Ripresi i lavori sulla S.S. 112
I LOVE PLATI'
"... con quella serietà e decisione che derivano dalla coscienza di compiere qualcosa di utile, e anzi in certi casi di necessario". Sigmund Freud 1891
domenica 8 febbraio 2026
venerdì 30 gennaio 2026
Ti racconto tutto [Simo Halinen, 2013]
il racconto
DI ANNUNZIATA DEMETRIO
Storia di un abbandono, e di una speranza.
martedì 20 gennaio 2026
AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]
"… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)
Il
BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento
in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con
continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle
pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame,
un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo
aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di
Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il
giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il
primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del
Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e
piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno
a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il
cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo
specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore
regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è
stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle
pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755
pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho
avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A
mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori
orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert
Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o
cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento
piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo
di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un
paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle
soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro
originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si
affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante
più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è
costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari
asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che
ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il
lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.
* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021
In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.
mercoledì 7 gennaio 2026
Le vite degli altri [Florian Henckel von Donnersmarck, 2006]
Il documento trascritto, un
contratto in prossimità di un matrimonio onde agevolare le condizioni del
futuro di lei consorte era già stato proposto qui:
https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html
A seguito di una rilettura più attenta mi è parso necessario approfondire l’aspetto biografico degli attori che vi compaiono e gli accadimenti ad essi connessi .
Il contratto risale a venti giorni prima la celebrazione delle nozze tra don Diego Gaetano Caridi di Tresilico, allora Comune autonomo oggi frazione di Oppido Mamertina e donna Maria Antonia Mittiga di Platì. Lo stesso giorno della ratifica del contratto in casa della futura sposa, all’Ariella, avvennero le pubblicazioni nelle Case Comunali di Platì e Tresilico. Le affissioni andarono avanti ritualmente per tre domeniche consecutive: il dodici, il diciassette, il venticinque di marzo per concludersi con la cerimonia nuziale il trentuno dello stesso mese dell’anno 1876. Il matrimonio venne sancito dal Consigliere anziano Domenico Fera in casa della sposa per aver quest’ultima certificato un fisico impedimento per recarsi alla Casa Comunale. L’atto ecclesiastico non specifica la sede della funzione religiosa che, allora, consisteva in un rito molto semplice comprendente la benedizione degli anelli, lo scambio degli stessi, le firme sul registro parrocchiale, la benedizione finale. A firmare in qualità di testimoni sono Francesco Zappia, Francesco Gliozzi [di Domenico], lui conservò il documento trascritto, Filippo Zappia [fu Rosario] e Carlo Antonio Zappia. La nuova coppia lasciò ben presto Platì e si stabilì in Tresilico.
Don Diego Gaetano Francesco Caridi, industriante, era nativo di Oppido Mamertina. Il padre si chiamava Consolato, la madre Vincenza Demaria. In quell’anno 1876 di anni ne aveva 63. Ha due eredi nati dal primo matrimonio, Gerardo e Vincenzo. A Tresilico possiede una casa sita in strada San Giacomo, numero trentasette composta di due bassi, due stanze ed uno stanzino al primo piano, ed una stanza cucina al secondo; un fondo rustico in contrada Rosario o Petrara, di natura agrumi, fichi, olivi, e terra aratoria, una macchina oleosa. Don Diego Gaetano veniva a mancare in Tresilico il 9 marzo 1879 assistito da Maria Antonia.
La storia di Maria Antonia è
più intrigante, per usare un termine di tendenza. Era nata il 24 maggio 1826 da
Domenico e Demarco Rachele. Aveva un unico fratello, Giuseppe Gregorio, nato il
25 marzo 1835. Domenico Antonio Nicola il padre, di condizione Civile era
figlio di Ferdinando Mittiga e Giulia Leuzzi ed era nato il 1° aprile 1790. Maria
Antonia aveva avuto un precedente matrimonio con (notate il caso) Ferdinando
Mittiga di Giuseppe e Rosaria Zirilli, nozze che avvennero il 2 di luglio del
1861. Quest’ultimo Ferdinando, mancando i Registri di quell’anno non si può
dedurre da dove provenisse, quando avvenne il matrimonio aveva 32 anni, mentre
Maria Antonia di anni ne aveva 35. Maria Antonia è sarta nell’atto di morte del
primo marito Ferdinando, avvenuta il 20 giugno del 1866, tessitrice nelle
pubblicazioni del 1876. A Platì possiede un orto sito in Contrada San
Pasquale, alla stessa pervenuto per eredità paterna, di natura agrumi, gelsi,
fichidindia, ed altri da frutta e una casa palaziata sita rione o
strada Pietrangela, composta di una stanza al primo piano, ed una stanza ed una
cucina al secondo.
Di Maria Antonia le tracce si perdono dall’avvenuta morte del secondo marito, Diego Gaetano. Nei Registri di Tresilico non è ricordata, i Registri di Platì presentano vuoti disastrosi tra gli anni.
Ecco ora tutti i Ferdinando
Mittiga di Platì, Caci è in grassetto
Per approfondire la storia di Caci c’è il forever young libro di
Per i Mittica, come per altro ancora, vale
In apertura alcuni Mittiga molto vicini a me come agli elencati che precedono, segue il contratto citato in originale.
martedì 30 dicembre 2025
Star Wars [George Lucas, 1977]
del cor mio i palpiti
EPISTOLA QUARTA
AL MAESTRO ROSARIO FERA COMMISSARIO IN
PLATÌ Ahi! maestro insigne!
Pessimo giuoco avete fatto alla vostra causa,
affidandovi, nel rispondermi, alla imbecille firma del gerente responsabile.
Mascherina ti conosco!
E’ tutto dire a Platì, la feccia e il trivio,
la depravazione e la suburra.
Per costui adatto a me i versi del poeta immortale:
«Non ti curar di lui ma sputa e passa». E sputo e passo!
E vengo a voi, maestro Fera, chiedendo venia,
agli amici che mi seguono, se mi sia un tantino distratto con Domenico Campi e
C. i. Una battuta di attesa quella mia e una necessaria chiarificazione per chi
vive lontano dal delizioso vostro Comune.
Dicevo, dunque, pessimo giuoco il vostro
quello di accozzare alla meno peggio quattro periodoni ormai fatti e rifatti e
mandare fuor la panacea a firma d’un disgraziato che, senza badarci, rischia di
fare le spese per tutti.
Ed è indegno, indegno assai, per un maestro
elementare e più per un avvocato del vostro valore, che altri firmi una certa
difesa da voi compilata ad esclusivo vostro uso e consumo.
È
indecoroso, e quanto,
per un fascista tutto fede, e peggio, per un segretario politico tutto ardore,
il servirsi del più abietto e del più vile rettile umano, ex disertore e per
giunta, onde parare i colpi che l’avversario, da voi tirato in lizza - nella
illusione che fosse un vigliacco – magistralmente si appioppa sul mal fermo
groppone.
E’ nauseante poi addirittura che un
funzionario, dallo sguardo diritto, e dal cipiglio fiero, scriva la sua difesa e
la mandi poi in giro – nella speranza di non essere scoperto - con la firma
d’un proprio dipendente e salariato, sia esso il tesoriere provvisorio del
Comune o l’appaltatore del dazio o l’accalappiatore di cani.
E’ triste, triste, triste.
Di fronte a tanta volgarità di finzione e a
tale miseria di animi, sento ingigantire me stesso; sentomi sollevato di mille
e mille cubiti, mentre il disprezzo e la pietà mi tiene.
Oh! no, non credevo dovesse cosi
melanconicamente la lotta che il mio rivale - baldanzoso e spavaldo - aveva
fatto intendere gigantesca; egli che si figurava come un titano della penna,
mentre nascondeva nella molle arena del circo i piedi di argilla e cautamente
celava sotto la maglia dello schermitore la viltà del suo cuore meschino.
E‘ triste, triste assai!
Né il vano gracidare mi tange.
Che io abbia rubato nella gestione annonaria
del Comune per lire trecentomila lo avete detto financo alle pietre. E’ da
dieci mesi che lo predicate al minuscolo gregge ed è mille e mille volte che lo
ripetete nelle vostre scritta.
Ed io vi ho risposto di già nella mia prima epistola,
che fingete di non aver letta. Né credo di dovermi ripetere, ma ad essa vi
rimando.
Pensate forse che io infilzi vocaboli a
vocaboli per il gusto matto di riempir delle pagine? No, maestro, le mie parole
hanno tutte un nesso e tutte vi sono artatamente poste.
Siete voi, che, al costo di serii o lievi
argomenti, da opporre alle mie rivelazioni,
girate al largo con la solita tiritera rivolgendomi delle parole più o meno
biliose, che tradiscono la vostra interna ambascia; siete voi, che scioccamente
pensaste di potermi distrarre dalla diritta méta, offrendomi a bersaglio —
lurido cencio umano — il gerente responsabile.
Né capisco a che pro avete stampata la filatessa
del 28 febbraio u. s., a me dai qualche giorno pervenuta. Con essa né mi
attaccate, né vi difendete. Immaginate forse di avermi demolito col dire che
sono un ex prete? Collega a Paolo di Tarso, no: per amore del cielo non
dite simili corbellerie!
A me certo non potranno rinfacciarsi le metamorfosi
della vostra brillante carriera.
Ricordo brevemente.
Foste,
come me, chierico, uscito dal seminario, vi ascriveste — facile passaggio - al
partito massone e ne seguiste per qualche tempo il rito, mostrandovi entusiasta
e fido gregario. Poi il sole dell’avvenire vi attrasse nelle sue smaglianti
spire e sognaste chi sa quale dolce miraggio di ricchezza e di benessere, finché
un giorno mons. Migliaccio non venne a Plati per impiantarvi una sezione del
partito popolare ed una banca.
Allora foste fra i primi ad iscrivervi e nella
riunione tenuta in casa di Mons. Mittiga, aveste il battesimo della nuova fede
con il fervore e la gioia d’ un neofita.
E cosi, con uguale dedizione, passaste al bolscevismo
e da questo al fascismo, salvo a ripigliar domani vostro fatale andare.
Io rimango pur sempre un ex prete... e me ne
vanto!
E se permettete — vivo un tantino anche di
reminiscenze che per me sono di poesia e di lettere, come potranno essere per
voi di pittura, con pastelli e macchiette.
Si vive un po’ tutti del nostro passato!
Né fate a voi buon servizio,
maestro illustre, col darmi dello straccione, sforzandovi a dimenticare
che, non una, ma più e più volte, avete bussato alla mia povera scarsella (come
dico ben!) e ne conservo documenti. Per quanto la memoria mi faccia difetto,
ricordo di non essermi mai vestito col superfluo della vostra ricca, guardaroba;
né mio padre - sant‘ armuzza - fece mai il massaro di casa Fera.
E niente, pur sapendo di mentire, - vecchio
metodo il vostro - quando asserite che io «implorai dal fiduciario Marcianò l’incarico
di costituire un fascio a Plati e fui messo recisamente alla porta».
Amico dott. Polito, tu che ne sai qualcosa,
che te ne pare del metodo Fera e Comp.i?
Ma, purtroppo, la bugia ha le gambe corte,
signor maestro!
Documenti che sono in mio possesso possono
darvi la più umiliante e clamorosa smentita.
E intano, con Fucci e Bianco,
Bianco e Fucci, non una avete osato smentire delle mie rivelazioni sul vostro
conto; non ad un solo avete risposto dei miei inviti categorici. E ne ho detto
di belle e carine, egregio avvocato!
Altro che fuoco di paglia il mio, se la mia prima
epistola vi ha spinto a venire a trovarmi financo in casa e cercarmi in
campagna con guardie e carabinieri, onde trarmi in arresto - dicono i vostri
dipendenti – non so se per oltraggio al pudore o per ingiuria alla maestà del
funzionario.
Ciò vedremo in seguito e per altra via; come
avremo modo di vedere e documentare da quale parte stiano le azioni turpi e
disoneste.
Oh se la prudenza non vi avesse indotto a
trincerarvi dietro il comodo paravento della legge. Allora si, egregio maestro,
che potremmo divertirci e sollazzarci; allora sì che la predica sarebbe stata
proficua, in questa santa quaresima e gli amici ne avrebbero tratta ammirazione.
Platì, 14 marzo 1924
FRANCESCO PORTOLESI
venerdì 26 dicembre 2025
IL PRANZO ONIRICO [Eros Puglielli, 1996]
Era
uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il
suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio
Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a
tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava
mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di
carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi
navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre
pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia
un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel
dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di
noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando
verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia
nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte,
sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere
assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto
e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance
dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero
mai finiti …
MARIA
In apertura Giuseppino Mittiga, u mutu i barva, 26/12/1917 - 24/08/1989,
e l'ingresso del bottega di generi alimentari e diversi in via XXIV maggio.
lunedì 22 dicembre 2025
Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]
Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:
venerdì 19 dicembre 2025
giovedì 18 dicembre 2025
Un paese di Calabria [Shu Aiello/Catherine Catella, 2017]
IL «CHI È» DI PLATÌ
Plati è un centro a prevalente economia
agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la
vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia
la valle di Plati (kmq. 50,01).
Calabria – A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992
ancora:























