il racconto
DI ANNUNZIATA DEMETRIO
Storia di un abbandono, e di una speranza.
"... con quella serietà e decisione che derivano dalla coscienza di compiere qualcosa di utile, e anzi in certi casi di necessario". Sigmund Freud 1891
Storia di un abbandono, e di una speranza.
"… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)
Il
BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento
in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con
continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle
pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame,
un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo
aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di
Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il
giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il
primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del
Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e
piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno
a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il
cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo
specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore
regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è
stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle
pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755
pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho
avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A
mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori
orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert
Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o
cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento
piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo
di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un
paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle
soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro
originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si
affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante
più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è
costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari
asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che
ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il
lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.
* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021
In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.
Il documento trascritto, un
contratto in prossimità di un matrimonio onde agevolare le condizioni del
futuro di lei consorte era già stato proposto qui:
https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html
A seguito di una rilettura più attenta mi è parso necessario approfondire l’aspetto biografico degli attori che vi compaiono e gli accadimenti ad essi connessi .
Il contratto risale a venti giorni prima la celebrazione delle nozze tra don Diego Gaetano Caridi di Tresilico, allora Comune autonomo oggi frazione di Oppido Mamertina e donna Maria Antonia Mittiga di Platì. Lo stesso giorno della ratifica del contratto in casa della futura sposa, all’Ariella, avvennero le pubblicazioni nelle Case Comunali di Platì e Tresilico. Le affissioni andarono avanti ritualmente per tre domeniche consecutive: il dodici, il diciassette, il venticinque di marzo per concludersi con la cerimonia nuziale il trentuno dello stesso mese dell’anno 1876. Il matrimonio venne sancito dal Consigliere anziano Domenico Fera in casa della sposa per aver quest’ultima certificato un fisico impedimento per recarsi alla Casa Comunale. L’atto ecclesiastico non specifica la sede della funzione religiosa che, allora, consisteva in un rito molto semplice comprendente la benedizione degli anelli, lo scambio degli stessi, le firme sul registro parrocchiale, la benedizione finale. A firmare in qualità di testimoni sono Francesco Zappia, Francesco Gliozzi [di Domenico], lui conservò il documento trascritto, Filippo Zappia [fu Rosario] e Carlo Antonio Zappia. La nuova coppia lasciò ben presto Platì e si stabilì in Tresilico.
Don Diego Gaetano Francesco Caridi, industriante, era nativo di Oppido Mamertina. Il padre si chiamava Consolato, la madre Vincenza Demaria. In quell’anno 1876 di anni ne aveva 63. Ha due eredi nati dal primo matrimonio, Gerardo e Vincenzo. A Tresilico possiede una casa sita in strada San Giacomo, numero trentasette composta di due bassi, due stanze ed uno stanzino al primo piano, ed una stanza cucina al secondo; un fondo rustico in contrada Rosario o Petrara, di natura agrumi, fichi, olivi, e terra aratoria, una macchina oleosa. Don Diego Gaetano veniva a mancare in Tresilico il 9 marzo 1879 assistito da Maria Antonia.
La storia di Maria Antonia è
più intrigante, per usare un termine di tendenza. Era nata il 24 maggio 1826 da
Domenico e Demarco Rachele. Aveva un unico fratello, Giuseppe Gregorio, nato il
25 marzo 1835. Domenico Antonio Nicola il padre, di condizione Civile era
figlio di Ferdinando Mittiga e Giulia Leuzzi ed era nato il 1° aprile 1790. Maria
Antonia aveva avuto un precedente matrimonio con (notate il caso) Ferdinando
Mittiga di Giuseppe e Rosaria Zirilli, nozze che avvennero il 2 di luglio del
1861. Quest’ultimo Ferdinando, mancando i Registri di quell’anno non si può
dedurre da dove provenisse, quando avvenne il matrimonio aveva 32 anni, mentre
Maria Antonia di anni ne aveva 35. Maria Antonia è sarta nell’atto di morte del
primo marito Ferdinando, avvenuta il 20 giugno del 1866, tessitrice nelle
pubblicazioni del 1876. A Platì possiede un orto sito in Contrada San
Pasquale, alla stessa pervenuto per eredità paterna, di natura agrumi, gelsi,
fichidindia, ed altri da frutta e una casa palaziata sita rione o
strada Pietrangela, composta di una stanza al primo piano, ed una stanza ed una
cucina al secondo.
Di Maria Antonia le tracce si perdono dall’avvenuta morte del secondo marito, Diego Gaetano. Nei Registri di Tresilico non è ricordata, i Registri di Platì presentano vuoti disastrosi tra gli anni.
Ecco ora tutti i Ferdinando
Mittiga di Platì, Caci è in grassetto
Per approfondire la storia di Caci c’è il forever young libro di
Per i Mittica, come per altro ancora, vale
In apertura alcuni Mittiga molto vicini a me come agli elencati che precedono, segue il contratto citato in originale.
Era
uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il
suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio
Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a
tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava
mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di
carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi
navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre
pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia
un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel
dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di
noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando
verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia
nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte,
sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere
assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto
e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance
dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero
mai finiti …
MARIA
IL «CHI È» DI PLATÌ
Plati è un centro a prevalente economia
agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la
vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia
la valle di Plati (kmq. 50,01).
Calabria – A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992
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