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mercoledì 7 gennaio 2026

Le vite degli altri [Florian Henckel von Donnersmarck, 2006]



Il documento trascritto, un contratto in prossimità di un matrimonio onde agevolare le condizioni del futuro di lei consorte era già stato proposto qui:

https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html

A seguito di una rilettura più attenta mi è parso necessario approfondire l’aspetto biografico degli attori che vi compaiono e gli accadimenti ad essi connessi .

Il contratto risale a venti giorni prima la celebrazione delle nozze tra don Diego Gaetano Caridi di Tresilico, allora Comune autonomo oggi frazione di Oppido Mamertina e donna Maria Antonia Mittiga di Platì. Lo stesso giorno della ratifica del contratto in casa della futura sposa, all’Ariella, avvennero le pubblicazioni nelle Case Comunali di Platì e Tresilico. Le affissioni andarono avanti ritualmente per tre domeniche consecutive: il dodici, il diciassette, il venticinque di marzo per concludersi con la cerimonia nuziale il trentuno dello stesso mese dell’anno 1876. Il matrimonio venne sancito dal Consigliere anziano Domenico Fera in casa della sposa per aver quest’ultima certificato un fisico impedimento per recarsi alla Casa Comunale. L’atto ecclesiastico non specifica la sede della funzione religiosa che, allora, consisteva in un rito molto semplice comprendente la benedizione degli anelli, lo scambio degli stessi, le firme sul registro parrocchiale, la benedizione finale. A firmare in qualità di testimoni sono Francesco Zappia, Francesco Gliozzi [di Domenico], lui conservò il documento trascritto, Filippo Zappia [fu Rosario] e Carlo Antonio Zappia. La nuova coppia lasciò ben presto Platì e si stabilì in Tresilico.

Don Diego Gaetano Francesco Caridi, industriante, era nativo di Oppido Mamertina. Il padre si chiamava Consolato, la madre Vincenza Demaria. In quell’anno 1876 di anni ne aveva 63.  Ha due eredi nati dal primo matrimonio, Gerardo e Vincenzo. A Tresilico possiede una casa sita in strada San Giacomo, numero trentasette composta di due bassi, due stanze ed uno stanzino al primo piano, ed una stanza cucina al secondo; un fondo rustico in contrada Rosario o Petrara, di natura agrumi, fichi, olivi, e terra aratoria, una macchina oleosa. Don Diego Gaetano veniva a mancare in Tresilico il 9 marzo 1879 assistito da Maria Antonia.

La storia di Maria Antonia è più intrigante, per usare un termine di tendenza. Era nata il 24 maggio 1826 da Domenico e Demarco Rachele. Aveva un unico fratello, Giuseppe Gregorio, nato il 25 marzo 1835. Domenico Antonio Nicola il padre, di condizione Civile era figlio di Ferdinando Mittiga e Giulia Leuzzi ed era nato il 1° aprile 1790. Maria Antonia aveva avuto un precedente matrimonio con (notate il caso) Ferdinando Mittiga di Giuseppe e Rosaria Zirilli, nozze che avvennero il 2 di luglio del 1861. Quest’ultimo Ferdinando, mancando i Registri di quell’anno non si può dedurre da dove provenisse, quando avvenne il matrimonio aveva 32 anni, mentre Maria Antonia di anni ne aveva 35. Maria Antonia è sarta nell’atto di morte del primo marito Ferdinando, avvenuta il 20 giugno del 1866, tessitrice nelle pubblicazioni del 1876. A Platì possiede un orto sito in Contrada San Pasquale, alla stessa pervenuto per eredità paterna, di natura agrumi, gelsi, fichidindia, ed altri da frutta e una casa palaziata sita rione o strada Pietrangela, composta di una stanza al primo piano, ed una stanza ed una cucina al secondo.

Di Maria Antonia le tracce si perdono dall’avvenuta morte del secondo marito, Diego Gaetano. Nei Registri di Tresilico non è ricordata, i Registri di Platì presentano vuoti disastrosi tra gli anni.

Ecco ora tutti i Ferdinando Mittiga di Platì, Caci è in grassetto

Mittica Ferdinando di Domenico - Meladoni Giuseppa 1818
Mittica Ferdinando di Francesco - Roy Dorotea 1826
Mittica Ferdinando Domenico di Giovanni - Zappia Carmela 1828
Mittica Ferdinando di Domenico - Morabito Angiola 1853
Mittica Ferdinando di Michele - Zappia Clementina 1849
Mittiga Ferdinando Leopold di Domenico Pasquale - Cosenza Giuseppa 1933 
Ascendono tutti a Michele Mittica e Brigida Brizzi, nati intorno al 1724. 
Ferdinando il marito di Giulia Leuzzi, nonchè nonno di Caci, secondo lo zio Ernesto il giovane era nato intorno al 1760.

Per approfondire la storia di Caci c’è il forever young libro di 

Michele Papalia, Caci il brigante, Leonida Ed. 2016

Per i Mittica, come per altro ancora, vale 

IPSE IGNORO I catasti onciari della Motta Platì, Di Nicolò Ed., 2025

Un contributo inatteso dell'Intelligenza Artificiale

In apertura alcuni Mittiga molto vicini a me come agli elencati che precedono, segue il contratto citato in originale.








 

martedì 30 dicembre 2025

Star Wars [George Lucas, 1977]

del cor mio i palpiti 

Francesco Portolesi


 

EPISTOLA QUARTA

                                                                      AL MAESTRO ROSARIO FERA
                                                                                        COMMISSARIO IN PLATÌ
  Ahi! maestro insigne!
  Pessimo giuoco avete fatto alla vostra causa, affidandovi, nel rispondermi, alla imbecille firma del gerente responsabile.
  Mascherina ti conosco!
  E’ tutto dire a Platì, la feccia e il trivio, la depravazione e la suburra.
  Per costui adatto a me i versi del poeta immortale: «Non ti curar di lui ma sputa e passa». E sputo e passo!
  E vengo a voi, maestro Fera, chiedendo venia, agli amici che mi seguono, se mi sia un tantino distratto con Domenico Campi e C. i. Una battuta di attesa quella mia e una necessaria chiarificazione per chi vive lontano dal delizioso vostro Comune.
  Dicevo, dunque, pessimo giuoco il vostro quello di accozzare alla meno peggio quattro periodoni ormai fatti e rifatti e mandare fuor la panacea a firma d’un disgraziato che, senza badarci, rischia di fare le spese per tutti.
  Ed è indegno, indegno assai, per un maestro elementare e più per un avvocato del vostro valore, che altri firmi una certa difesa da voi compilata ad esclusivo vostro uso e consumo.
  È indecoroso, e quanto, per un fascista tutto fede, e peggio, per un segretario politico tutto ardore, il servirsi del più abietto e del più vile rettile umano, ex disertore e per giunta, onde parare i colpi che l’avversario, da voi tirato in lizza - nella illusione che fosse un vigliacco – magistralmente si appioppa sul mal fermo groppone.
   E’ nauseante poi addirittura che un funzionario, dallo sguardo diritto, e  dal cipiglio fiero, scriva la sua difesa e la mandi poi in giro – nella speranza di non essere scoperto - con la firma d’un proprio dipendente e salariato, sia esso il tesoriere provvisorio del Comune o l’appaltatore del dazio o l’accalappiatore di cani.
  E’ triste, triste, triste.
  Di fronte a tanta volgarità di finzione e a tale miseria di animi, sento ingigantire me stesso; sentomi sollevato di mille e mille cubiti, mentre il disprezzo e la pietà mi tiene.
 Oh! no, non credevo dovesse cosi melanconicamente la lotta che il mio rivale - baldanzoso e spavaldo - aveva fatto intendere gigantesca; egli che si figurava come un titano della penna, mentre nascondeva nella molle arena del circo i piedi di argilla e cautamente celava sotto la maglia dello schermitore la viltà del suo cuore meschino.
  E‘ triste, triste assai!

  Né il vano gracidare mi tange.
  Che io abbia rubato nella gestione annonaria del Comune per lire trecentomila lo avete detto financo alle pietre. E’ da dieci mesi che lo predicate al minuscolo gregge ed è mille e mille volte che lo ripetete nelle vostre scritta.
  Ed io vi ho risposto di già nella mia prima epistola, che fingete di non aver letta. Né credo di dovermi ripetere, ma ad essa vi rimando.
  Pensate forse che io infilzi vocaboli a vocaboli per il gusto matto di riempir delle pagine? No, maestro, le mie parole hanno tutte un nesso e tutte vi sono artatamente  poste.
  Siete voi, che, al costo di serii o lievi argomenti, da opporre alle mie  rivelazioni, girate al largo con la solita tiritera rivolgendomi delle parole più o meno biliose, che tradiscono la vostra interna ambascia; siete voi, che scioccamente pensaste di potermi distrarre dalla diritta méta, offrendomi a bersaglio — lurido cencio umano — il gerente responsabile.
  Né capisco a che pro avete stampata la filatessa del 28 febbraio u. s., a me dai qualche giorno pervenuta. Con essa né mi attaccate, né vi difendete. Immaginate forse di avermi demolito col dire che sono un ex prete? Collega a Paolo di Tarso, no: per amore del cielo non dite simili corbellerie!
  A me certo non potranno rinfacciarsi le metamorfosi della vostra brillante carriera.
  Ricordo brevemente.
  Foste, come me, chierico, uscito dal seminario, vi ascriveste — facile passaggio - al partito massone e ne seguiste per qualche tempo il rito, mostrandovi entusiasta e fido gregario. Poi il sole dell’avvenire vi attrasse nelle sue smaglianti spire e sognaste chi sa quale dolce miraggio di ricchezza e di benessere, finché un giorno mons. Migliaccio non venne a Plati per impiantarvi una sezione del partito popolare ed una banca.
  Allora foste fra i primi ad iscrivervi e nella riunione tenuta in casa di Mons. Mittiga, aveste il battesimo della nuova fede con il fervore e la gioia d’ un neofita.
  E cosi, con uguale dedizione, passaste al bolscevismo e da questo al fascismo, salvo a ripigliar domani vostro fatale andare.
  Io rimango pur sempre un ex prete... e me ne vanto!
  E se permettete — vivo un tantino anche di reminiscenze che per me sono di poesia e di lettere, come potranno essere per voi di pittura, con pastelli e macchiette.
  Si vive un po’ tutti del nostro passato!
  Né fate a voi buon servizio, maestro illustre, col darmi dello straccione, sforzandovi a dimenticare che, non una, ma più e più volte, avete bussato alla mia povera scarsella (come dico ben!) e ne conservo documenti. Per quanto la memoria mi faccia difetto, ricordo di non essermi mai vestito col superfluo della vostra ricca, guardaroba; né mio padre - sant‘ armuzza - fece mai il massaro di casa Fera.
  E niente, pur sapendo di mentire, - vecchio metodo il vostro - quando asserite che io «implorai dal fiduciario Marcianò l’incarico di costituire un fascio a Plati e fui messo recisamente alla porta».
  Amico dott. Polito, tu che ne sai qualcosa, che te ne pare del metodo Fera e Comp.i?
  Ma, purtroppo, la bugia ha le gambe corte, signor maestro!
  Documenti che sono in mio possesso possono darvi la più umiliante e clamorosa smentita.  
  E intano, con Fucci e Bianco, Bianco e Fucci, non una avete osato smentire delle mie rivelazioni sul vostro conto; non ad un solo avete risposto dei miei inviti categorici. E ne ho detto di belle e carine, egregio avvocato!
  Altro che fuoco di paglia il mio, se la mia prima epistola vi ha spinto a venire a trovarmi financo in casa e cercarmi in campagna con guardie e carabinieri, onde trarmi in arresto - dicono i vostri dipendenti – non so se per oltraggio al pudore o per ingiuria alla maestà del funzionario.
  Ciò vedremo in seguito e per altra via; come avremo modo di vedere e documentare da quale parte stiano le azioni turpi e disoneste.
  Oh se la prudenza non vi avesse indotto a trincerarvi dietro il comodo paravento della legge. Allora si, egregio maestro, che potremmo divertirci e sollazzarci; allora sì che la predica sarebbe stata proficua, in questa santa quaresima e gli amici ne avrebbero tratta ammirazione.
    Platì, 14 marzo 1924
   FRANCESCO PORTOLESI


In apertura un collage con Franceso Portolesi (1883 -1951)
Lo stesso è apparso qui:



giovedì 18 dicembre 2025

Un paese di Calabria [Shu Aiello/Catherine Catella, 2017]

IL «CHI È» DI PLATÌ 

  Plati è un centro a prevalente economia agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia la valle di Plati (kmq. 50,01).

  Plati (300 m. sul 1ivel1o del mare) dista 98 chilometri da Reggio Calabria, 120 da Catanzaro, 14 dalla montagna, 15 dal mare, ed appartiene al comprensorio della Locride.
  Secondo i dati del censimento 1951- 61 gli abitanti sono 5120, di cui 1428 nella frazione Cirella Gioppo, 79 nella contrada Senoli e 475 nelle case sparse.
  Nei censimenti successivi si evidenzia una diminuzione della popolazione ed una riduzione della popolazione attiva.
  Si tenga conto che dal1’unità d’Italia in poi, soprattutto a causa dell’emigrazione, la popolazione è notevolmente diminuita: all’epoca del censimento del 1861 (il primo censimento dell’unità) la popolazione era di 9989 abitanti.

Calabria A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992 

ancora:


 

giovedì 23 ottobre 2025

I bambini ci guardano (reg. Vittorio De Sica - 1943) REUP



Video Banned by YOU TUBE

Please, VIEW FULL SCREEN and TO BE PLAYED AT MAXIMUM VOLUME.
 

venerdì 17 ottobre 2025

Non c'è due... senza tre [ Irving Pichel, 1946]

 


È in via di ultimazione il secondo volume di 

IPSE IGNORO
I CATASTI ONCIARI DELLA MOTTA PLATI'
1742 - 1754

esso conterrà le seguenti parti dell'anno 1754:

- Banno per le rivele
- Banno per l’elezione delli deputati
- Copia del Parlamento delli Deputati
- Ordine da notificassi li Deputati
- Giuramento alli Deputati e apprezzatori
- Fede del Regim[ento?] per li fuochi assenti, ed esteri Possessori
 - Si folia lo libro dello apprezzo e colli numeri per ogni pagina
- Ordine per li Possessori esteri
 - Fede del regim[ento] e per della rend[ita] delli altri. Si deve rifare
- Stato d’introito ed esito dell’Unità del Regim[ento] sotto pena di falso sugellata
- Fede del Regim[ento] per li beni pos[seduti] il Barone possessore
- Ordine per la rivela del B[arone] Er[ario]
- Fede delli deputati per approvare la fede del Regim[ento] per la rendita dell’altri
- Stabilimento delli deputati per lo prezzo de’ vettovagli
- Volume delle rivele de cittadini ad alfabeto
- Volume delle vergini e vedove
- Forestieri abit[itanti]
- Cittadini Ecclesiastici
- Barone
- Volume de’ forestieri
- Ecclesiastici forestieri
- Spoglio delle rivele
- Banno per la discussione
- Ordine a Deputati ed Estim[atori] per la discussione

martedì 14 ottobre 2025

La strada della vergogna [ Kenji Mizoguchi, 1956]


"Come on inside
Takin' that ride to nowhere"
David Byrne, 1985


 

VIABILITA’ IN CALABRIA
 La sistemazione definitiva
della “112” d’Aspromonte
 I danni prodotti dalle alluvioni
non sono stati ancora riparati
 
Platì, 23 Aprile
Uno spettacolo desolante offre oggi la strada statale 112 d’Aspromonte, che fu una delle strade più belle e più importanti della Penisola.
Raffazzonata alla meglio dopo l’alluvione del 1861 [1951?], con passerelle di legno montate sui gabbioni, questa strada subì anche i danni dell’alluvione del 1953, che aggiungendosi a quelli precedenti non ancora sanati, la ridussero in uno stato veramente pietoso.
Ci meraviglia moltissimo la evidente riluttanza dello Stato ad affrontare con decisione e definitivamente il problema della distribuzione di una strada di tale importanza.
Dal 1951 ad oggi i provvedimenti presi per essa, furono scarsi, e con carattere di provvisorietà. Tutt’oggi, dopo ben cinque dall’ultima alluvione la strada suddetta è ancora interrotta al traffico: e lo sarà ancora per molto tempo data l’esasperante lentezza con cui procedono i lavori.
Una sistemazione razionale di questa strada, non è, invero, impresa da “pigliarsi a gabbo”; ma trova comunque una piena giustificazione sul piano dell’economia nazionale, data la grande importanza della strada medesima, che congiunge direttamente l’Jonio al Tirreno.
Vogliamo pertanto sperare che questa nostra istanza venga presa in considerazione dalle autorità competenti.
GAZZETTA DEL SUD, 24 APRILE 1954 

Il testo di cronaca non porta firma. Le inadempienze dello Stato sono testimoniate dalle immagini d'apertura: la prima del 1954, la seconda di qualche mese fa. Come di qualche mese fa è il rilancio sul piano economico della "112".

 


mercoledì 22 gennaio 2025

Inviati speciali [Romolo Marcellini, 1943]

Sacerdoti di Platì che hanno svolto il loro incarico in altra sede

Fera Domenico (1), Polsi 1836 - 1856
Gliozzi Filippo, S. Nicola dei Canali frazione di Ardore 1882 – 1885
                             Natile 1885 – 1889
Gliozzi Ernesto di Francesco, Casignana 1926 – 1948
Marando Francesco, Casalnuovo 1917          
                                      S. Nicola dei Canali frazione di Ardore 1925
Mittiga Francesco di Nicola (2), S. Ilario 1896 – 1907
Mittiga Giosofatto, Polsi 1906 – 1927
Oliva Filippo, Ciminà 1921 – 1924
Oliva Francesco, S. Luca 1819 – 1823
Oliva Rosario (4), Siderno Sup. 1881
Pangallo Diego, Bruzzano Zeffiro 1920 – 1931
                              Gioiosa Sup. 1931
Pangallo Francesco (3), Polsi 1927 - 1939

(1) https://iloveplati.blogspot.com/2020/05/fatti-corsari-praebens-firma-argumenta.html
(2) https://iloveplati.blogspot.com/2022/06/il-dono-di-dio-di-gaston-kabore-1982.html
(3) https://iloveplati.blogspot.com/2021/01/e-permesso-maresciallo-di-carlo.html
(4) https://iloveplati.blogspot.com/2014/03/storia-immortale-pt-3.html

L’elenco originale (molto parziale) è del Canonico Protonotario Antonio Oppedisano (1866 – 1964).

La foto di apertura è del 1929: seminaristi (c'è pure lo zio Ernesto di Luigi), docenti e vescovo presso il Seminario Vescovile di Gerace.

L'odierna pubblicazione è dedicata a tutti i reverendi citati.

 





 

domenica 10 novembre 2024

La lunga attesa [Mervyn LeRoy, 1948]



UNA REALIZZAZIONE ATTESA DA OLTRE UN CINQUANTENNIO
Solenne inaugurazione a Platì
del nuovo edificio scolastico
Presenti alla manifestazione il Vescovo della Diocesi, il Prefetto, il Sindaco, le autorità locali e tutta la popolazione
 
Platì, 22 gennaio
La giornata di ieri i cittadini platiesi l'attendevano da oltre un cinquantennio. Con una solennissima cerimonia sotto il più bel sole che si fosse ancora visto dall'inizio dell'anno 1957, è stato inaugurato il nuovo edificio scolastico che ospiterà nei suoi vastissimi locali, dotati di attrezzature degne del nostro secolo, gli ottocento alunni delle elementari del nostro centro.
Via Roma brulicava di gente fin dalle ore otto della mattina. Il corpo Insegnanti al completo impartiva istruzioni al piccolo esercito di bambini assiepati all'ingresso del grande palazzo.
L'opera fu iniziata nel 1955 dall'impresa Zimbaletti, di Santo Stefano d'Aspromonte, e proseguiti con ammirevole onestà e serietà fino ad oggi sotto la direzione del dottor Griselli, ingegnere capo dell'Unrra Casas Prima Giunta, e con l'assistenza del geom. Carmelo Manfrida, il quale con rara perizia e amorevole interessamento ha curato nei minimi particolari l'esecuzione dei lavori.
Alle dieci cominciavano ad affluire i personaggi invitati alla cerimonia. Tra gli altri, il Prefetto della Provincia, dr. Correrà, l'Ispettore scolastico dott. Barillaro, il direttore didattico dott. Fonte, il maggiore dei Carabinieri comandante del Gruppo Interno di Locri, dott. Ella, il capitano De Franco, il tenente Varisco. Alle dieci e trenta arrivava il vescovo della Diocesi, Mons. Pacifico Perantoni, Insieme all'on. Filippo Murdaca. Venivano In seguito il dottor Ferdinando Griselli, direttore dell'ufficio distrettuale della Calabria Unrra Casas, l'avv. Ferro dell'A.A.I. e i sindaci di Ardore, Bovalino, Oppido Mamertina etc.. Il prefetto della Provincia procedeva al classico taglio del nastro teso sulla soglia dell'edificio; dopo di che, il vescovo mons. Perantoni benediva tutti i locali.
Dopo la benedizione, nello immenso salone che sarà destinato a refettorio, dinanzi al folto pubblico ivi raccolto il sindaco del Comune, signor Giuseppe Zappia, che possiamo senz'altro definire come il principale autore della grandiosa opera, dava lettura dei telegrammi inviati dagli on.li Cassianì e Scelba, dal ministro della Pubblica Istruzione.
Quindi il Sindaco si rivolgeva all'uditorio ringraziando gli illustri ospiti della loro cooperazione, con brevi e commosse parole. Successivamente prendeva la parola il prefetto, seguito dall'Ispettore scolastico dott. Barillaro. Parlava in ultimo il vescovo della Diocesi.
Foto e testo: Gazzetta del Sud, 23 gennaio 1957

L'esecuzione dei lavori in corso d'opera è apparsa qui:

L'articolo sopra riportato non porta firma; lo si può attribuire senza ombra di dubbio a Michele Fera, in quegli anni corrispondente ufficiale per la Gazzetta del Sud.
NB
Sulla destra di don Peppino Zappia appare il profilo, riconoscibilissimo, dello zio Ciccillo.


 

sabato 31 agosto 2024

La Bibbia [John Huston, 1966]

Ogni uomo dimora in ogni altro e ogni altro in lui e così via, in un infinito intreccio di essere e di testimoniare dell’essere” Cormac McCarthy, 1985

 


Il trentuno agosto del milleottocentotrentatre alle ore otto veniva a mancare in Platì Francesco Mittiga, calzolajo figlio di Michele e Brigida Pizzi, marito di Angela Jetto. A denunciare la morte furono i vicini di casa Carlo Jelasi e Antonio Pangallo. L’atto di morte registra che al momento del decesso Francesco aveva sessantasei anni. Eppure se teniamo conto dei catasti onciari del 1754 un Francesco Mittica figlio di Michiele e Brigida Pizzi della città di Reggio era nato proprio in quell’anno catastale.
Biblicamente:
Michele generò Agostino, siamo nella prima metà del XVII° secolo, che sposò Caterina Oliva, sorella del pontefice massimo Don Tolentino. Da questi ultimi nacque il sopracitato Michiele che generò Francesco, che generò Rocco, che generò Francesco, che generò Rosario, che generò Francesco che con Caterina Gliozzi generò Saro, Maria, Elisabetta, Gino e Gianni. Di generazione in generazione fino al nonno Rosario svolsero tutti la nobile arte del calzolajo.
Come in uno specchio l’ordine sopra svolto non cambia se teniamo conto della nonna Lisa (Elisabetta Mittiga sposa di Luigi Gliozzi): Michele generò Rocco che generò Michele … 
Il ramo Agostino che generò Domenico che generò Agostino che generò Francesco che generò Agostino è verde ancora ai nostri giorni.
È probabile che i primi Mittica/ga insediati a Platì provenissero dalla vicina Ardore dove abitava Stefano Mittiga calzolajo, in quella città sede di Mandamento vi era pure una contrada appellata Mittiga. Provata invece è la provenienza da Ardore degli Gliozzi con il patriarca il Magnifico Notar Fabrizio.
Il nostro passato ritorna nel presente; è il presente. Jorge Sanjinés, 1989

Questa pubblicazione serve per aggionare la precedente:
https://iloveplati.blogspot.com/2016/12/lalbero-della-vita-reg-edward-dmytryk.html

Di più qui:

In apertura un giovanissimo nonno Rosario con i genitori Rachele Riganò e Francesco Mittiga.

lunedì 29 maggio 2023

THE FINAL VERDICT [di Jack O'Brien - 1914]


In nome di sua Maestà
Vittorio Emanuele Secondo
per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia
Il Conciliatore del Comune di Platì ha pronunciato la seguente sentenza
Nella causa tra Don Francesco Gliozzi fu Domenico, industriante residente in Platì, attore comparente in persona
E Pasquale Carbone alias Usciere, bracciante, residente in Platì, convenuto e comparente
L’attore ha conchiuso per lo pagamento della somma di lire undici e centesimi ottanta dovutegli per altrettanti dategli per grano e ..., che non ha consegnato al maturo di Agosto prossimo passato, e conchiuse ancora per le spese del giudizio
Il convenuto accolto il debito giusta la domanda dell’attore
Considerando che la confessione giudiziaria del convenuto fa piena pruova contro di lui: art.   del Codice Civile
Considerando che il soccombente è tenuto alle spese
Noi Francesco Oliva Giudice Conciliatore del Comune di Platì, diffininivamente pronunziamo e condanniamo il convenuto Pasquale Carbone al pronto pagamento di lire undici e centesimi ottanta all’attore Signor Gliozzi, ed alle spese in centesimi novanta fuori la spedizione della presente
Il Conciliatore = Francesco Oliva = Giudicato e pubblicato in Platì li 3 Ottobre 1872 presenti ambe le parti = Dritto centesimi 60 = Giuseppe Fera Cancelliere
Comandiamo a tutti gli uscieri richiesti ed a chiunque spetti di porre in esecuzione la presente sentenza, al P. Ministero di dare assistenza; ed a tutti i Comandanti e Uffiziali della forza pubblica di concorrervi, con essi allorché saranno legalmente richiesti
                                                           Per spedizione
rilasciato all’attore D. Francesco Gliozzi
            Platì 11. Ottobre 1872
                                               Giuseppe Fera Cancelliere
Specifica - Carta per la presente                                  £ 0.10
Dritto di scritturazione in due facciate                      £ 0.40
Formola esecutiva                                                            £ 0.25
Visto Totale                                                                         £ 075
Il Conciliatore Francesco Oliva   -   Fera
 
L’anno mille ottocento settantadue, il giorno diciotto ottobre in Platì
Ad  istanza di Francesco Gliozzi fu Domenico, industriante residente in Platì, ed in forza di sentenza del Conciliatore di Platì del di sei ottobre corrente pubblicata in presenza delle parti, io Francesco Mittiga scrivente  facente funzioni da usciere della Conciliazione di Platì ove risiedo, ho fatto precetto in nome della legge a Pasquale Carbone alias usciere, bracciante, residente in Platì di pagare prontamente all’istante la somma di lire undici e centesimi ottanta di sorde, e lire una e centesimi sessantacinque di spese nascenti da detta sentenza e dal presente atto diffidandolo che elassi cinque giorni da oggi l’istante procederà al pignoramento di mobili.
Del presente atto ho lasciato copia conforme nel domicilio di esso Carbone in mano.
Costa l’atto presente centesimi trenta.
                        Il Scrivente
                         F.   Mittiga
 
L’anno mille ottocento settantaquattro, il giorno tredici Luglio in Platì
Ad  istanza di Francesco Gliozzi fu Domenico, industriante residente in Platì, ed in forza di sentenza del Conciliatore di Platì del di sei ottobre del 1872 pubblicata in presenza delle parti, io Francesco Mittiga scrivente  facente funzioni da usciere della Conciliazione di Platì ove risiedo, ho  riprecettato in nome della legge a Pasquale Carbone alias usciere, bracciante, residente in Platì di pagare prontamente all’istante la somma di lire undici e centesimi ottanta di sorde principale, e lire una e centesimi novantantacinque di spese nascenti da detta sentenza ed atto precedente oltre quelle del presente e successive con diffidamento che elassi cinque giorni da oggi l’istante procederà al pignoramento di mobili.
Del presente atto ho lasciato copia conforme nel domicilio di esso Carbone in mano.
Costa l’atto presente centesimi quaranta.
                        Il Scrivente
                         F. Mittiga

Anche i di tipi di documenti sopra riportati possono essere drammatizzati, magari facendo ricorso a Salvatore Satta o addirittura come un silent movie alla maniera del regista in apertura rivitalizzato. Un buon indicatore è anche il brano del Maestro riportato in chiusura. Certo a noi interessano di più i nomi e le circostanze citati nel testo, svaniti, certo, ma sempre presenti per chi non si interessa solo ad immagini che scorrono, e lasciano di nuovo il tempo, virtualmente. Un aiuto viene anche da Google Maps che ci consente di rilocalizzare i fatti nelle vie citate.

 

lunedì 15 maggio 2023

I COSPIRATORI [di Martin Ritt - 1970]

Pasquale Miceli

Tra le vecchie notizie concernenti il territorio di Platì viene segnalato in rosso l’anno 1848. Le cronache dell’epoca – oggi polvere all’Archivio di Stato di Reggio Calabria – riportano l’episodio dei Piani della Corona, coinvolti centinaia di braccianti, mulattieri e foresi, alcuni pagarono solo per aver espresso vicinanza ai moti, la polizia borbonica di Pasquale Miceli ne fece agnello sacrificale.

Figlio di mulattiere, da bambino aveva perso il padre per il morso di una vipera, crebbe analfabeta come tutti gli appartenenti al suo ceto, ma sapeva fare di conto grazie al prete che gli impartiva la benedizione e pure le tabelline.
Ai Piani della Corona tra faggeti e pinete una fiumana di persone si dava convegno a parlamentare di rivoluzione e ad attendere Agostino Plutino e Casimiro De Lieto, fautori in Calabria del rovesciamento di regime nel costituire il provvisorio governo antiborbonico. Le milizie borboniche però seppero, della presenza di Miceli e di altri accoliti. Le indagini fecero appurare dello spirito utopistico e demagogico dell’indagato, anche della venuta di Agostino Plutino a Platì, proprio nella casa della sorella di Miceli, dove ricevette pranzo e ristoro.
Il resto lo fecero i notabili di Platì, rispettando la massima dalla notte dei tempi che vuole i delitti risolti con la delazione, su carta scritta informarono l’Intendenza; dismisero guardinghi la camicia borbonica per indossare la giacca dei liberali, le camice, quelle con il giglio al petto simbolo della casa reale sostarono negli armadi per anni, le restaurazioni consigliavano tenersi pronti per i ritorni al passato.
Cospirazione contro il governo reale e discredito contro la persona di sua Maestà, la Gran Corte Speciale si pronunciò con una pena di diciannove anni, Miceli ne scontò otto nel carcere di Procida per aver gridato in Piazza San Nicola testualmente: “Viva la Repubblica, viva il governo provvisorio, si fotta il Re”.
Pasquale Miceli dalla Gran Corte Criminale venne condannato a diciannove anni e trasferito da Reggio alla penombra delle celle di Procida, qui incontra Carlo Poerio, Antonio Garcea, i fratelli Palermo da Grotteria, Silvio Spaventa che lo farà più ricco insegnandogli lettura e scrittura.
Negli otto anni trascorsi in catene non un giorno senza sevizie, al mattino colpito alla natica con un bastone a cui erano legate corde di cuoio, al paese intanto perdeva due dei sette figli che aveva lasciato smarriti e lui lo appurava con mesi di ritardo, a giorni alterni i carcerieri cambiavano il lato della natica. Tornato in paese grazie all’amnistia concessa con decreto reale da re Franceschiello, i signorotti ne attesero la carrozza all’ingresso del paese, lo riabbracciarono per primi quelli che lo avevano denunciato, Don Ciccio Oliva colui che lo prenderà in carico, il risarcimento per l’ingiusta detenzione glielo offrì lui stesso tra le mura della casa comunale: il più alto possibile, otto anni di Procida per balzare al vertice della scala politica, Pasquale Miceli mulattiere pregiudicato eletto sindaco alle elezioni del 1860. Infine muore due volte, la prima nell’aprile del 1866, la seconda definitiva morte l’alluvione del 1951 che si prende anche la sua tomba.
MICHELE PAPALIA, maggio 2023

 A discapito dell’immagine d’apertura, laddove lo zio Mimì, anch’egli Miceli, è con sua sorella Cristina, il volto di Pasquale Miceli mi piace immaginarlo con il cipiglio irish di Sean Connery del film in apertura. Del resto la prosa disumana di Michele Papalia ben si addice ai cospiratori, siano essi irlandesi o pratioti.

mercoledì 19 aprile 2023

Gioventù bruciata [di Nicholas Ray - 1955]




Ricordo Pasqua 1956

1-Toto Delfino
2-Pino Prochilo
3 Zappia Pasquale
4-Spadaro Mario
5-Romeo Umberto
6-Zappia Rosario
7-Delfino Francesco
8-Zappia Rosario
9-Renato Castorina
10-Zappia Filippo
11-Prochilo Virgilio

Foto: ASGMZ Archivio Storico Gliozzi-Mittiga-Zappia
 

domenica 16 aprile 2023

Road to perdition [di Sam Mendes - 2002] or to nowhere




In questa provincia [1.a Calabria Ulteriore] i bisogni economici si legano tutti ad uno come al principalissimo, col quale tutti, o quasi tutti gli altri, che sono pur moltissimi, ànno intima attinenza; e la satisfazione dell'uno apporterebbe quella degli altri. Questo consiste nelle vie di comunicazioni, le quali mancano quasi del tutto, e quelle poche che sono (circa 80 chilometri), perché non circolano, sono mezzo inutili. Con esse vie s'intende: 1.º congiungere questa estrema provincia con la limite del suo lato settentrionale pel quale confina - 2.º congiungere le due marine del Ionio e del Tirreno — 3.º congiungere comune con comune. […] Così il comune di Bovalino con decisione decurionale del 26 dicembre 1860, seduta numero 180, proponeva la costruzione di una strada che passasse dalla marina di Bovalino per Benistare, Platì, Cirella presso Careri e Natile (a sinistra), traversando l’Appennino e scendendo per Molochio, e quindi congiungendosi con la costrutta traversa da Gioia a Cittanova.

Atti del R. Istituto d'Incoraggiamento di Napoli, Tomo XI, 1863

martedì 11 aprile 2023

Stati di alterazione progressiva [di Alan Rudolph , 1985]

 


DI UNA COMBUSTIONE SPONTANEA
Storia del dott. NUNZIO LA CAVA.

Sulla combustione spontanea sono ancora disaccordi le credenze dei medici, quindi non senza utilità sarà la storia presente. Don Niccola Oliva proprietario domiciliato in Motta Platì nel distretto di Gerace, di buona salute, statura molto vantaggiosa, ed un temperamento forte eccitabile, senza aver sofferto giammai alcun morbo il quale abbia relazione con la seguente istoria, faceva soltanto molto uso di bevande inebbrianti. Costui si accorse che, ben da più giorni, prima un calore insolito gli bruciava il seno, mentre l'organismo intero partecipava di tale ardore. La superficie del corpo era affetta da prurito, aumentato il calore nello stomaco. Esso si dà a bere con eccesso del vino, quando tutto ad un tratto si vede avvolto da una fiamma che dalla testa discende ai piedi. Estinguendosi, lascia impressionato l'abito subcutaneo, ed il paziente si rotola nel letto, sperimentando un riscaldamento, che da principio essendo esterno, a poco a poco diviene interno e generale. Gradi a gradi si gonfia la faccia, e poco dopo il petto e gli arti; progredisce sempre più tal fenomeno nella faccia; si estende nella testa. Le labbra sembrano essere quelle di un cavallo, si chiudono pel gonfiore gli occhi e la bocca, mentre la testa diviene gigantesca: la pelle sembrava tendente al nero come se fosse bruciata. Vien preso da febbre con sete e smania. Questo è lo stato in cui dopo molte ore lo trovò il dott. La Cava. Ma siffatto caso, secondo il vero valore della scienza, potrebbe egli caratterizzarsi per ispontanea combustione? No certamente, imperocché non si formò una profonda scottatura, né seguì la morte dopo che venne bruciata una gran parte del corpo; ciò non ostante può denominarsi così per il cangiamento di colore della pelle, e per la fiamma osservata nell'atto della sua genesi. L' Autore fa l'ipotesi se la combustione sia avvenuta, o per isviluppo di gas idrogeno fosforato, o per trasporto degli imponderabili dall'interno all'esterno: inclina a credere essere avvenuta per influenza degli imponderabili, giacché la malattia non si circoscrisse ad una parte sola, non presentò i comuni integumenti molto distrutti, ed agi in un istante. Da qualunque delle due cause voglia ripetersi l malattia, è sempre vero che una identità è la causa predisponente, la quale si deve considerare nelle bevute eccessive del vino, e che la cagione immediata agì sempre stimolando la pelle.
Quanto alla cura, dice l'Autore, che non potevansi introdurre medicamenti per la bocca, essendo questa chiusa, non si poté fare alcun salasso per essere tutta la superficie del corpo gonfia; era difficile l'introduzione delle medicine per clisteri, perché l'assorbimento cutaneo, per lo stato d'irritazione, difficilmente si sarebbe effettuato. Si applicarono alle labbra delle pezzuole di lino bagnate nell'acqua fresca, le quali quantunque chiuse poterono a poco a poco far succedere il passaggio di qualche goccia, e sottraendo calorico minorare quella elevata temperatura. Dopo qualche tempo si consegui l’effetto, e si poterono introdurre bevande saline che aprirono blandemente il ventre: il gonfiore dopo qualche giorno cominciò a decrescere, finalmente spari, la pelle desquamandosi perdé quel lividastro che la ricuopriva. Cessò il calore e bruciore che sentiva l'infermo nello stomaco, e coll'uso di replicati diluenti ricuperò la sua salute per ricominciare la sua vita disordinata, senza che però si reiterasse il malore; non pertanto ne accadde la morte dopo un anno, consumato l’organismo con eccessive bevande riscaldanti.
MEMORIALE DELLA MEDICINA CONTEMPORANEA, Volume XII, Luglio e Agosto 1844

Nota: Don Niccolò sembra già soffrire delle future lividure eteroclide divulgate in futuro (1896) dall'istorosofico dottor Vincenzo Papalia: