Comitato di Assistenza Civile
Deliberazione
N. 5°
Oggetto:
Iscrizione del Comitato alla Croce Rossa
Il
Presidente
Il Segretario
Comitato di Assistenza Civile
Deliberazione
N. 5°
Oggetto:
Iscrizione del Comitato alla Croce Rossa
Il
Presidente
Il Segretario
"Ora è il tempo delle fornaci, e si dovrebbe vedere solo la luce" José Martí
"La morte fa entrare il sole nella vita"
Jorge Semprún
Mercoledì 26 agosto 2026, una serie di tre fotografie furono diffuse alla
Nazione e al Mondo per dimostrare che Domenico Papalia è morto, ottantunenne,
malato terminale, all’ospedale San Paolo di Milano dove era ricoverato. Dal 18
luglio era agli arresti domiciliari in seguito alla scarcerazione per motivi di
salute.
I quarantanove anni precedenti li aveva trascorsi da ergastolano nelle
fortezze italiche e da attore nei vari Tribunali che lo hanno giudicato e
condannato imputandogli numerosi crimini.
Ora è morto. Le probabilità della sua sopravvivenza erano inversamente
proporzionali al suo stato di “mafioso italiano… [con] oltre 17mila e 800 notti
in cella”1. Il 6
settembre 2026, con la tumulazione, si direbbero concluse definitivamente la
vita e le vicende di Domenico Papalia. Ma non sarà così!
“Micu Papalia”, il
soprannome [è] diventato un brand. 2
Il meccanismo mediatico già innescato nei 49 anni di detenzione, allora
solo da giornali, radio e televisione, qualche libro e numerose relazioni della
Commissione Antimafia, si è amplificato con l’avvento del web che ha reso
possibili la visione di quel datato materiale con l’aggiunta di quello nuovo
con la quotidianità sempre più serrata tramite le varie connessioni in rete che
ha bisogno di alimentarsi e fagocitare il tutto e il di più.
All’alba dell’anno 1993 Domenico Papalia, spiazzando tutti, è su tutti i
quotidiani, senza dimenticare i reportage per Rai 3 di Pino Nano: la notte di
Capodanno il figlio Pasqualino “perde la vita, a diciannove anni, colpito alla
testa da un proiettile vagante… [Domenico] dà il suo consenso per l’espianto
degli organi”.3 Gli stessi quotidiani diffusero dapprima la notizia come una
vendetta da parte di clan avversi. 4
Nei 49 anni di “carcere ha imparato a leggere e
scrivere, da autodidatta, attraverso i giornali. Poi si è iscritto alle scuole
e ha conseguito la licenza media. Nella Casa di reclusione di Opera, ha preso
il diploma di litotipografo, ha seguito un corso di informatica e uno da cuoco.
Nella Casa di reclusione di Bergamo, ha ottenuto il diploma di manutentore
elettrico. Alla Casa di reclusione di Carinola ha completato il diploma di
ragioneria e un corso di formazione in ceramica. Durante la sua permanenza
nella Casa di reclusione di Nuoro ha partecipato ai corsi di lingua e
letteratura, spagnola e italiana. A Rebibbia ha svolto attività di volontariato
con l’associazione Carcere e Comunità, collaborando con Gervasia, una suora
orsolina. Lavorava inoltre come volontario nel laboratorio di informatica della
Caritas, e destinava il suo compenso alla stessa Caritas. Da 35 anni collabora
con la Missione Don Bosco a sostegno dei bambini del Terzo Mondo, per la quale
riceve ogni anno un Diploma di Benefattore”.5
Ora è morto. Il 6 settembre 2026 un’altra
immagine si aggiungeva a quelle già citate: il manifesto funebre affisso sui
muri di Platì con la “sospensione delle visite a casa ed ogni altro dovere” 6.
Dopo lo svincolo della salma da parte delle
autorità, i funerali, avvenuti all’alba del 6 settembre, avrebbero dovuto suggellare
la definitiva uscita di scena. 7
Ma non sarà cosi!
“Se i
funerali fossero stati autorizzati, secondo alcuni calcoli degli inquirenti,
sarebbero arrivate almeno 10.000 persone da tutto il mondo” 8
E ancora: «La sua influenza criminale non è finita» 9
E ancora … c'è anche un falso cimitero di Platì 10
1 IL GIORNO 27
agosto 2026
3 IL GIORNO 17
luglio 2026
4 GAZZETTA DEL
SUD, 2 gennaio 1993
5 https://ristretti.org/domenico-papalia-in-galera-da-mezzo-secolo
10
Ora, è morto?
Questa pubblicazione è stata influenzata da Davanti al dolore degli altri, 2003 di Susan Sontag e rimodellata
su una di John Berger, primavera 1968, sulla morte del CHE, già
citata dalla stessa Susan Sontag. E dai film di Alain Resnais!
Curia
Vescovile di Gerace 10 Aprile 1934
Il testo
trascritto [come la grafia] sono nell'Archivio dello zio Ernesto il vecchio. Lo
stesso, come la precedente pubblicazione, testimoniano un dissenso interno alla
Chiesa di Platì allora curata da Mons. Antonio Pipicelli e culminato con la
proposta di creare una seconda parrocchia, quella del SS. Rosario, rimasta
lettera morta. A onor del vero ho il sospetto il Priore Domenico Marando abbia
solo firmato entrambi i testi concepiti dallo zio, visti i contenuti e le citazioni.
Il brano che segue di Gabriel Fauré come la pubblicazione sono per:
Confraternita del
SS. Rosario
Platì
14 - 3 - 934 XII
Ho creduto
doveroso fare i quesiti di cui l’alligato per la ragione che è mio intendimento
trovarmi sulla maestra e mai sulla traversa.
De’ V. E
*Chi non vuol lavorare non mangi. Seconda Lettera ai Tessalonicesi 3, 10
Il documento riprodotto e trascritto proviene dall'archivo dello zio Ernesto il vecchio.
“Ricordare
non è mai un motivo, ma solo una via, un metodo.” Sigmund Freud, 1895.
"C'è sempre qualcosa di ineffabile nel passato ... e in tutta la sua gloria originaria, indispensabile retaggio." Susan Sontag, 1978
Quando nell’Anno Domini 1966 Pasquale
Laria fu Saverio eresse l’Edicola che vedete in apertura non poteva immaginare
che Lui e la sua opera sarebbero tornati alla luce nell’anno, certamente non
Domini, 2026. Chi scrive ricorda quella devozione, alias figureja,
indietro nel tempo, non ritoccata com’è nella foto del 2020. Essa si affacciava
sul panorama di Platì, come protezione, un viatico. Nel 1966 Pasquale era un
cinquantaseienne emigrato in Australia. Intendeva, con quella contenuta
costruzione, elevare un addio, formale, per non dimenticare le sue origini.
Figlio di Saverio e Bettina Sergi era nato a Platì l’11 febbraio 1910. Le sue
origini affondano nel Catasto Onciario come nei Registri della Parrocchia. Nel
1939 sposò Domenica Iermanò di Antonio e Cata Oliva di venticinque anni con la
quale generò quattro figli: due donne e due maschi. La linea Pasquale – Saverio
– Pasquale arriva ai giorni nostri. La famiglia era una delle innumerevoli
vittime della crisi economica e d'identità che destabilizzò Platì a partire
dalla grande Alluvione del 1951 e come tanti, tantissimi, scelse l’Australia
come Patria adottiva. Griffith dapprima,
Hackett a nord di Canberra definitivamente. “We
moved in Hackett in Sept 1963 with my parents Pasquale and Domenica Laria and
my two brothers Tony and Mick”, ricorda la figlia Caterina*. Pasquale
Laria lasciò definitivamente questo mondo nel 1991, Domenica Iermanò nel 1995.
A questo punto è auspicabile che una
lungimirante Amministrazione Pubblica prenda in carico la catalogazione e
conservazione dell’opera di Pasquale Laria come ancora non ha fatto per altri
Beni Artistici e Architettonici platiesi.
*https://www.northcanberra.org.au/hackett-history/
Il film citato in apertura era stato
inizialmente concepito da Larisa
Efimovna Šepit'ko, bella e most prominent regista sovietica, la quale morì tragicamente durante i sopralluoghi nel 1979.
“La
riverenza li ha resi interessanti, il tempo li ha resi innocui e sin troppo
umani”. Susan Sontag, 1978
Municipio
di Platì
Tariffa
per la vendita al minuto del pesce stocco e baccalà
Pesce
stocco bagnato “ “
5,00
Platì
7 – 2 – 924
L’assessore
delegato
Extra
non classificati:
[Sacerdote] Saverio Oliva da Siderno 2 ottobre 1911
SPADARO Prof. Nicola Farmacia Chimica 26 luglio 1923
Demarco Pasquale Barbiere [alias gloriusu] 21 ottobre 1930
Le
riproduzioni sopra riportate testimoniano, molto più di una fotografia, una pluralità di significati non
riproducibili, citarle non è la stessa cosa che citare un libro, un film o una
foto, ad esse bisogna associare un tempo di lettura lento, per cogliere un
passato che non esiste da, ormai, molto.
Documenti conservati dal nonno Luigi nella casa di via/vico San Nicola, dove un tempo esisteva anche la Farmacia Spadaro.
RICHIAMO ALLE
AUTORITÀ
Platì, 11 luglio
Platì avrà
(M. F.) - Da voci che circolano insistentemente, pare che siano in corso delle trattative che mirano ad allacciare il nostro centro alla rete elettrica della SME*, ponendo cosi fine alla balordissima situazione che nel mesi estivi ci priva di corrente elettrica a causa del non funzionamento della minuscola centralina del nostro centro, per mancanza d'acqua nel torrente Ciancio. Ci auguriamo che le trattative suddette abbiano buon esito, affinché anche noi possiamo usufruire pienamente e senza interruzioni, di un così importante servizio.
DOV’ E’ IL PROGRESSO ?
La modesta "centrale,, del luogo,
come in
Platì,
9 luglio
Il testo
riportato è del nostro corrispondente
Michele Fera di Rosario che, nel suo solito modo sfuggente, sembra far risalire
la colpa del disservizio al povero, d'acque, Ciancio e al proprietario della piccola Centrale Elettrica
platiese. Di questo servizio erogato per cura di Don Ferdinando Zappia il Fera
non dice chi pagava, se il Comune o i singoli cittadini connessi, per usare una
terminologia corrente. Lo stesso Fera non è mai stato un poeta,
Sullo
stesso tema:
https://iloveplati.blogspot.com/2022/07/piccola-posta-di-steno-1955.html
https://iloveplati.blogspot.com/2020/11/la-statua-errante-di-fritz-lang-1920.html
https://iloveplati.blogspot.com/2021/05/le-stelle-non-hanno-padroni-di.html
In apertura la storica Cabina, nel testo casotto, situata sull'argine del Ciancio.
"All facts, even mean ones, are incandescent". Susan Sontag, 1978
La famiglia
Gliozzi dal 1800 in poi
Una versione aggiornata era apparsa di già qui:
Pesca di anguille
nel fiume Ciancio
Platì, 12 luglio
(M. F ) - Favorite dal fortissimo caldo le numerose battute di caccia alle anguille organizzate in questi giorni nel fiume Ciancio del nostro centro, hanno avuto esiti imprevedibili nella sola giornata di domenica sono state catturate complessivamente 30 chilogrammi del saporitissimo pesce.
Rinvenuta una bomba
Platì, 12 luglio
(M. F.) — Il nostro concittadino signor Vittorio Portolesi, mentre era intento ad una escursione subacquea presso la spiaggia di Bovalino, scopriva seminterrata sul fondo una grossa bomba d'aereo inesplosa. Della scoperta il Portolesi informava la locale stazione Carabinieri.
Danneggiato da vandali
il ponte di Senoli
Plati, 12 luglio
(M.F.) Ignoti vandali hanno asportato da una delle spallette del ponte di cemento armato costruito recentemente sulla strada di Senoli un grosso pezzo di tubo d'acciaio che aveva le funzioni di passamano.
Michele Fera
GAZZETTA DEL SUD, 13 LUGLIO 1957