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Visualizzazione post con etichetta Ernesto Gliozzi Jun. Mostra tutti i post
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mercoledì 21 ottobre 2026

L'amore fugge [François Truffaut, 1979]




“Dal disastro del 18 ottobre 1349 venne pure Casignana. Il nome Caseghiano (segmento della sua patria) indi Casignano, poi Casignana”. Così aveva inizio una nota di Ernesto Gliozzi il vecchio, che riportava una citazione da “Memoria sui luoghi antichi e moderni del Circondario” libro del 1856 dell'Arcipr. Vincenzo Tedesco, da Caraffa del Bianco. (1) Platì avrà vita un paio di secoli dopo e andrà a “braccetto” con Casignana. Il primo di questi matrimoni lo troviamo nei Catasti onciari del 1742 – 1754: la Magnifica Elisabetta Borgia del casale di Casignana d’anni 32 sposa di Michele Oliva, civile, di anni 37. Negli stessi è registrato che Paolo Michea possiede un terreno in contrada Boschetto. Esauriti i Catasti Onciari ci viene in soccorso un lavoro, smisurato, di Ernesto Gliozzi il giovane che trascrisse i registri dei matrimoni della chiesa di Platì. Gli zii non perdevano il loro tempo sui social, come noi in questo momento. Chiusi i social torniamo i nessuno, per niente omerici, di ogni giorno! Loro no! Affondavano, macché whatsapp, la zappa nei loro percorsi di vita.

L’amore fugge, come il film di François Truffaut, e il 19 febbraio 1828 da Casignana arriva Jean-Pierre Léaud, pardon, il calzolajo Rocco Micò di Domenico e Vittoria Strati di anni ventisei per sposare la diciassettenne Teresa Sergi di Gavino e Maria Zappia «coll’assistenza della madre della sposa, giacché premorti gli altri ascendenti sì dello sposo che della sposa». A vigilare era Don Michele Oliva, sindaco, e i quattro testimoni.


Febbraio doveva essere un mese propizio per i matrimoni, ed ecco allora che il 9 febbraio del 1843, giovedì, in chiesa il ventinovenne Francescantonio Scipioni attende l’arrivo della diciottenne Teresa Pangallo. Francescantonio è figlio di Vincenzo e di Teresa Nicita. I due Scipioni sono conciapelle. Teresa Pangallo è figlia di mastro Diego, ferrajo, e Zappia Francesca. «Col consenso autentico de’ genitori dello sposo, e sotto l’assistenza de’ genitori della sposa, i quali danno pure il loro espresso consenso» così Michele Oliva sindaco, accanto a lui il solo a saper scrivere è mastru Ddecu.


Nel 1845 assistiamo ad un’inversione, l’unica, della fuga, le nozze si tengono a Casignana, 12 di ottobre, dove il platiese Domenico Catanzariti stringe accanto a sé per l’eternità la signorina Santa Blefari. Domenico, pecorajo, ha ventisei anni, è figlio di Pasquale e di Francesca Strangio. La sposa all’anagrafe, come al fonte battesimale, è registrata Santa, Caterina, Raffaella.


Figlia di Paolo e di Elisabetta Mavrici. Il consenso al matrimonio lo danno i genitori dello sposo e la madre della sposa, il padre assiste silenzioso from the heaven. Primo dei testimoni, il già nominato, Francescantonio Scipioni, che a questo punto lo sospettiamo come sensale del matrimonio. La chiesa, quella di San Giovanni Battista, il sindaco, Giovanni Mezzatesta. La prole di Santa e Domenico sarà numerosa, quattro donne e sette maschi, estendendosi sino ai giorni nostri.

Il destino di Santa era in agguato quando il 25 gennaio 1883 perse crudelmente la vita a soli 58 anni assieme al figlio Andrea di ventisei anni e alla cognata Caterina di anni ventisette iter faciens per montes huius loci Platì ingente copia nivis suffocata clausit suum diem supremum … così nel Libro dei Morti Vol. V°. Sorvolando sul gioco di parole la tradizione vuole che Santa Blefari sia l’unica santa platiese dalla quale, per caduta, sbocceranno le successive Santa.

Siamo ora nella metà del XIX° secolo, esattamente 1855. Le unioni furono tre. Sindaco Giosofatto Furore.

 

Il 15 gennaio Giuseppe Micchia di Amato e Rosaria Alvaro sposa Vincenza Papalia di Rosario e Rosa Morabito. La condizione degli sposi come dei loro genitori era civile sebbene, alla nascita di Giuseppe, Amato era cerajuolo. Giuseppe ha trentaquattro anni Vincenza ventinove. Il matrimonio si celebra «con l’assistenza e consenso del padre e madre dello Sposo e madre della Sposa essendo premorti il padre ed avo paterno della Sposa».

Il 16 luglio è la volta di Don Davide Micò ai anni trentasei e Donna Maria Giuseppa Zappia di anni ventisette. Il padre di Davide, Bruno era sposato con la signora Albina Muscatello. Il padre di Maria Giuseppa, Don Domenico, era speziale, la madre era Donna Marianna Rianò: Maria Giuseppa era nata il 29 febbraio 1828. Davide era nato a Casignana il 17 novembre 1818. 

 Il 20 ottobre Domenicantonio Micò sposa Maria Rosa Pangallo. Domenicantonio era un ferrajo nato a Casignana l’1 maggio 1831, figlio di Bruno e Anna Rosa Russo. Maria Rosa nata il 4 novembre 1824 era figlia di Diego e Francesca Zappia ed aveva come terzo nome Santa. Era sorella di Teresa di cui avete letto più sopra. Il matrimonio si concluse coll’assistenza e consenso delle madri rispettive de’ Sposi perché premorti i di loro Padri ed avi paterni. Nei Registri del Comune di Casignana Bruno, padre di Domenicantonio, è indicato come idiota, forse un alias, forse per distinguerlo dal precedente Bruno, padre di Don Davide.

Casignana e Platì erano due paesi compresi nel Distretto di Gerace, Provincia della Prima Calabria Ulteriore del Regno delle Due Sicilie, uscito fuori in seguito alla Restaurazione Europea dopo la disfatta del Bonaparte. Allora, il Regno delle Due Sicilie era alle dipendenze dello Stato Pontificio. Questa dipendenza la troviamo in tre formule contenute nell’
Atto di Solenne Promessa di Matrimonio
Davanti all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune

[Gli Sposi] I quali alla presenza dei testimoni che saranno qui appresso indicati, e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti alla Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato

Ed il Capitolo sesto del titolo del Matrimonio delle leggi Civili intorno ai diritti ed obblighi rispettivi degli sposi abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti, una dopo l’altra la dichiarazione, che elleno solennemente promettono di celebrare il Matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le prescritte forme del Sacro Concilio di Trento …

Di questo atto, che è stato inscritto sopra i due registri abbiamo dato lettura alle parti, ed ai testimoni, avendone dato a futuri sposi due copie uniformi da noi sottoscritte per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene
…

(1)https://iloveplati.blogspot.com/2014/04/la-memoria-dellaltro-reg-alberto-degli.html

In apertura il Palazzo Moscatello di Casignana e il Palazzo Oliva di Platì.

 



 

mercoledì 10 giugno 2026

IL PREMIO pt 2- acqua passata




L’Associazione etno-culturale Santa Pulinara ha indetto il 1° Premio letterario Don Ernesto Gliozzi riservato agli studenti dell’Istituto comprensivo De Amicis. Il 31 maggio, presso i locali della scuola media, ha avuto luogo la cerimonia di consegna dei premi ai vincitori. Presenti i docenti che hanno collaborato alla realizzazione del concorso, il sindaco Rosario Sergi, il parroco padre Beppe Svanera, il maresciallo della stazione dei carabinieri. Vincitori a pari merito Scuola Elementare: Francesco Perre V A – “Le foglie” Sabrina Carbone V B – “Il tempo” Rosa Catanzariti IV A – “L’arcobaleno colorato” Vincitori a pari merito Scuola Media: Giuseppe Romeo I A – “Il mio paese” Claudia Romeo III D – “La scala” Lavoro di gruppo III C – “Il nostro paese”

Il video in apertura è stato realizzato da Antonella Italiano.

lunedì 1 giugno 2026

IL PREMIO [Alessandro Gassman, 2017]

 C’ERA UNA VOLTA A PLATI' 
IL PREMIO ERNESTO GLIOZZI















Nelle foto il premio dal 2017. lo stesso del film citato, al 2020

martedì 20 gennaio 2026

AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]


 "… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)

Il BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame, un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755 pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte  daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.

* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021 

In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.




 

venerdì 11 aprile 2025

FESTEN [Thomas Vinterberg, 1998]


Ernesto Gliozzi il giovane
12 aprile 1915



 

lunedì 30 settembre 2024

Composition Class [Kajiro Yamamoto, 1938]








Diego Vitrioli, 1819 - 1898. latinista reggino, ebbe notevole influenza sugli allora aspiranti poeti.
Ernesto Gliozzi il vecchio, 1883 - 1948 è parte notevole di queste pagine.
Francesco Sofia - Alessio, 1873 - 1943, nativo di Radicena, oggi Taurianova, è stato autore di carmi in latino, soprattutto religiosi.
Giovanni Conia, 1752 – 1839 è già comparso qui: 

Il quaderno Etremae Ausoniae Gentes ... lo zio Ernesto il giovane  lo redisse a Gerace quando ancora era un giovane seminarista, per allegerire il peso degli studi e della lontananza da casa. Su di lui gravò a vita l'influenza del precedente suo zio omonimo.

Nota:
Il titolo originale del film è Tsuzurikata Kyoshitsu  (綴方教室) ovvero Lezione di ortografia, molto più aderente alle immagini riportate.










 

mercoledì 18 maggio 2022

Una montagna di colori [di Luis Trenker - 1929]


Io vivendo nell’Aspromonte lo conosco molto bene. Le montagne cambiano colore in base alla stagione come gli alberi in inverno, se si va in montagna gli alberi non hanno foglie, invece se si va in primavera o in estate gli alberi sono tutti verdi e alcuni anche fioriti: Mia nonna mi ha raccontato che una volta per andare in montagna non c’era la macchina ma gli asini; gli uomini caricavano le cose sugli asini e facevano portare le cose a loro. Le donne invece portavano le cose in testa e per non farsi male si facevano le corone con le trecce. Quando arrivavano si sedevano per terra sull’erba con una tovaglia sotto o si sedevano nei tavoli di legno che c’erano tra gli alberi; poi la sera prima che facesse buio tornavano a casa. Quando andiamo in montagna io e mia sorella ci divertiamo a stare immerse in quel verde e a giocare con il pallone che non usiamo mai perché siamo troppo prese dal telefono e per questo spesso non ci accorgiamo di quello che abbiamo intorno e del bel paesaggio che abbiamo l’Aspromonte.

PISTO ELISA LUCIA
1° D
Cirella
27/05/2021
 

Il disegno di apertura è di Grillo Antonio 2° B. Illustrazione e testo partecipanti al Premio "E. Gliozzi" organizzato dall'Associazione Etno- Culturale Santa Pulinara, edizione 2021.


 

domenica 3 aprile 2022

Piccole storie [di Carlos Sorin - 1975]


Ciao mi chiamo Francesco ho quasi dieci anni e frequento la quarta elementare “Istituto De Amicis” di Cirella di Platì nella mia scuola dobbiamo fare una ricerca sull’Aspromonte, su storia avvenuta tanti anni fa, nelle nostre montagne, ebbene io ho fatto tramite la mia bisnonna che ricorda tante storie che sono state tramandate in generazione in generazione, ora vi racconto qualcuna.
Panduri – 1 –
Questa è la storia di Panduri un paesino esistito nel 1908 si è abissato per il terremoto, ma ancora ci sono resti di mura.
Raccontano che c’era questo paesino e che alcuna gente è riuscita a salvare scappando, altri invece sono morti, dicono che una vecchietta era uscita di casa quando ha sentito il terremoto, però è ritornata indietro a recuperare qualche oggetto, dicono un pettine e purtroppo è morta sotto le macerie. Ma la cosa straordinaria è che dopo tanti anni un contadino platiese lavorando con l’aratro e i buoi hanno trovato un quadro sotterrato: era il quadro della Madonna delle Grazie che era nella chiesa di Panduri, si racconta che i buoi appena hanno visto l’immagine della Madonna si inginocchiarono davanti al quadro come se pregassero. Tanti anni fa, più o meno quindici anni, con la partecipazione anche del vescovo hanno detto la messa ai piedi delle mura del paesino.
La guerra del 1945 – 2 –
Mia nonna mi ha raccontato di questa guerra, lei era piccola ma ricorda quel momento perché il suo papà era uno dei soldati che ha vissuto quella guerra ed è riuscito a salvarsi, racconta che i soldati si nascondevano nelle montagne, e dentro le caverne che avevano costruito per nascondersi dai nemici. Il papà della mia nonna è riuscito a scappare, ed era salito su un treno per fuggire lontano ma è stato raggiunto dai nemici allora lui ha pensato di buttarsi dal treno e fingersi morto ma appena i soldati nemici si sono accertati che non era morto lo fecero prigioniero e lui raccontava che è stato legato e appeso ad un albero, ma è stato salvato dagli alleati, e visse fino alla età di 96 anni raccontando come un’avventura e una vittoria per lui perché si è salvato. Raccontava momenti di rara paura e sconvolta perché sentivano le brutte notizie e dei morti.
La gente era disperata perché avevano paura degli caccia aerei che buttavano le bombe in montagna.
Poi c’era un ponte pieno di mine lo chiamavano il “ponte minato” e la gente mentre andava in sella agli asini esplodevano.
Sembrano storie come i film che oggi vediamo, ma sono storie vere e vissute realmente, e chi è sopravvissuto li ha raccontato.
MARZANO FRANCESCO
CL 4° PLESSO CIRELLA
IST. COMP. DI PLATI’

Testo partecipante al Premio "E. Gliozzi" organizzato dall'Associazione Etno- Culturale Santa Pulinara, edizione 2021. 
Le foto a Panduri sono di Ernesto Gliozzi il giovane nei giorni del suo mandato alla chiesa di Careri.

domenica 16 gennaio 2022

Le cinque rose di Jennifer [di Tomaso Sherman - 1989]


 

Ciao … Mi chiamo Jennifer frequento la classe 4a, ho 10 anni e vivo a Cirella, un paesino ai piedi dell’Aspromonte. Io se mi affaccio dalla finestra posso ammirare il fascino dell’Aspromonte ma posso ammirare Pietra Cappa. Pietra Cappa è il monolite più alto d’Europa, è alta 140 metri e occupa 4 ettari di terreno, a pensare che tanti turisti partono da lontano per visitare l’Aspromonte mi fa sentire fortunata. Nella montagna Aspromonte si possono trovare diversi animali tra cui: il cinghiale, il lupo, la volpe, invece tra i rettili la più diffusa è la vipera e tante altre specie. Nella flora troviamo principalmente il faggio, abeti, il castagno, la quercia mail più diffuso nelle colline Aspromontane è l’ulivo.
Mio nonno nel piccolo paese di Cirella ha fondato il Frantoio Perre dal 1964 ad oggi, con molti sacrifici ha iniziato a comprare sempre più terreni, abbiamo circa 170 ettari di terreni ai piedi dell’Aspromonte. Nonno era papà di 8 figli e voleva inventare qualcosa per dare un futuro ai suoi figli, ha iniziato con un piccolo frantoio che aveva la macina in pietra stiamo parlando del 1964. E man mano che gli anni passavano i figli maschi che tutt’ora sono eredi, tra cui mio padre e due miei zii, si sono innovati con la tecnologia moderna e macchinari di ultima generazione. Abbiamo un imbottigliamento, cosa che una volta non c’era. Esportiamo il nostro olio a livello intercontinentale, negli Stati Uniti, in Canada, in Francia, Germania e in tutta Italia. Oh!!! Dimenticavo a dire una cosa molto importante, il nostro olio arriva direttamente dalle colline ed è tutto certificato bio, senza conservanti e le nostre piante non hanno alcun trattamento chimico. La macinatura delle olive viene lavorata a freddo nella stessa giornata della raccolta perciò l’olio è super buono; la raccolta ha inizio in ottobre e finisce a marzo. Io abito sopra al frantoio sin da quando ero piccolina, per me svegliarsi col profumo di olio appena macinato è una cosa che se non si sente non si può spiegare a parole. Io appena posso vado ad ammirare come avvengono i procedimenti della macinatura. Con il primo olio di ogni stagione, mi vado a fare direttamente la bruschetta giù insieme a tutta la famiglia.
Infine, più di una volta tutta la mia scuola è venuta a visitare la mia azienda, i miei compagni sono rimasti meravigliati, pur essendo dello stesso paese non avevano mai visto tutta la procedura che avviene, da piccoli ulivi a olio direttamente in bottiglia. Io sono molto fiera che mio nonno ci ha lasciato questa bellissima eredità, mi auguro che noi nipoti riusciremo a tramandare questa attività perché è una tradizione di famiglia e siamo fieri di averla.
Nonna mi racconta che nei paesi Aspromontani sino a non molto tempo fa le persone conducevano una vita sicuramente più dura e molto diversa specialmente le famiglie contadine.
I contadini Aspromontani passavano la giornata nei campi a coltivare e allevare il bestiame. Però la sera si radunavano nelle stradine o davanti un camino a raccontare storie successe realmente.
I miei nonni da bambini hanno vissuto la guerra del 1943. Nonna mi racconta che l’8 settembre ci fu una guerra tra forze armate italiane e gli alleati. La guerra si svolse in pieno Aspromonte (tra le montagne di Platì e Oppido Mamertina) Ci furono molti morti e prigionieri ma quella fu l’ultima guerra. Loro vivevano nella paura perché saccheggiavano le case.
L’Aspromonte è una terra meravigliosa e ricca di risorse, Aspromonte vuol dire “Monte aspro”, io sono contenta delle mie origini e tradizioni e orgogliosa di essere Aspromontana.
Jennifer Perre classe 4a primaria
Plesso Cirella istituto Platì
 

Testo partecipante al Premio "E. Gliozzi" organizzato dall'Associazione Etno- Culturale Santa Pulinara, edizione 2021.


A dieci anni Jennifer Perre oltre che essere “contenta delle mie origini e tradizioni e orgogliosa di essere Aspromontana”, ha già una prosa sciolta e sicura e con il suo nome e cognome promette anche di finire sulle copertine dei libri. È una speranza, solamente nostra, come poche altre, anche perché la Calabria ha una letteratura tutta maschile. Per ora le possiamo consegnare solo un virtuale olivo d’oro.



sabato 4 dicembre 2021

I bambini ci amano - Il paese disegnato

Il duomo,

il papà,

il forno a legna,


 Pietra Cappa.


I disegni nell'ordine sono di: Caterina Barbaro, Ilary Barbaro, Aurora Catanzariti, Domenico Perre tutti della 4 b della scuola primaria, partecipanti al Premio "E. Gliozzi" organizzato dall'Associazione Etno- Culturale Santa Pulinara, edizione 2021.

giovedì 18 novembre 2021

Il nostro pane quotidiano [di Friedrich Wilhelm Murnau - 1930]


LA TRADIZIONE DEL PANE DI PLATI’

Nel mio paese c’è un’antica tradizione: si fa il pane in casa con il lievito madre. Si comprano due tipi di farina che viene mischiata con l’acqua e poi viene montata a mano. Io l’ho visto fare a mia nonna nel forno a legna. Il pane è molto buono e si mantiene anche diversi giorni. Per questo il pane di Platì è molto richiesto nei paesi vicini e lontani. Si mangia con sale e origano oppure con acciughe e peperoncino calabrese può essere impiegato anche per realizzare gustose bruschette e può essere inzuppato nelle minestre dopo averlo abbrustolito.
NATALE AGRESTA


Il mio paese si chiama Platì, e si trova a i piedi dell’Aspromonte. Il pane di Platì è un elemento molto conosciuto nella Locride e nella provincia di RC. Per farlo occorre usare farina di grani antichi locali, con acqua, sale lievito madre che viene preparato dal giorno prima; Il giorno dopo si impasta a mano con molta forza insieme con acqua, farina e sale, fino a che l’impasto diviene liscio ed elastico. Dopo si formano i panetti e si mettono a lievitare sotto le coperte per circa 2 ore nel frattempo si prepara il forno, si riempie di legna e si accende il fuoco quando la temperatura è giusta si usa un tubo di ferro con attaccato un panno di cotone bagnato con l’acqua che si chiama “cajipo” e si usa per pulire il forno prima di infornare il pane, dopo di che si poggia su una pala di legno e una alla volta si mette nel forno per circa 1 ora dopo che il pane è pronto si mantiene per alcuni giorni. È ottimo da gustare caldo condito con olio sale e origano o con acciuga e peperoncino calabrese.
DOMENICO CALABRIA 4B


Il pane di Platì è molto buono. Infatti il nostro piccolo paesino e molto famoso. Il nostro pane è di un colore dorato. È fatto da ingredienti genuini e sono solo 3: acqua, farina e lievito madre, non bisogna fare molto, basta solo: impastare acqua e farina e aggiungere il lievito e mescolare finché l’impasto non sia liscio e lucido e lasciare lievitare per almeno 2 ore e infornare nel forno a legna. Il pane può essere mangiato in tanti modi per esempio, con olio, con pomodori. E si possono creare delle buonissime bruschette!
AURORA CATANZARITI


A Platì ci sono tante cose buone ma il più buono e il pane che viene impastato farina acqua sale e lievito madre poi si forma il pane poi si mette su un tavolo e si lascia lievitare per circa 2 ore coperto con una coperta. Poi si accende il forno a legna. Quando il forno è pronto per infornare si lascia cuocere 2 ore.
È così che si fa il pane di Platì
CATERINA LIGOLI


Fino al momento della lettura del testo di Domenico Calabria non conoscevo la parola cajipo, il suo significato, la sua etimologia. Ho chiesto agli amici pulinaroti ma essi riandavano a quanto scritto allo stesso testo del piccolo scolaro. Memore della profonda conoscenza del greco antico da parte dello zio Ernesto il giovane e nella mente il cognome Callipari sono andato a consultare il vocabolario greco – italiano: καλλίπαις callipais bella fanciulla, ma anche, bel volto, è quanto più si avvicina alla descrizione del piccolo Domenico.

Aurora, Caterina, Domenico e Natale erano nel passato anno scolastico – 2020/2021 – alunni della 4b delle elementari e partecipavano al premio letterario “Ernesto Gliozzi” organizzato dall’Ass. Etno-Culturale SANTA PULINARA.

L’immagine di apertura è di Natale Agresta

Con questa pubblicazione oggi sono riconoscente anche a Friedrich Wilhelm Murnau ed al suo cinema, il suo AURORA è un capolavoro oggi irraggiungibile.

 

sabato 13 novembre 2021

Dono d'amore [di Jean Negulesco - 1958]



 

Il pane e il dono

Nel nostro piccolo paese, sin dai più remoti racconti … il pane era, e rimane la specialità che tutt’ora emerge quando si parla di Platì. Quindi Platì è sempre male come alcuni vorrebbero ma è per noi un bene. Un bene che lo si riconosce anche attraverso la semplicità di una fetta di pane appena sfornato unto di solo olio … Gusto che sa di pace e rinascita che non sempre denotano altri posti, oltre ricchezze a noi molto lontane per molto più povere di quella fetta di pane che noi cittadini del nostro piccolo paese spesso additato, offriamo sempre con il cuore anche a chi non conosciamo.
Anche a chi alcune volte ci maledice.
Questo è anche il principio e il sapore vero del paese di Platì.
SERGI ROSARIO 4b

Scuole elementari

 

Il breve testo di Rosario Sergi ha partecipato all’ultima edizione - 2021 - del premio letterario Ernesto Gliozzi, rivolto agli alunni dell’Istituto Comprensivo “De Amicis” di Platì e promosso dall’Ass. Etno-Culturale Santa Pulinara. Dalla semplicità del breve scritto emerge l’educazione e l’amore ricevuti in seno alla famiglia verso il paese innanzi tutto, e verso gli altri, che siano persone o luoghi. Così una fetta di pane di Platì si estende come una calorosa stretta di mano. Ancora nell'immagine di apertura di Domenico Perre, stessa classe stesso concorso, ritroviamo la stessa sobrietà e la stessa sintesi.