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Visualizzazione post con etichetta I Love Platì. Mostra tutti i post
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venerdì 30 gennaio 2026

Ti racconto tutto [Simo Halinen, 2013]





il racconto


L'abbandono 
e la speranza 
La chiesa che aspetta d'essere aggiustata
A Platì un simbolo di salvezza e riscatto

DI ANNUNZIATA DEMETRIO


  Storia di un abbandono, e di una speranza.

  Per caso due anni fa, una cara amica e collega architetto, Rosalba Romeo, mi parlò dell'esistenza di una chiesa abbandonata a Platì.
  Dapprima non ci feci caso, e per la lontananza, chiesi a Lei di andare per dare un’occhiata. Mi telefonò dalla chiesa stessa dicendomi che era bellissima. II giorno dopo decisi di andare, soprattutto per la sua insistenza ed anche perché la cosa mi incuriosiva. Platì, 106 Km da casa mia, poco meno di due ore di viaggio. Arrivammo.
  Un paese normale, se non ne avessi conosciuto le vicissitudini di cronaca ben note a tutti. Una passeggiata tranquilla, un sacerdote (Padre Ettore) ed una monaca (Suor Annalia) disponibili ad aprirci la chiesa intitolata alla Madonna del Rosario, chiusa dal 2005 per un’ordinanza del Sindaco, a causa delle sue precarie condizioni di conservazione che mettevano a rischio l'incolumità delle persone. Appena entrate, la mia impressione fu quella di scoprire qualcosa di bello e infinitamente interessante e soprattutto bisognosa di aiuto.
  La chiesa si presentava a navata unica con un impianto classico, con sviluppo longitudinale rettilineo e regolare che si compie con il fondo absidale curvo a tutto sesto e il coro, collocato in prossimità dell’ingresso. La cosa che più ci colpì furono le pregevoli decorazioni di ispirazione classica e di gusto eclettico sia sulle pareti che sul soffitto, stucchi di colore bianco e verde e numerosi affreschi.
  Particolare il soffitto con al centro un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e ai lati dei dipinti sulla vita di Gesù. La zona absidale. custodiva il tabernacolo, variamente decorato che ospitava la statua della Madonna.
  Tutti i decori sono stati realizzati nel1938 quando si ferma la storia bella della chiesa, che in quel tempo venne restaurata da un allora giovane sacerdote, Don Francesco Gliozzi, con l’aiuto economico della popolazione. La chiesa è ubicata in via San Pasquale, toponimo rimasto dal nome originario del santo a cui fu da subito intitolata.
  In passato la chiesa doveva rivestire un ruolo significante nella vita religiosa della comunità che proprio in quella chiesa festeggiava alcune significative ricorrenze religiose come la festa del Rosario che vedeva l'arrivo di molti fedeli anche dai paesi vicini.
  Così l’incanto di un luogo abbandonato, emblema di questo paese sperduto dell’Aspromonte, ci ha conquistate tanto da farci tornare più volte, per i rilievi, per la ricerca di notizie storiche, di vecchie foto, ecc.
  Durante i sopralluoghi la gente si avvicinava con fare curioso, ma non troppo, misurando le domande che erano soprattutto del genere: «L’aggiustati a Chjesa? Avi tantu che è chjusa ... mah»-.
  Così andiamo alla ricerca di notizie storiche di memorie. Senza problemi. Tutti rispondono secondo i ricordi. Ma senza slanci o speranza che il nostro interesse possa cambiare le cose, ancora senza speranza. Solo il sindaco del tempo, Michele Strangio, sorpreso dal nostro interesse si entusiasma.
  La nostra testardaggine, ci fa redigere un progetto ben dettagliato, che doniamo alla parrocchia, il cui referente è Padre Ettore Viada, un frate dell’Ordine dei Missionari della Consolata di Torino, piemontese doc, che dopo tanti anni vissuti in Africa arriva a Plati. Ancora più testarde prepariamo, unitamente alla Curia di Locri, dotata di personale sempre disponibile ed entusiasta sotto Ia guida di Don Enzo Chiodo, tutto quanto necessario per fare dichiarare la nostra chiesa bene culturale.
  Ci riusciamo, la chiesa viene dichiarata bene di interesse storico artistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con Decreto n. 1014 del 30.11.2011  emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Evviva.
  E allora? Non succede niente. Non è possibile. Davanti a questo fatto importante e straordinario in sé, ma che a Platì dovrebbe provocare davvero un sussulto e non restare solo un documento amministrativo. Niente. Considerare questo importante fatto positivo solo un semplice atto amministrativo significa perdere ogni speranza e un’occasione per questa terra dimenticata e bistrattata. II significato dell’attenzione a questa piccola ma bella chiesa non è esclusivamente professionale, ma simbolico, nella nostra terra, la lotta contro la non cultura va combattuta svolgendo fino in fondo il proprio ruolo. Bisogna guardarsi intorno per capire le cose e come si possono migliorare.
  La chiesa di Maria SS. del Rosario a Platì fa parte del mio intorno, delle cose che mi interessano come simbolo di una Calabria che spesso dimentica sé stessa e la sua memoria. Per questo ho deciso di comunicare questa notizia, e quant’é importante l’attenzione e l’azione verso dei simboli, come può essere una chiesa, che è un luogo di tutti, ma allo stesso tempo intimo, che tocca la parte più profonda dei Cuori dei credenti e di quelli the non credono. Credo sia fondamentale dare una risposta a quei platiesi che domandavano se la chiesa sarebbe stata “aggiustata”. Desterebbe sorpresa e sortirebbe la speranza persa. Ritengo infatti, che riaprire una chiesa, riconsegnarla ad una comunità rassegnata, rappresenti un segno di speranza, che può farla riappropriare della propria memoria che altrimenti si allontana dalle proprie radici.      
  Lo scopo del racconto di questo incontro con la Chiesa di Maria SS. del Rosario è dire che a Plati c’è una chiesa bella e abbandonata che ha il diritto di tornare alla vita per la Sua gente. Se è vero che la bellezza salverà i! mondo, allora può essere un’idea partire da Platì.
calabria ORA, 19 giugno 2012 


L'immagine d'apertura è conservata nell'Archivio Storico Gliozzi-Mittiga, ora A.S.G.M.
Le foto di Platì e quelle all'interno della chiesa del Rosario illustravano il testo trascritto. 
In chiusura un particolare del soffitto in uno scatto risalente al 1994 A.S.G.M. 


La dott.ssa Annunziata Demetrio, Pellegrina di Bagnara Calabra, è un architetto che ha svolto numerosi incarichi specialmente nella provincia di Reggio Calabria. La chiesa del Rosario è stata ritrutturata e riaperta al culto in anni recenti. Nulla si sa se i lavori di restauro hanno usufruito del contributo degli architetti Annunziata Demetrio e Rosalba Romeo, s'è stato mantenuto il Decreto n. 1014 del 30.11.2011 emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. D'altronde manca un'indicazione turistica che segnala al turista per caso come arrivare alla chiesa Nessun stupore visto che neppure la lauretana statua seicentesca, dentro il duomo, usufruisce di segnaletica turistica.

Questa pubblicazione è per gli zii, sacerdoti Ernesto Gliozzi il vecchio (18883 - 1948), Francesco [Ciccillo] Gliozzi (1908 -  1975), Ernesto Gliozzi il giovane (19015 - 2008) che hanno speso parte del loro incarico sacerdotale per il mantenimento della chiesa del Rosario di Platì.

 

 

martedì 20 gennaio 2026

AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]


 "… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)

Il BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame, un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755 pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte  daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.

* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021 

In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.




 

lunedì 22 dicembre 2025

Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]





Joyhnny Trimboli - Piccola Monica, 1980


Johnny Trimboli - Come Zingari, 1980

La digitalizzazione dei vinili 45 giri ed i successivi ritocchi e masterizzazione sono di Valerio.

             Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:

giovedì 23 ottobre 2025

I bambini ci guardano (reg. Vittorio De Sica - 1943) REUP



Video Banned by YOU TUBE

Please, VIEW FULL SCREEN and TO BE PLAYED AT MAXIMUM VOLUME.
 

venerdì 17 ottobre 2025

Non c'è due... senza tre [ Irving Pichel, 1946]

 


È in via di ultimazione il secondo volume di 

IPSE IGNORO
I CATASTI ONCIARI DELLA MOTTA PLATI'
1742 - 1754

esso conterrà le seguenti parti dell'anno 1754:

- Banno per le rivele
- Banno per l’elezione delli deputati
- Copia del Parlamento delli Deputati
- Ordine da notificassi li Deputati
- Giuramento alli Deputati e apprezzatori
- Fede del Regim[ento?] per li fuochi assenti, ed esteri Possessori
 - Si folia lo libro dello apprezzo e colli numeri per ogni pagina
- Ordine per li Possessori esteri
 - Fede del regim[ento] e per della rend[ita] delli altri. Si deve rifare
- Stato d’introito ed esito dell’Unità del Regim[ento] sotto pena di falso sugellata
- Fede del Regim[ento] per li beni pos[seduti] il Barone possessore
- Ordine per la rivela del B[arone] Er[ario]
- Fede delli deputati per approvare la fede del Regim[ento] per la rendita dell’altri
- Stabilimento delli deputati per lo prezzo de’ vettovagli
- Volume delle rivele de cittadini ad alfabeto
- Volume delle vergini e vedove
- Forestieri abit[itanti]
- Cittadini Ecclesiastici
- Barone
- Volume de’ forestieri
- Ecclesiastici forestieri
- Spoglio delle rivele
- Banno per la discussione
- Ordine a Deputati ed Estim[atori] per la discussione

sabato 14 giugno 2025

La sconosciuta [Giuseppe Tornatore, 2006]

"You ain't gonna find nothin' down here friend
Except seeds blowin' up the highway in the south wind"
Bruce Springsteen, 1985






Ancora una volta qualcosa di “Ignoto”, frutto di una fortuita visita in un vivaio nella vallata del Careri: il fagiolo Platì. Naturale l’accostamento ai Catasti Onciari della Motta Platì. Notizie sull’origine di questa pianta non si trovano, bisogna affidarsi all’inventiva: certamente è una pianta coltivata nei tempi andati, gradualmente dispersa, risorta per merito di un’azienda della Campania. Come i citati Catasti sono conservati a Napoli, i semi Platì sono un prodotto della valle del Sarno. Essa ha tutte le caratteristiche del paese di cui porta il nome: generosità e calore, adattandosi a qualsiasi territorio in cui migra.

Le foto ritraggono esempi di ciurramesca coltivazione.


 




lunedì 29 luglio 2024

Storie pazzesche - stampare per Platì





"... un progetto particolarmente ambizioso, ambiguo, inaccessibile a quanti ancora vogliono negare l'importanza di Platì, nella storia della Calabria e in generale della Nazione, dall'Unità d'Italia ad oggi ..." M. Papalia
 

sabato 29 giugno 2024

Finding Vivian Maier [Maloof, Charlie Siskel 2013]


E' per
Vivian Maier 
(1926 - 2009)

A sessanta anni di distanza dallo scatto della foto in apertura solo la protagonista ci può svelare chi si trovava dietro la macchina fotografica: lo zio Ciccillo, lo zio Ernesto il giovane? o chi altri? In quei giorni Vivian Maier girava per l' Italia e chi la incontrava non immaginava di avere di fronte una grande fotografa, né tanto meno lei. La pellicola in mio possesso è un medio formato in buono stato di conservazione, epson e photoshop hanno fatto il resto.


 

sabato 13 maggio 2023

Dalla nube alla resistenza [di Danièle Huillet & Jean-Marie Straub - 1979]




Varcando la soglia delle 300.000 visualizzazioni queste pagine si affermano come la prima ed unica guida enciclopedica di e su Platì. Vedo i sorrisi sarcastici di molti ma sento anche la partecipazione dei più. A quest’ultimi come ai primi un Grazie sentito.

sabato 22 aprile 2023

Fiori di zucca [di Stefano Pomilia - 1988]

Ma cosa siamo noi senza la nostra storia?”.

[…] A Reggio, tutto il personale scolastico sa del mio rientro e alla fine di agosto ricevo, tra mille telefonate, anche quella dell’insegnante vicario di Platì con cui decidiamo di incontrarci il primo settembre a Bianco, una località costiera della Jonica, e andare con la sua macchina a Platì, che dista appena qualche chilometro.
Il primo settembre 2013 di buon mattino, intorno alle sei, sono alla stazione centrale pronta, alla primissima esperienza da pendolare, a raggiungere la mia nuova scede di lavoro, Platì un piccolo paese della nostra provincia distante novanta chilometri da Reggio.
È una giornata particolarmente calda, prendo posto in un vagone ancora completamente deserto, i finestrini sono tutti abbassati, l’odore penetrante di treno mi riporta indietro nel tempo, ai miei lunghissimi viaggi verso Venezia, e mi perdo nei ricordi.
Al fischio del capotreno “Tutti in carrozza, si parte!” l’ambiente comincia ad animarsi, ed io mi lascio andare ad un’emozione nuova, quella di disegnare, fantasticandola, la vita dei miei compagni di viaggio, persone mai viste prima e nella mia mente si aprono come in un film pagine avventurose, appassionate, misteriose, enigmatiche, burlesche che mi accompagnano a tratti per quasi tutto il viaggio, fino a quando i miei occhi vengono improvvisamente abbagliati dal sole che salendo dai monti si tuffa con riflessi dorati nelle calme onde del mare. Un viaggio breve, fantastico, molto affascinante!
Alla stazione di Bianco, ad aspettarmi il mio professore, una persona particolarmente garbata.
Attraversiamo in macchina una lunga vallata e strade contorte e ripide che tagliano estese colline e monti sommersi da una lussureggiante vegetazione fino ad arrivare in paese, dopo circa un quarto d’ora.
Platì è un piccolo borgo, sembra isolato dal resto del mondo, ben nascosto, perfettamente mimetizzato col rigoglioso e selvaggio verde dell’Aspromonte, una località purtroppo ben nota per la presenza di famiglie tra le più potenti al mondo della ’ndrangheta.
La scuola è un piccolo, sobrio e ben pulito edificio, il cui ingresso principale dà proprio sull’unica strada che attraversa tutto il paese, mentre il cortile con l’ingresso degli alunni è situato nella zona retrostante.
Al mio arrivo, sono immediatamente accolta da un’atmosfera semplice e particolarmente familiare. I docenti, in massima parte molto giovani, mi vengono incontro con sorrisi raggianti che mi tranquillizzano e mi fanno subito capire la smisurata voglia che hanno di scendere in campo finalmente per cambiare, rinnovandola e migliorandola, l’azione didattica, in una scuola che negli ultimi periodi era rimasta solo a guardare, limitandosi all’essenziale.
Mi fermo molte volte a pranzare con loro e tutto il personale fa a gara per prepararmi piatti prelibati e gustosi. Non dimenticherò mai le frittelle di fiori di zucca della mia carissima assistente di segreteria.
Gli uffici funzionano molto bene per la presenza degli assistenti e del Direttore Amministrativo, tutti non solo molto professionali ma anche bravissime persone.
Viaggio in treno per circa due mesi, poi sono costretta a utilizzare la macchina. Il viaggio di ritorno era sempre un’incognita. Non sempre riuscivo a trovare un pesto a sedere e poi spessissimo, per guasti alla rete ferroviaria, ero costretta a soste che a volte si protraevano per lunghissime, interminabili ore.
Il viaggio in macchia. mi rende più autonoma e libera negli spostamenti, ma poi mi rilassa moltissimo. Accendo la radio ed io che amo cantare, non la smetto se non quando arrivo a scuola.
In un ambiente sereno e fortemente collaborativo anche con le famiglie, il lavoro che è stato sicuramente molto impegnativo, consente alla fine a tutti quanti noi di raccogliere con grande soddisfazione e tantissimo orgoglio risultati importanti e significativi in ogni settore dell’attività scolastica.
Indimenticabile il giorno in cui riusciamo tutti assieme, col nostro presepio vivente a riempire ogni angolo, ogni piccola parte del paese, ricostruendo, con minuziosa attenzione e curandone ogni minimo particolare, le antiche botteghe artigiane. Un intero paese si sente fortemente coinvolto, una comunità fatta di gente semplice che non si tira mai indietro e fa di tutto per non deluderti. Tra quella gente, in quei posti, ho la sensazione di vivere la vera essenza, il vero significato del Natale, non mi era mai accaduto prima di provare emozioni così profonde. […]
Emilia Occhiuto, La casa delle storie, 2021
 

venerdì 14 aprile 2023

HEIMAT [di Edgar Reitz - 1984]

Voci da Platì di Luigi Mittiga è la punta di un iceberg.
I narratori platiesi che ha voluto includere in questo piccola antologia sono le emergenze visibili, quelle che nell’arco di quasi centocinquant’anni hanno trovato spazio sulla carta stampata, con questi o con altri scritti. Ma nei livelli sottostanti, profondi, quello che li tiene in alto, che li sorregge con la sua massa gigantesca è quel racconto corale di un paese che l’autore-curatore ci ha restituito negli anni passati. La Heimat di Mittiga è Platì, direbbe Luigi, utilizzando quel corto circuito tra cinema e vita, tra cinema e memoria attorno a cui ha costruito I love Platì, la sua opera precedente. In quel libro, come nella pagina Facebook dallo stesso nome, e come ancora prima nel blog Da Platì a Ciurrame c’è una vita collettiva che pulsa e brulica, in grado di recuperare le tracce della scrittura e di restituire la dignità di personaggi a quelle persone che, per dirla con lo storico Georges Rudé, potremmo pensare che “non abbiano lasciato dietro di sé che le lapidi e i figli”. E invece! Invece hanno lasciato lettere e poesie, atti giudiziari e atti notarili, memorie, genealogie, fantasie, narrazioni che hanno consentito al loro innamorato cultore di farne le tessere di un puzzle di vita; di mostrare “quante cose si possono vedere succedere quando apparentemente non succede nulla”, per citare un altro grande storico, Giovanni Levi. […]

 Dal teaser di Ida Fazio per Voci da Platì Nove narratori e ventitré racconti dal 1878 ad oggi, Leonida Edizioni, 2022
 

martedì 11 aprile 2023

LA STELLA DEL SUD [di Sidney Hayers - 1968]


Nel primo capitolo di SUD ANTICO di Emanuele Lelli, L’Aspromonte greco, un anziano ricorda nel corso dell’intervista la pratica, costantemente seguita dagli abitanti del paesino di Platì, una volta giunti al Santuario della Madonna della Montagna per celebrarne la festa, di mordere un pino benedetto per stornare qualsiasi rischio di perdersi per strada una volta imboccato il ritorno. Tale discorso suscita in Lelli una spontanea e inattesa associazione, ossia il confronto con il finale dell’Inno a Delo di Callimaco, in cui viene citato un rito particolare, rigidamente osservato dai marinai che sbarcavano sull’isola: in sostanza, essi mordevano il fusto di un olivo, secondo una pratica ricondotta ai giochi di Apollo bambino. Ora, qui il punto più significativo, a parte l’assoluta specularità delle immagini, è costituito dal fatto che non esistono ulteriori riscontri antichi di questa pratica, che anzi di norma ha messo a durissima prova tutti i filologi che avessero cercato di sondarne la genesi. D’altra parte, come ricorda Lelli, in Aspromonte prevalgono in assoluto le superstizioni di origine greca piuttosto che latina, praticamente inesistenti; il che “induce a riflettere sul grado di continuità tra queste popolazioni e la cultura della Magna Grecia, nonché sullo scarso grado di penetrazione della romanizzazione”, autorizzando a parlare di “credenze greche e romane, più che greco-romane, o meglio, di credenze testimoniate per il mondo romano e per il mondo greco”.

[Platì] “Comune in provincia di Reggio Calabria, di circa 3,800 abitanti, spicca in particolare per la sua speciale collocazione geografica, trovandosi incassato in una vallata posta al centro dell’Est dell’Aspromonte. Avvolto da una natura selvaggia e conturbante, è retto sostanzialmente da un’economia di tipo agricolo-pastorale, che ingenera notevoli squilibri nella distribuzione delle ricchezze: cfr. l’opuscolo datato, ma particolarmente efficace, in quanto ‘fotografa’ il periodo in cui la maggior parte degli intervistati viveva la sua giovinezza, di Zangari (1940)”.

Arduino Maiuri
PER UN’ETNOGRAFIA DEL MEZZOGIORNO ITALIANO, Histos 12 (2018)  XXIX-XXXVII
https://histos.org/documents/2018RR06MaiurionLelli.pdf 

Il Prof. Arduino Maiuri è docente di latino e greco presso il Liceo Classico “Cornelio Tacito” di Roma, ricercatore e grande esperto di storia delle religioni, in particolare nel mondo classico, di letteratura latina e storia romana, del sacro nella cultura classica, degli ordinamenti giuridici nei mondi greco e romano, della prima cristianità. È autore, in queste materie, di numerosi articoli scientifici e di libri.

sono pienamente convinto del fatto che la passione non solo vivifichi gli alveoli della nostra esistenza, ma la renda unica.
Sarei inoltre felice di poter leggere le sue "Voci da Platì", poiché convengo con lei sul fatto che l'amore per la terra natia è un bene prezioso.
Con viva cordialità,
Arduino Maiuri
 
oggi ho ricevuto i suoi volumi: sono davvero eleganti e rifiniti, dunque preziosi anche nella loro veste estetica, oltre che naturalmente nei contenuti!
Spero di poterli leggere quanto prima, e comunque non mancherò di tenerla aggiornata.
Con i miei più cordiali saluti, sinceri complimenti ed enorme gratitudine,
Arduino Maiuri