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martedì 19 maggio 2026

Ti va di pagare? [Pierre Salvadori, 2006]



     Dichiaro io qui sottoscritto aver ricevuto dalla Signora Marianna Franco Cordopatri la somma di lire sessantotto e centesimi trentatre e ciò per la fondiaria da me pagata all’esattore di Oppido e gravitante pei fondi pertinenti all’arcipretura di Natile, quale fondiaria giusta convenzione doveva essere pagata fino ad agosto del 1884 dai fittuarii Sig.ri Sidaro fratelli Antonio e Nunziato e da tale epoca in avanti dalla predetta Sig.ra Franco Coropatri, qual cessionaria dei diritti, azioni e ragioni dei precedenti fittuari Sig.ri Sidaro.
E poiché con questo pagamento la prelodata Sig.ra Franco Cordopatri viene a pagare quanto per fondiaria dovevano i precedenti fittuari, così rimane salvo a costei il diritto di ripetere dagli stessi quella parte di fondiaria pagata per loro conto.
      A cautela
  Palmi li 20 Maggio 1885
    Arcipr. Filippo Gliozzi
 
D.  P. Il detto fito ceduto alla prelodata Sig.ra dai detti Sidaro va a terminare con agosto prossimo venturo mille ottocentottantacinque
                   Arcipr. Filippo Gliozzi.
 

Donna Marianna Franco, genovese di nascita, divenne Cordopatri quando nel 1842 convolò a nozze con il rampollo Domenicoantonio (1816 – 1869) di Pedavoli oggi Delianuova. Con il coniuge visse stabilmente in Palmi e da essi nacquero nove figli

 L’Arciprete Filippo Gliozzi (1823 -1888) è anche qui:

https://iloveplati.blogspot.com/2025/11/giustizia-tutti-i-costi-john-flynn-1991.html

https://iloveplati.blogspot.com/2022/05/nuove-terre-di-joris-ivens-1944.html

https://iloveplati.blogspot.com/2021/03/toto-cerca-casa-di-monicelli-e-steno.html

https://iloveplati.blogspot.com/2019/02/la-terra-e-tua-laffitto-e-mio-di-alan.html

https://iloveplati.blogspot.com/2019/02/alla-luce-del-sole-di-roberto-faenza.html

https://iloveplati.blogspot.com/2019/01/i-fratelli-senza-paura-di-richard.html

e in molti altri ancora su questo blog.

domenica 17 maggio 2026

C'era una volta un commissario... [Georges Lautner, 1971]

 


9 Luglio 1936 – XIV

Oggetto: Comunicazione di nomina

Ill. /mo Sig. Gliozzi Luigi fu Francesco

                              Platì

 

   Comunicasi che giusta delibera N° 6 del 20/2/1936 approvata dalla R. Prefettura di Reggio Calabria il 1 Luglio corrente anno al N° 20090 Div. 2^ la S. V. è stata nominata quale componente della commissione di prima istanza per le imposte e tasse locali per il biennio 1936 – 1937.

                                                                                                                     

                                                                                                          Il Podestà

                                                                                                            F Perone


venerdì 8 maggio 2026

L'Opera al Nero [André Delvaux, 1988]


 "Ipse Ignoro. I catasti onciari della Motta Platì 1742–1754" è un'opera storica curata da Luigi Mittiga e pubblicata da Di Nicolò Edizioni (2026), che trascrive integralmente i documenti fiscali dell'Archivio di Stato di Napoli relativi a Platì. Il lavoro, suddiviso in due volumi, approfondisce l'analisi dei beni e la struttura sociale del territorio calabrese.

Dettagli dell'Opera

  • Contenuto: Analisi dettagliata dei Catasti Onciari (1742-1754), che includono dati anagrafici, beni mobili/immobili e industrie.
  • Curatore: Luigi Mittiga.
  • Editore: Di Nicolò Edizioni.
  • Volumi: Disponibili due volumi, con il secondo uscito a Marzo 2026, spesso in offerta combinata.
  • Acquisto: Acquistabile sul sito dell'editore Di Nicolò Edizioni, su IBS e Librerie.coop. A Platì presso la tabaccheria Gelsomino Barbaro, a Bovalino presso Mondadori Point e l'edicola/tabaccheria Cataldo in via XXIV maggio. A Siderno presso Mondadori Bookstore.

I volumi sono definiti un'opera monumentale per la comprensione storica del territorio di Platì e delle sue risorse, come evidenziato dalle presentazioni di Arduino Maiuri e Peppe Terranova.

Anonimo Imperscrutabile, 8 maggio 2026

 


 

mercoledì 6 maggio 2026

UNICO TESTIMONE [Harold Becker, 2001]

"I libri addensano l’anima e qualche volta cambiano la vita". 

Il testimone necessario

Archivi e biblioteche sono luoghi sacrali, che aiutano a far crescere le persone e a migliorarle quando la complessità della vita si accorda con la vocazione.  I libri addensano l’anima e qualche volta cambiano la vita. Diventano uno spazio di agio ramificato all’interno, dove provare a vivere meglio, combinando vissuti e desideri, richiamando quello che non conosciamo abbastanza per poterne parlare, presenze di oggetti antichi che si sovrappongono al presente e che riflettono l’opaco di questi tempi senza domande. Intorno  malleabili adattati e accomodati al disagio camminano nel mezzo del vivere da cui a volte si riesce a non venire sopraffatti, di cui non sempre si rintraccia un senso, soprattutto se si guarda da orizzonti ampi e solitari, unico luogo dove si può provare a sublimare la depressività, dove dimenticare la norma dei rapporti sociali e dove si può provare a sentirsi, se possibile dimenticarsi.

Fluttuazioni dell’onnipotenza e del rifiuto, del possibile e del negare avvertendo che, seppur pericoloso scrivere è necessario, e con il lavoro solitario percepire che i fantasmi non sono più estranei. Ho sempre avuto l’impressione che Luigi lavori sull’orlo di una mancanza; da solo, proiettato verso un indefinito che si intreccia con un’origine, consapevole della possibilità di non trovarla, ma che senza questa inquietudine non si può che svuotarsi. Cosi continua sfiorando l’incolmabile sull’abrasiva questione del significato. Il resto è conseguenza mettendo in conto che desiderare include la consapevolezza di non trovare, la certezza di non concludere.

I suoi libri rispondono a questo, sono traccia e segno del suo personale tentativo di essere, e nel colmare che la vita vera esige che possa scrivere tutti quelli che gli sono necessari.

Peppe Terranova, agosto 2025

Il testo originale si trova in 
IPSE IGNORO I CATASTI ONCIARI DELLA MOTTA PLATI' VOL. 2 °, di nicolò ed. 2026
 

The Loneliness of the Long Distance Runner - Non sei più solo

statistiche I LOVE PLATI' 26 maggio 2026




 

giovedì 12 febbraio 2026

La fortezza nascosta [Akira Kurosawa,1958]



ITINERARI CALABRESI

Bruzzano Zeffirio
o Bruzzanum Vetus
8i affaccia da un poggio poco elevato tra il verde delle piante
Nell’anno 925 subì l'urto degli arabi, che lo rasero al suolo

  Bruzzano, 25 genn.

  Questa Bruzzano, che, dopo Brancaleone, si affaccia da un poggio poco elevato, fra Il verde delle piante, fu una delle prime borgate che. nell'anno 925, subì l’urto degli Arabi e fu rasa al suolo. Fu un borgo dl un certo rilievo, in quell'epoca, per essere stato preso dl mira da! ciambellano Gafar-Ibn-Ubayd*. 
  L’episodio viene ricordato dalla «Cronica di Cambridge» pubblicata dal Caruso, prima, e dall’Amari, poi, in «Biblioteca arabo-sicula». Esso si trova, secondo il geografo Edrisi*, a 6 miglia dalla fiumara La Verde, presso Bianconuovo, fiume perenne, in quei tempi, e a tre miglia da Capo Zeffirio e Capo Bruzzano.
  Le misure date dal geografo arabo, che scrisse nel XII secolo, sono esatte, e fanno cadere la borgata, proprio nell’attuale Bruzzano, che la «Cronica» indica con il nome di «r. sah». Diremo in seguito quale importanza si debba dare alla regione bagnata dalla «La Verde». non soltanto per motivi storici ma anche per motivi archeologici.
  La. moderna Bruzzano sorge, come si è detto. su un rialzo di terra che emerge dal torrente omonimo, a circa 5 Km. dal mare. E‘ una modesta umile cittadina, dalle larghe strade lastricate e dalle casette nane, piccole, disadorne, un po' sdrucite dal tempo. Pare abbia tentato, chi sa quando, di vestirsi a nuovo, come fa la contadinotta, che scende al piano della sua montagna. Ma, nel cammino, perde i nastri e le frange! Così perdette, man mano, il suo splendore la vecchia Bruzzano, se pur lo ebbe, e pare che più nulla rimanga di quell’antico mondo, che investì di luce questa plaga. Di là, sulla destra, guardando il mare, che appena si scorge attraverso il valico della valle, sta su di una roccia, l’antico castello ducale, e il vecchio diruto paese. costruito accanto, tutto squassato e sconvolto nelle mura. Vi si giunge, pertanto, dal centro di Bruzzano nuova, per una strada carrozzabile maltenuta, che va a finire a fondo cieco a Motticella, frazioncina di poca importanza, posta accanto al torrente. Da questa strada si diparte, in salita, una mulattiera, che porta a Bruzzanum Vetus.
  Abbiamo voluto vedere, da vicino, questa diroccata scheletrica cittadella, che apparve nei nostri sogni come l’ultimo baluardo bruzio di nostra gente; l’ultima propaggine di questa rude progenie. di cui tanto si favoleggiò nei secoli: invitta custode d’indomabile fierezza. Ma, fisso il pensiero nel buio dei secoli, non un raggio o scintilla che si colga da quell’ammasso di pietre in rovina. Una fungaia di ruderi. Per nulla maestosi, un cumulo dl rottami, un coacervo di case sfondate, muri spioventi, squassati, desolati, e. in fondo, un arco di trionfo eretto dalla riconoscenza di un popolo, asservito, che sembra sfidi i nuovi tempi, le cieche forze della natura e il barbaro mestiere dei martelli. E, in atto di abbandono, la vecchia pieve implorante... Sulla destra del castello, in parte ancora conservato. la montagna, tutta verde per gli ulivi secolari che la ricoprono, scende quasi perpendicolarmente a valle. È una visione, senza dubbio, pittoresca. che ha per sfondo la montagna verdeggiante, di un tappeto uniforme, eccetto di un tratto ad oriente, su cui appare il cono ricciuto di Ferruzzano, al cui limitare stanno appese le abitazioni periferiche dl questo piccolo centro. Di fronte e in alto, Staiti. anch’esso tra gli ulivi. e Motta Brancaleone. che fa da guardia al mare. Nella valle, bagnata dalle acque della fiumara di Bruzzano, un tempo acquitrinosa e malsana, si scorgono vaste oasi di gelsomino. di un verde meno intenso, e qua e là piccoli campi di agrumi, che tengono posto ai vecchi prati di cotone.
  La situazione economica del paese. che apparentemente sembrerebbe florida, per la notevole estensione degli ulivi, non è per niente rigogliosa, e, pur potendo avere altro sviluppo, data la sistemazione definitiva del torrente, che ha avuto il pregio singolare di essere, per primo, bonificato, fin del 1913, ritarda dl molto ed è abbassata.
  Dal punto di vista storico, Padre Fiore*, in «Calabria Illustrata», ci dice che Bruzzano fu detta Brutium da Pomponio Mela*, e Brutianum da altri, riaffermando l’opinione di Razzano e dl Fra Leandro Alberti, che la vogliono fondata dai Bruzii. Che sia antica, lo attesta la notizia riferitaci dalla «Cronica», e la bolla del Pontefice Alessandro III, del 1175, che confermò al Monastero del SS. Salvatore di Messina la sovranità su alcuni luoghi della Calabria, fra cui quella «Ecclesiam Viti cum tenimentis de Bruzzuno»; e fu chiamata, in tempi più recenti, Motta Bruzzano, in dipendenza della sua costruzione su una eminenza dl terra incastellata. Venne distinta, nei tempi di mezzo, col nome di Bruzzanum Vetere, forse in epoca in cui stava per sorgere la novella Bruzzano. Nell'ordinanza di Carlo I d‘Angiò, del novembre 1260, fu compresa nella divisione giurisdizionale del litorale ionico e sottoposta alla sorveglianza dell’ufficiale regio Tommaso Baldlno e nella custodia di un notaio Eugenio di Sant’Aniceto, presso Reggio.
Nella «Taxatio» del 1276, la troviamo ricordata col nome dl Vetus Bruzzanum e col nome dl Brudianum e Bulsanum in altri documenti. Fu detta anche Bursanah. Il 5 agosto 1284, Carlo II d'Angiò, Principe di Salerno, pose il campo sulla spiaggia dl Bruazano (castris litore Bruczani), dove fece concentrate le truppe per l’assedio di Reggio; e dal 5 al 10 agosto emise, da questo campo, una serie di privilegi ai Siciliani. E, spigolando Ira le carte, la troviamo, nel 1328, sottoposta al dominio di un Nicolò Ruffo, primogenito di Fulco, conte di Sinopoli, che fu comandante militare nella zona di Bruzzano-Squillace. È probabile che, dopo di lui, il feudo sia passato alla famiglia Caracciolo, di origine napoletana, e quindi, ad Antonio Centelles, che prese parte alla congiura dei Baroni e fu giustiziato. Prima o poi, data la incertezza delle date, il feudo passò alla famiglia Correale, di cui, Merino fu governatore di Gerace per conto di Re Alfonso. Lo ebbe anche Tommaso Marullo, per vendita fattagli da Federico d'Aragona, nel 1456.
  Ne] 1592, il feudo fu venduto a Pietro d'Aragona Ayerbo, per 21 mila ducati; e, dopo  «intrighi ereditari con la famiglia Stayti», passo a Don Vincenzo Carafa, duca di Bruzzano, marchese di Brancaleone, conte di Augusta e signore di Sambatello, forse in condominio con il fratello Don Paolo che prese parte alla guerra d'Ungheria e delle Fiandre. Ignoriamo da quale ceppo discendano questi due nobili gentiluomini, nati entrambi nel castello di Bruzzano, ma si ha l’impressione che il ceppo più antico sia quello dei Caracciolo, del patriziato napoletano, che sappiamo diviso in tanti rami. La famiglia Carafa acquistò notevoli privilegi nel sec. XV, ed ebbe molti incarichi da Re Alfonso.
  Per quanto di nostra conoscenza, non è dubbio che quei due gentiluomini di Bruzzano appartengono alla famiglia principesca del Carafa di Castelvetere (Roccella Jonica), dal cui ramo non è certo se sia uscito il «principe juriconsultorum», Giovan Antonio Carafa, che tu nominato Presidente della Regia Camera, con obbligo d'insegnare diritto civile nell‘Università di Napoli, nel 1485.
  Forse, dello stesso ramo è quella «figura dantesca» di Ettore Carafa della legione partenopea, mandato al supplizio, da prode, in un supremo slancio di latinità, magnifico esempio di soldato, che sfida la secolare viltà dei tempi e la supina acquiescenza, degli italiani. Questo prode, ricordato de Ippolito Nievo, è la più bella figura del sec. XVIII.
Francesco Nucera
GAZZETTA DEL SUD, 27 gennaio 1956

 L'immagine in apertura è uno scatto in merito ad un sopralluogo a Bruzzano Vecchia nell'anno 2020.

 

domenica 8 febbraio 2026

LAVORI IN CORSO [Lloyd French, 1933]



Ripresi i lavori sulla S.S. 112 

         Platì 26 gennaio
  (M. F)  – I lavori per la ricostruzione della strada Statale 112 d’Aspromonte sono stati finalmente ripresi e questa volta in grande stile.
  Ecco alcune vedute, riprese in contrada «Lacchi di Torno» dove l’alluvione del 1951 aveva seminato la più completa distruzione. Le enormi macchine scavatrici e spianatrici stanno lentamente trasformando la zona muovendosi con la loro enorme mole sul ciglio degli immensi precipizi.
  Molto probabilmente la importantissima arteria che unisce direttamente la Riviera Jonica alla Tirrenica, sarà restituita al traffico verso la primavera. Il transito, comunque di tanto in tanto viene assicurato in via provvisoria dalle ditte appaltatrici.
  Il valloncello che attraversa Platì a est, e che durante le alluvioni del ’51 e del ’53 produsse gravi danni all’abitato, sta finalmente per essere imbrigliato e ricondotto nei giusti limiti, per mezzo di poderosi muraglioni di cemento.
In basso una veduta d’insieme dei lavori.
Foto e testo sono di Michele Fera
GAZZETTA DEL SUD 27 gennaio 1956


La S.S. 112 è stata raccontata anche qui:







 

venerdì 30 gennaio 2026

Ti racconto tutto [Simo Halinen, 2013]





il racconto


L'abbandono 
e la speranza 
La chiesa che aspetta d'essere aggiustata
A Platì un simbolo di salvezza e riscatto

DI ANNUNZIATA DEMETRIO


  Storia di un abbandono, e di una speranza.

  Per caso due anni fa, una cara amica e collega architetto, Rosalba Romeo, mi parlò dell'esistenza di una chiesa abbandonata a Platì.
  Dapprima non ci feci caso, e per la lontananza, chiesi a Lei di andare per dare un’occhiata. Mi telefonò dalla chiesa stessa dicendomi che era bellissima. II giorno dopo decisi di andare, soprattutto per la sua insistenza ed anche perché la cosa mi incuriosiva. Platì, 106 Km da casa mia, poco meno di due ore di viaggio. Arrivammo.
  Un paese normale, se non ne avessi conosciuto le vicissitudini di cronaca ben note a tutti. Una passeggiata tranquilla, un sacerdote (Padre Ettore) ed una monaca (Suor Annalia) disponibili ad aprirci la chiesa intitolata alla Madonna del Rosario, chiusa dal 2005 per un’ordinanza del Sindaco, a causa delle sue precarie condizioni di conservazione che mettevano a rischio l'incolumità delle persone. Appena entrate, la mia impressione fu quella di scoprire qualcosa di bello e infinitamente interessante e soprattutto bisognosa di aiuto.
  La chiesa si presentava a navata unica con un impianto classico, con sviluppo longitudinale rettilineo e regolare che si compie con il fondo absidale curvo a tutto sesto e il coro, collocato in prossimità dell’ingresso. La cosa che più ci colpì furono le pregevoli decorazioni di ispirazione classica e di gusto eclettico sia sulle pareti che sul soffitto, stucchi di colore bianco e verde e numerosi affreschi.
  Particolare il soffitto con al centro un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e ai lati dei dipinti sulla vita di Gesù. La zona absidale. custodiva il tabernacolo, variamente decorato che ospitava la statua della Madonna.
  Tutti i decori sono stati realizzati nel1938 quando si ferma la storia bella della chiesa, che in quel tempo venne restaurata da un allora giovane sacerdote, Don Francesco Gliozzi, con l’aiuto economico della popolazione. La chiesa è ubicata in via San Pasquale, toponimo rimasto dal nome originario del santo a cui fu da subito intitolata.
  In passato la chiesa doveva rivestire un ruolo significante nella vita religiosa della comunità che proprio in quella chiesa festeggiava alcune significative ricorrenze religiose come la festa del Rosario che vedeva l'arrivo di molti fedeli anche dai paesi vicini.
  Così l’incanto di un luogo abbandonato, emblema di questo paese sperduto dell’Aspromonte, ci ha conquistate tanto da farci tornare più volte, per i rilievi, per la ricerca di notizie storiche, di vecchie foto, ecc.
  Durante i sopralluoghi la gente si avvicinava con fare curioso, ma non troppo, misurando le domande che erano soprattutto del genere: «L’aggiustati a Chjesa? Avi tantu che è chjusa ... mah»-.
  Così andiamo alla ricerca di notizie storiche di memorie. Senza problemi. Tutti rispondono secondo i ricordi. Ma senza slanci o speranza che il nostro interesse possa cambiare le cose, ancora senza speranza. Solo il sindaco del tempo, Michele Strangio, sorpreso dal nostro interesse si entusiasma.
  La nostra testardaggine, ci fa redigere un progetto ben dettagliato, che doniamo alla parrocchia, il cui referente è Padre Ettore Viada, un frate dell’Ordine dei Missionari della Consolata di Torino, piemontese doc, che dopo tanti anni vissuti in Africa arriva a Plati. Ancora più testarde prepariamo, unitamente alla Curia di Locri, dotata di personale sempre disponibile ed entusiasta sotto Ia guida di Don Enzo Chiodo, tutto quanto necessario per fare dichiarare la nostra chiesa bene culturale.
  Ci riusciamo, la chiesa viene dichiarata bene di interesse storico artistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con Decreto n. 1014 del 30.11.2011  emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Evviva.
  E allora? Non succede niente. Non è possibile. Davanti a questo fatto importante e straordinario in sé, ma che a Platì dovrebbe provocare davvero un sussulto e non restare solo un documento amministrativo. Niente. Considerare questo importante fatto positivo solo un semplice atto amministrativo significa perdere ogni speranza e un’occasione per questa terra dimenticata e bistrattata. II significato dell’attenzione a questa piccola ma bella chiesa non è esclusivamente professionale, ma simbolico, nella nostra terra, la lotta contro la non cultura va combattuta svolgendo fino in fondo il proprio ruolo. Bisogna guardarsi intorno per capire le cose e come si possono migliorare.
  La chiesa di Maria SS. del Rosario a Platì fa parte del mio intorno, delle cose che mi interessano come simbolo di una Calabria che spesso dimentica sé stessa e la sua memoria. Per questo ho deciso di comunicare questa notizia, e quant’é importante l’attenzione e l’azione verso dei simboli, come può essere una chiesa, che è un luogo di tutti, ma allo stesso tempo intimo, che tocca la parte più profonda dei Cuori dei credenti e di quelli the non credono. Credo sia fondamentale dare una risposta a quei platiesi che domandavano se la chiesa sarebbe stata “aggiustata”. Desterebbe sorpresa e sortirebbe la speranza persa. Ritengo infatti, che riaprire una chiesa, riconsegnarla ad una comunità rassegnata, rappresenti un segno di speranza, che può farla riappropriare della propria memoria che altrimenti si allontana dalle proprie radici.      
  Lo scopo del racconto di questo incontro con la Chiesa di Maria SS. del Rosario è dire che a Plati c’è una chiesa bella e abbandonata che ha il diritto di tornare alla vita per la Sua gente. Se è vero che la bellezza salverà i! mondo, allora può essere un’idea partire da Platì.
calabria ORA, 19 giugno 2012 


L'immagine d'apertura è conservata nell'Archivio Storico Gliozzi-Mittiga, ora A.S.G.M.
Le foto di Platì e quelle all'interno della chiesa del Rosario illustravano il testo trascritto. 
In chiusura un particolare del soffitto in uno scatto risalente al 1994 A.S.G.M. 


La dott.ssa Annunziata Demetrio, Pellegrina di Bagnara Calabra, è un architetto che ha svolto numerosi incarichi specialmente nella provincia di Reggio Calabria. La chiesa del Rosario è stata ritrutturata e riaperta al culto in anni recenti. Nulla si sa se i lavori di restauro hanno usufruito del contributo degli architetti Annunziata Demetrio e Rosalba Romeo, s'è stato mantenuto il Decreto n. 1014 del 30.11.2011 emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. D'altronde manca un'indicazione turistica che segnala al turista per caso come arrivare alla chiesa Nessun stupore visto che neppure la lauretana statua seicentesca, dentro il duomo, usufruisce di segnaletica turistica.

Questa pubblicazione è per gli zii, sacerdoti Ernesto Gliozzi il vecchio (18883 - 1948), Francesco [Ciccillo] Gliozzi (1908 -  1975), Ernesto Gliozzi il giovane (19015 - 2008) che hanno speso parte del loro incarico sacerdotale per il mantenimento della chiesa del Rosario di Platì.

 

 

martedì 20 gennaio 2026

AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]


 "… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)

Il BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame, un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755 pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte  daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.

* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021 

In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.