesti-funebri-shock-dei-papalia-a-plati-visite-a-don-micu-bloccate-a-causa-dello-stato

7  https://www.lacnews24.it/cronaca/domenico-papalia-lultimo-viaggio-a-plati-120-persone-al-cimitero-per-la-tumulazione-del-boss-

8  https://calabria7.news/giudiziaria/ndrangheta-manifesti-funebri-shock-dei-papalia-a-plati-visite-a-don-micu-bloccate-a-causa-dello-stato

9 https://www.avvenire.it/attualita/morto-in-ospedale-il-boss-domenico-papalia-era-in-carcere-da-49-anni_112361 

10 https://www.zoom24.it/news/449650265606/ndrangheta-funerali-privati-all-alba-per-il-boss-calabrese

Ora, è morto?


Questa pubblicazione è stata influenzata da Davanti al dolore degli altri, 2003 di Susan Sontag e rimodellata su una di John Berger, primavera 1968, sulla morte del CHE, già citata dalla stessa Susan Sontag. E dai film di Alain Resnais!



venerdì 28 agosto 2026

BOTTA E RISPOSTA il sequel: In Paradisum


Curia Vescovile di Gerace 10 Aprile 1934

Rispondo ai quesiti proposti all’att.ne Vostra Curia dal Consiglio della Ven. le Confrat. del SS. Rosario in Platì in data 5 marzo 1934
1° Quesito -  Nell’Oratorio del SS. Rosario possono essere celebrati funerali e messe cantate a richiesta dei fedeli tranne quelli praesente corpore?
Risposta -  Dopo il primo funerale nella Parrocchia possono essere celebrati funerali nell’Oratorio pei soli Confratelli defunti, nei giorni in cui le leggi liturgiche lo consentono, e in modo da non disturbare le funzioni parrocchiali.
2° Quesito -  In caso affermativo il Rev.do Clero è obbligato a intervenire per entrare in porzione?
Risposta -  Il Rev.do Clero che deve essere regolarmente invitato, per entrare in porzione deve intervenire, sono dispensati i Sacerdoti ammalati, che non possono celebrare Messa, e il Parroco quando è impedito dall’esercizio del suo ministero.
3° Quesito -  I diritti delle campane e dell’organo spettano al sagrestano e organista della Matrice o piuttosto a quelli dell’Oratorio del Rosario, che prestano servizio?
Risposta -  I diritti delle campane e dell’organo spettano alla Chiesa funzionante. Però quando interviene il Clero, il sagrestano della Matrice deve avere una corposa porzione.
4° Quesito -  Come dev’essere interpretata quella parte dell’art. 16 dove si legge «… potrà solamente la Congregazione celebrare, nel primo giorno che si può, un funerale con l’intiero ufficio dei morti e Messa cantata»?
Risposta -  L’art. 16 degli statuti qui depositati in copia, parla del dovere che hanno i Confratelli di intervenire agli accompagnamenti funebri e alle Processioni. Né in altro art. si leggono le parole surrifferite.

Il testo trascritto [come la grafia] sono nell'Archivio dello zio Ernesto il vecchio. Lo stesso, come la precedente pubblicazione, testimoniano un dissenso interno alla Chiesa di Platì allora curata da Mons. Antonio Pipicelli e culminato con la proposta di creare una seconda parrocchia, quella del SS. Rosario, rimasta lettera morta. A onor del vero ho il sospetto il Priore Domenico Marando abbia solo firmato entrambi i testi concepiti dallo zio, visti i contenuti e le citazioni.

Il brano che segue di Gabriel Fauré come la pubblicazione sono per:

Domenico Papalia (1945 - 2026)




 

mercoledì 26 agosto 2026

BOTTA E RISPOSTA [Mario Soldati, 1950]

 

Confraternita del SS. Rosario

(Reggio Cal.) PLATÌ

Platì 14 - 3 - 934 XII

Eccellenza Reverendissima

Ho creduto doveroso fare i quesiti di cui l’alligato per la ragione che è mio intendimento trovarmi sulla maestra e mai sulla traversa.

Il primo quesito perché il Rev.mo Arciprete ebbe qualche volta a dire che nell’Oratorio non si possono celebrare messe Cantate né funerali, bene s‘intende non praesente corpore.
Il secondo perché essendosi celebrate delle messe cantate e dei funerali il Clero intende avere la porzione e a me sembra né giusto né onesto.
Il terzo sebbene sia chiaro da per se stesso perché improntato al principio dettato dal Redentore e da San Paolo predicato «quoniam si quis non vult operari nec manducet*» frustrerebbe quei principi morali e legali sui quali si basa la Religione di Cristo.
E poi non sarebbe giusto che il sacrista e l’organista della Matrice ricevessero due prebende e quelli dell’Oratorio stessero a guardare il sole. La logica, perdoni Eccellenza, mi pare conduca alla risoluzione che ognuno che lavori abbia quel tantum di compenso che possa spettare.
In quanto poi all’art. 16 dello Statuto mi pare che non avrei dovuto fare il quesito, ma per quel principio «melius est abundare …» ho creduto e credo doveroso di sottoporre ogni cosa a V. E. che vagliata la cosa possa decidere in merito evitando così continue noie.
Ove occorresse posso mandare altra copia dello statuto che Governa la Confraternita e che a suo tempo fu debitamente approvato.
Perdoni Eccellenza i fastidi, e La prego di volermi essere preciso onde evitare dissensi.
Le bacio il S. Anello e chiedendo la Benedizione per me e per i congregati tutti

De’  V. E

umilissimo Priore
D.co Marando

*Chi non vuol lavorare non mangi. Seconda Lettera ai Tessalonicesi 3, 10 

Il documento riprodotto e trascritto proviene dall'archivo dello zio Ernesto il vecchio.






venerdì 7 agosto 2026

L'addio (Прощание) [ Ėlem Germanovič Klimov, 1983]

“Ricordare non è mai un motivo, ma solo una via, un metodo.” Sigmund Freud, 1895.

"C'è sempre qualcosa di ineffabile nel passato ... e in tutta la sua gloria originaria, indispensabile retaggio." Susan Sontag, 1978

Quando nell’Anno Domini 1966 Pasquale Laria fu Saverio eresse l’Edicola che vedete in apertura non poteva immaginare che Lui e la sua opera sarebbero tornati alla luce nell’anno, certamente non Domini, 2026. Chi scrive ricorda quella devozione, alias figureja, indietro nel tempo, non ritoccata com’è nella foto del 2020. Essa si affacciava sul panorama di Platì, come protezione, un viatico. Nel 1966 Pasquale era un cinquantaseienne emigrato in Australia. Intendeva, con quella contenuta costruzione, elevare un addio, formale, per non dimenticare le sue origini. Figlio di Saverio e Bettina Sergi era nato a Platì l’11 febbraio 1910. Le sue origini affondano nel Catasto Onciario come nei Registri della Parrocchia. Nel 1939 sposò Domenica Iermanò di Antonio e Cata Oliva di venticinque anni con la quale generò quattro figli: due donne e due maschi. La linea Pasquale – Saverio – Pasquale arriva ai giorni nostri. La famiglia era una delle innumerevoli vittime della crisi economica e d'identità che destabilizzò Platì a partire dalla grande Alluvione del 1951 e come tanti, tantissimi, scelse l’Australia come Patria adottiva. Griffith dapprima, Hackett a nord di Canberra definitivamente. “We moved in Hackett in Sept 1963 with my parents Pasquale and Domenica Laria and my two brothers Tony and Mick”, ricorda la figlia Caterina*. Pasquale Laria lasciò definitivamente questo mondo nel 1991, Domenica Iermanò nel 1995.

A questo punto è auspicabile che una lungimirante Amministrazione Pubblica prenda in carico la catalogazione e conservazione dell’opera di Pasquale Laria come ancora non ha fatto per altri Beni Artistici e Architettonici platiesi.

*https://www.northcanberra.org.au/hackett-history/

Il film citato in apertura era stato inizialmente concepito da Larisa Efimovna Šepit'ko, bella e most prominent regista sovietica, la quale morì tragicamente durante i sopralluoghi nel 1979.


sabato 1 agosto 2026

NONNO SCATENATO [Dan Mazer, 2016]

“La riverenza li ha resi interessanti, il tempo li ha resi innocui e sin troppo umani”. Susan Sontag, 1978


Municipio di Platì

Tariffa per la vendita al minuto del pesce stocco e baccalà

Baccalà secco                   al kg £ 7,60

Pesce stocco bagnato     “  “       5,00

Platì 7 – 2 – 924

L’assessore delegato

    LGliozzi






Extra non classificati:

[Sacerdote] Saverio Oliva da Siderno 2 ottobre 1911

SPADARO Prof. Nicola Farmacia Chimica 26 luglio 1923

Demarco Pasquale Barbiere [alias gloriusu] 21 ottobre 1930




Le riproduzioni sopra riportate testimoniano, molto più di una fotografia, una pluralità di significati non riproducibili, citarle non è la stessa cosa che citare un libro, un film o una foto, ad esse bisogna associare un tempo di lettura lento, per cogliere un passato che non esiste da, ormai, molto.

Documenti conservati dal nonno Luigi nella casa di via/vico San Nicola, dove un tempo esisteva anche la Farmacia Spadaro.














 

giovedì 23 luglio 2026

Casotto - il palliativo (FINE)

"Noi ci facciamo una storia con i nostri detriti". Susan Sontag, 1978

RICHIAMO ALLE AUTORITÀ

LA LUCE ELETTRICA
manca sempre a Platì
E' stato messo in funzione un groppo elettrogeno
ma il paese resta ugualmente al buio la notte

Platì, 11 luglio

(M. F.) — Da sabato corrente, poiché la centralina del Ciancio non erogava più energia, è stato messo in funzione un gruppo elettrogeno per ovviare alla mancanza di luce elettrica proprio nelle ore della notte.
Si tratta, naturalmente di un semplice palliativo; quello che invece ci premerebbe sarebbe di vedere concluse le famose trattative di cui si diceva, per l'allacciamento del nostro centro alla rete elettrica della SME*.
(Michele Fera)
GAZZETTA DEL SUD, 12 LUGLIO 1956

*Società Meridionale Elettrica



 

martedì 21 luglio 2026

Casotto - il prequel


Platì avrà

la luce elettrica! 

(M. F.) - Da voci che circolano insistentemente, pare che siano in corso delle trattative che mirano ad allacciare il nostro centro alla rete elettrica della SME*, ponendo cosi fine alla balordissima situazione che nel mesi estivi ci priva di corrente elettrica a causa del non funzionamento della minuscola centralina del nostro centro, per mancanza d'acqua nel torrente Ciancio. Ci auguriamo che le trattative suddette abbiano buon esito, affinché anche noi possiamo usufruire pienamente e senza interruzioni, di un così importante servizio. 

(Michele Fera)
GAZZETTA DEL SUD, 01 LUGLIO 1956

* Società Meridionale Elettrica


 

domenica 19 luglio 2026

Casotto [Sergio Citti, 1977]



DOV’ E’ IL PROGRESSO ?

Luce elettrica
un sogno a Platì

La modesta "centrale,, del luogo, come in

tutte le estati, ha smesso di funzionare

 

Platì, 9 luglio

(M. F.) Da diversi giorni si è verificato quello che ognuno si aspettava. La luce elettrica non funziona più a causa della siccità del torrente Ciancio, che nei mesi invernali alimenta su una delle sue sponde una modesta turbina collegata ad un ancor più modesto generatore di energia elettrica racchiusi in un casotto in muratura che molti amano definire pomposamente «Centrale Elettrica».
Questa cosiddetta «centrale elettrica», dunque, ha smesso di funzionare, come del resto fa abitualmente nei mesi d'estate, l’erogazione di energia elettrica durante il giorno va e viene a periodi alterni, e durante la notte forse pure. Diciamo «foibe», perché comunque la tensione dell'energia durante le ore notturne che sono quelle di maggior carico, è così insoddisfacente, che molti adottano ufficialmente le lucerne a pendio, per evitare di rodercisi il fegato.
Ci sono gli ottimisti che aspettano al buio nei periodi in cui non c’è corrente nell’attesa spasmodica del... periodo luminoso, e nel frattempo si limitano tutt’al più di accendere decine e decine di … moccoli ai responsabili della grave situazione del nostro centro.
All'inizio dell'estate si parlava di trattative che avrebbero portato ad allacciare il nostro centro con la rete elettrica della Società Meridionale Elettrica; ma dell'esito di queste famose trattative ancora non si sa niente di niente. Quello, invece, che si sa con certezza, è che anche questa estate, e il successivo inverno, passeranno senza che il problema della luce venga risolto. A volere essere ottimisti, naturalmente. Nel caso contrario, ancora potremmo rassegnarci a passare degli anni sempre nelle stesse condizioni. E un'altra cosa è ancora certa: Che una buona metà dei cittadini, (quella che il problema lo «sente»), ne ha già le tasche piene.
Chi sarà il «Deus ex machina» che verrà a sollevarci da cui questo abbrutimento?
(Michele Fera)
GAZZETTA DEL SUD, 10 LUGLIO 1956

Il testo riportato è del nostro corrispondente Michele Fera di Rosario che, nel suo solito modo sfuggente, sembra far risalire la colpa del disservizio al povero, d'acque, Ciancio e al proprietario della piccola Centrale Elettrica platiese. Di questo servizio erogato per cura di Don Ferdinando Zappia il Fera non dice chi pagava, se il Comune o i singoli cittadini connessi, per usare una terminologia corrente. Lo stesso Fera non è mai stato un poeta, per chi in quegli anni viveva, da infante o adulto, si era solito assistere, nei giorni estivi, all’apparizione delle lucciole che, proprio per la scarsa illuminazione, mappavano il paese.

Sullo stesso tema:

https://iloveplati.blogspot.com/2022/07/piccola-posta-di-steno-1955.html

https://iloveplati.blogspot.com/2020/11/la-statua-errante-di-fritz-lang-1920.html 

https://iloveplati.blogspot.com/2021/05/le-stelle-non-hanno-padroni-di.html

In apertura la storica Cabina, nel testo casotto, situata sull'argine del Ciancio.





 

giovedì 16 luglio 2026

Ti presento i miei - director cut

"All facts, even mean ones, are incandescent". Susan Sontag, 1978


La famiglia Gliozzi dal 1800 in poi

Da questa data si ricorda il nome di due fratelli Carlo e Vincenzo = Carlo ebbe due figli – Giuseppe e Francesco fu padre a Giuseppe che morì alla casetta * = Ferdinando padre dei viventi Francesco Antonio, Giuseppe e Pasquale = Maria Antonia madre a Mittiga Arcip. Francesco, Giovanna e Angiolamaria = Elisabetta madre al fu Giuseppe = Francesco = Vincenza = Michele = Luigi = Filippo = Carlo Carmelo = e della vivente Maria. L’altro fratello Giuseppe figlio di Carlo =  fu padre = di Filippo Arciprete che morì a Natile il 18 marzo 1888 = di Maria = Serafina moglie di Zappia Francesco fu Francesco alia murugnuri =  Elisabetta madre a Filippo Arcuri di Bovalino = e Domenico padre = dei nove germani sopradetti figli di Elisabetta =
Da questi figli = Giuseppe ebbe quattro figli Domenico che morì in America = Filippo e Francesco trovasi in America ed Elisabetta = Vincenzo senza prole = Michele padre ad Elisabetta e Michelina = Luigi padre a Giulio e Cesare che sono in America = e Amalia = Filippo padre a Francesco che trovasi in America e Pasquale a Piminoro _ Carlo e Carmelo che sono dispersi in America Maria vive.
Ora da Francesco Gliozzi fu Domenico nato il 1844 morì il 1909 = con la consorte Fera Rosa fu Giuseppe = nacquero sei figli di cui sono viventi Serafina maritata a Zappia Filippo Antonio fu Pasquale nata 1877= Ernesto Arciprete nato 1883 = 
e lo scrivente Luigi nato 1880

(1) * Probabilmente il nonno intendeva il casino in contrada Margherita. Incredibile solo oggi scopro che lo stesso nonno aveva altri tre germani oltre i citati zia Serafina e zio Ernesto, di essi conoscevo soltanto il primogenito Filippo.

 Una versione aggiornata era apparsa di già qui:


 

sabato 11 luglio 2026

Festa di luglio [Christopher Menaul, 1995]

Afa di luglio. Il canto che non varia
delle cicale; il ciel tutto turchino ...
Camillo Sbarbaro (1888 - 1967)



Pesca di anguille

nel fiume Ciancio

Platì, 12 luglio

(M. F ) - Favorite dal fortissimo caldo le numerose battute di caccia alle anguille organizzate in questi giorni nel fiume Ciancio del nostro centro, hanno avuto esiti imprevedibili nella sola giornata di domenica sono state catturate complessivamente 30 chilogrammi del saporitissimo pesce. 

Rinvenuta una bomba

Platì, 12 luglio

(M. F.) — Il nostro concittadino signor Vittorio Portolesi, mentre era intento ad una escursione subacquea presso la spiaggia di Bovalino, scopriva seminterrata sul fondo una grossa bomba d'aereo inesplosa. Della scoperta il Portolesi informava la locale stazione Carabinieri.

Danneggiato da vandali

il ponte di Senoli

Plati, 12 luglio

(M.F.) Ignoti vandali hanno asportato da una delle spallette del ponte di cemento armato costruito recentemente sulla strada di Senoli un grosso pezzo di tubo d'acciaio che aveva le funzioni di passamano.

Michele Fera

GAZZETTA DEL SUD, 13 LUGLIO 1957