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Visualizzazione post con etichetta I Love Platì. Mostra tutti i post
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lunedì 22 dicembre 2025

Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]





Joyhnny Trimboli - Piccola Monica, 1980


Johnny Trimboli - Come Zingari, 1980

La digitalizzazione dei vinili 45 giri ed i successivi ritocchi e masterizzazione sono di Valerio.

             Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:

giovedì 23 ottobre 2025

I bambini ci guardano (reg. Vittorio De Sica - 1943) REUP



Video Banned by YOU TUBE

Please, VIEW FULL SCREEN and TO BE PLAYED AT MAXIMUM VOLUME.
 

venerdì 17 ottobre 2025

Non c'è due... senza tre [ Irving Pichel, 1946]

 


È in via di ultimazione il secondo volume di 

IPSE IGNORO
I CATASTI ONCIARI DELLA MOTTA PLATI'
1742 - 1754

esso conterrà le seguenti parti dell'anno 1754:

- Banno per le rivele
- Banno per l’elezione delli deputati
- Copia del Parlamento delli Deputati
- Ordine da notificassi li Deputati
- Giuramento alli Deputati e apprezzatori
- Fede del Regim[ento?] per li fuochi assenti, ed esteri Possessori
 - Si folia lo libro dello apprezzo e colli numeri per ogni pagina
- Ordine per li Possessori esteri
 - Fede del regim[ento] e per della rend[ita] delli altri. Si deve rifare
- Stato d’introito ed esito dell’Unità del Regim[ento] sotto pena di falso sugellata
- Fede del Regim[ento] per li beni pos[seduti] il Barone possessore
- Ordine per la rivela del B[arone] Er[ario]
- Fede delli deputati per approvare la fede del Regim[ento] per la rendita dell’altri
- Stabilimento delli deputati per lo prezzo de’ vettovagli
- Volume delle rivele de cittadini ad alfabeto
- Volume delle vergini e vedove
- Forestieri abit[itanti]
- Cittadini Ecclesiastici
- Barone
- Volume de’ forestieri
- Ecclesiastici forestieri
- Spoglio delle rivele
- Banno per la discussione
- Ordine a Deputati ed Estim[atori] per la discussione

sabato 14 giugno 2025

La sconosciuta [Giuseppe Tornatore, 2006]

"You ain't gonna find nothin' down here friend
Except seeds blowin' up the highway in the south wind"
Bruce Springsteen, 1985






Ancora una volta qualcosa di “Ignoto”, frutto di una fortuita visita in un vivaio nella vallata del Careri: il fagiolo Platì. Naturale l’accostamento ai Catasti Onciari della Motta Platì. Notizie sull’origine di questa pianta non si trovano, bisogna affidarsi all’inventiva: certamente è una pianta coltivata nei tempi andati, gradualmente dispersa, risorta per merito di un’azienda della Campania. Come i citati Catasti sono conservati a Napoli, i semi Platì sono un prodotto della valle del Sarno. Essa ha tutte le caratteristiche del paese di cui porta il nome: generosità e calore, adattandosi a qualsiasi territorio in cui migra.

Le foto ritraggono esempi di ciurramesca coltivazione.


 




lunedì 29 luglio 2024

Storie pazzesche - stampare per Platì





"... un progetto particolarmente ambizioso, ambiguo, inaccessibile a quanti ancora vogliono negare l'importanza di Platì, nella storia della Calabria e in generale della Nazione, dall'Unità d'Italia ad oggi ..." M. Papalia
 

sabato 29 giugno 2024

Finding Vivian Maier [Maloof, Charlie Siskel 2013]


E' per
Vivian Maier 
(1926 - 2009)

A sessanta anni di distanza dallo scatto della foto in apertura solo la protagonista ci può svelare chi si trovava dietro la macchina fotografica: lo zio Ciccillo, lo zio Ernesto il giovane? o chi altri? In quei giorni Vivian Maier girava per l' Italia e chi la incontrava non immaginava di avere di fronte una grande fotografa, né tanto meno lei. La pellicola in mio possesso è un medio formato in buono stato di conservazione, epson e photoshop hanno fatto il resto.


 

sabato 13 maggio 2023

Dalla nube alla resistenza [di Danièle Huillet & Jean-Marie Straub - 1979]




Varcando la soglia delle 300.000 visualizzazioni queste pagine si affermano come la prima ed unica guida enciclopedica di e su Platì. Vedo i sorrisi sarcastici di molti ma sento anche la partecipazione dei più. A quest’ultimi come ai primi un Grazie sentito.

sabato 22 aprile 2023

Fiori di zucca [di Stefano Pomilia - 1988]

Ma cosa siamo noi senza la nostra storia?”.

[…] A Reggio, tutto il personale scolastico sa del mio rientro e alla fine di agosto ricevo, tra mille telefonate, anche quella dell’insegnante vicario di Platì con cui decidiamo di incontrarci il primo settembre a Bianco, una località costiera della Jonica, e andare con la sua macchina a Platì, che dista appena qualche chilometro.
Il primo settembre 2013 di buon mattino, intorno alle sei, sono alla stazione centrale pronta, alla primissima esperienza da pendolare, a raggiungere la mia nuova scede di lavoro, Platì un piccolo paese della nostra provincia distante novanta chilometri da Reggio.
È una giornata particolarmente calda, prendo posto in un vagone ancora completamente deserto, i finestrini sono tutti abbassati, l’odore penetrante di treno mi riporta indietro nel tempo, ai miei lunghissimi viaggi verso Venezia, e mi perdo nei ricordi.
Al fischio del capotreno “Tutti in carrozza, si parte!” l’ambiente comincia ad animarsi, ed io mi lascio andare ad un’emozione nuova, quella di disegnare, fantasticandola, la vita dei miei compagni di viaggio, persone mai viste prima e nella mia mente si aprono come in un film pagine avventurose, appassionate, misteriose, enigmatiche, burlesche che mi accompagnano a tratti per quasi tutto il viaggio, fino a quando i miei occhi vengono improvvisamente abbagliati dal sole che salendo dai monti si tuffa con riflessi dorati nelle calme onde del mare. Un viaggio breve, fantastico, molto affascinante!
Alla stazione di Bianco, ad aspettarmi il mio professore, una persona particolarmente garbata.
Attraversiamo in macchina una lunga vallata e strade contorte e ripide che tagliano estese colline e monti sommersi da una lussureggiante vegetazione fino ad arrivare in paese, dopo circa un quarto d’ora.
Platì è un piccolo borgo, sembra isolato dal resto del mondo, ben nascosto, perfettamente mimetizzato col rigoglioso e selvaggio verde dell’Aspromonte, una località purtroppo ben nota per la presenza di famiglie tra le più potenti al mondo della ’ndrangheta.
La scuola è un piccolo, sobrio e ben pulito edificio, il cui ingresso principale dà proprio sull’unica strada che attraversa tutto il paese, mentre il cortile con l’ingresso degli alunni è situato nella zona retrostante.
Al mio arrivo, sono immediatamente accolta da un’atmosfera semplice e particolarmente familiare. I docenti, in massima parte molto giovani, mi vengono incontro con sorrisi raggianti che mi tranquillizzano e mi fanno subito capire la smisurata voglia che hanno di scendere in campo finalmente per cambiare, rinnovandola e migliorandola, l’azione didattica, in una scuola che negli ultimi periodi era rimasta solo a guardare, limitandosi all’essenziale.
Mi fermo molte volte a pranzare con loro e tutto il personale fa a gara per prepararmi piatti prelibati e gustosi. Non dimenticherò mai le frittelle di fiori di zucca della mia carissima assistente di segreteria.
Gli uffici funzionano molto bene per la presenza degli assistenti e del Direttore Amministrativo, tutti non solo molto professionali ma anche bravissime persone.
Viaggio in treno per circa due mesi, poi sono costretta a utilizzare la macchina. Il viaggio di ritorno era sempre un’incognita. Non sempre riuscivo a trovare un pesto a sedere e poi spessissimo, per guasti alla rete ferroviaria, ero costretta a soste che a volte si protraevano per lunghissime, interminabili ore.
Il viaggio in macchia. mi rende più autonoma e libera negli spostamenti, ma poi mi rilassa moltissimo. Accendo la radio ed io che amo cantare, non la smetto se non quando arrivo a scuola.
In un ambiente sereno e fortemente collaborativo anche con le famiglie, il lavoro che è stato sicuramente molto impegnativo, consente alla fine a tutti quanti noi di raccogliere con grande soddisfazione e tantissimo orgoglio risultati importanti e significativi in ogni settore dell’attività scolastica.
Indimenticabile il giorno in cui riusciamo tutti assieme, col nostro presepio vivente a riempire ogni angolo, ogni piccola parte del paese, ricostruendo, con minuziosa attenzione e curandone ogni minimo particolare, le antiche botteghe artigiane. Un intero paese si sente fortemente coinvolto, una comunità fatta di gente semplice che non si tira mai indietro e fa di tutto per non deluderti. Tra quella gente, in quei posti, ho la sensazione di vivere la vera essenza, il vero significato del Natale, non mi era mai accaduto prima di provare emozioni così profonde. […]
Emilia Occhiuto, La casa delle storie, 2021
 

venerdì 14 aprile 2023

HEIMAT [di Edgar Reitz - 1984]

Voci da Platì di Luigi Mittiga è la punta di un iceberg.
I narratori platiesi che ha voluto includere in questo piccola antologia sono le emergenze visibili, quelle che nell’arco di quasi centocinquant’anni hanno trovato spazio sulla carta stampata, con questi o con altri scritti. Ma nei livelli sottostanti, profondi, quello che li tiene in alto, che li sorregge con la sua massa gigantesca è quel racconto corale di un paese che l’autore-curatore ci ha restituito negli anni passati. La Heimat di Mittiga è Platì, direbbe Luigi, utilizzando quel corto circuito tra cinema e vita, tra cinema e memoria attorno a cui ha costruito I love Platì, la sua opera precedente. In quel libro, come nella pagina Facebook dallo stesso nome, e come ancora prima nel blog Da Platì a Ciurrame c’è una vita collettiva che pulsa e brulica, in grado di recuperare le tracce della scrittura e di restituire la dignità di personaggi a quelle persone che, per dirla con lo storico Georges Rudé, potremmo pensare che “non abbiano lasciato dietro di sé che le lapidi e i figli”. E invece! Invece hanno lasciato lettere e poesie, atti giudiziari e atti notarili, memorie, genealogie, fantasie, narrazioni che hanno consentito al loro innamorato cultore di farne le tessere di un puzzle di vita; di mostrare “quante cose si possono vedere succedere quando apparentemente non succede nulla”, per citare un altro grande storico, Giovanni Levi. […]

 Dal teaser di Ida Fazio per Voci da Platì Nove narratori e ventitré racconti dal 1878 ad oggi, Leonida Edizioni, 2022
 

martedì 11 aprile 2023

LA STELLA DEL SUD [di Sidney Hayers - 1968]


Nel primo capitolo di SUD ANTICO di Emanuele Lelli, L’Aspromonte greco, un anziano ricorda nel corso dell’intervista la pratica, costantemente seguita dagli abitanti del paesino di Platì, una volta giunti al Santuario della Madonna della Montagna per celebrarne la festa, di mordere un pino benedetto per stornare qualsiasi rischio di perdersi per strada una volta imboccato il ritorno. Tale discorso suscita in Lelli una spontanea e inattesa associazione, ossia il confronto con il finale dell’Inno a Delo di Callimaco, in cui viene citato un rito particolare, rigidamente osservato dai marinai che sbarcavano sull’isola: in sostanza, essi mordevano il fusto di un olivo, secondo una pratica ricondotta ai giochi di Apollo bambino. Ora, qui il punto più significativo, a parte l’assoluta specularità delle immagini, è costituito dal fatto che non esistono ulteriori riscontri antichi di questa pratica, che anzi di norma ha messo a durissima prova tutti i filologi che avessero cercato di sondarne la genesi. D’altra parte, come ricorda Lelli, in Aspromonte prevalgono in assoluto le superstizioni di origine greca piuttosto che latina, praticamente inesistenti; il che “induce a riflettere sul grado di continuità tra queste popolazioni e la cultura della Magna Grecia, nonché sullo scarso grado di penetrazione della romanizzazione”, autorizzando a parlare di “credenze greche e romane, più che greco-romane, o meglio, di credenze testimoniate per il mondo romano e per il mondo greco”.

[Platì] “Comune in provincia di Reggio Calabria, di circa 3,800 abitanti, spicca in particolare per la sua speciale collocazione geografica, trovandosi incassato in una vallata posta al centro dell’Est dell’Aspromonte. Avvolto da una natura selvaggia e conturbante, è retto sostanzialmente da un’economia di tipo agricolo-pastorale, che ingenera notevoli squilibri nella distribuzione delle ricchezze: cfr. l’opuscolo datato, ma particolarmente efficace, in quanto ‘fotografa’ il periodo in cui la maggior parte degli intervistati viveva la sua giovinezza, di Zangari (1940)”.

Arduino Maiuri
PER UN’ETNOGRAFIA DEL MEZZOGIORNO ITALIANO, Histos 12 (2018)  XXIX-XXXVII
https://histos.org/documents/2018RR06MaiurionLelli.pdf 

Il Prof. Arduino Maiuri è docente di latino e greco presso il Liceo Classico “Cornelio Tacito” di Roma, ricercatore e grande esperto di storia delle religioni, in particolare nel mondo classico, di letteratura latina e storia romana, del sacro nella cultura classica, degli ordinamenti giuridici nei mondi greco e romano, della prima cristianità. È autore, in queste materie, di numerosi articoli scientifici e di libri.

sono pienamente convinto del fatto che la passione non solo vivifichi gli alveoli della nostra esistenza, ma la renda unica.
Sarei inoltre felice di poter leggere le sue "Voci da Platì", poiché convengo con lei sul fatto che l'amore per la terra natia è un bene prezioso.
Con viva cordialità,
Arduino Maiuri
 
oggi ho ricevuto i suoi volumi: sono davvero eleganti e rifiniti, dunque preziosi anche nella loro veste estetica, oltre che naturalmente nei contenuti!
Spero di poterli leggere quanto prima, e comunque non mancherò di tenerla aggiornata.
Con i miei più cordiali saluti, sinceri complimenti ed enorme gratitudine,
Arduino Maiuri

martedì 3 gennaio 2023

Genji Monogatari [di Yoshimura Kōzaburō - 1951]



"Fra una decina di giorni sarà Natale; Luigi arriverà in tempo per assistere ancora, dopo tanto tempo, nella grande chiesa semibuia, alla poetica Messa di mezzanotte, coi limpidi, meravigliosi cori popolari che sembrano uscire dal nulla e invece sorgono dalle labbra delle ragazze inginocchiate nell’ombra. E alla fine della funzione, dopo che le ciaramelle avranno intonato la loro dolce, monotona canzone, i grandi falò improvvisati sulla piazzetta antistante alla Chiesa, illumineranno i volti della gente raccolta intorno... "
Michele Fera, Il ritorno, 1955

giovedì 22 dicembre 2022

This Is Christmas [di Chris Foggin - 2022]

"At Christmas time
We let in light and we banish shade"
Band Aid
La speranza e i suoi gesti
Il messaggio e i messaggi
di P. GIANCARLO BREGANTINI

A Platì, durante la novena che si svolge prestissimo, alle 5. 00, secondo la più fedele tradizione, in una chiesa gremitissima ogni mattina, è stato posto nel cuore della chiesa un grande albero spoglio e nudo.
Colpiva la sua nudità. Esistenziale. Altamente simbolica per attese di giustizia, gridi di pace, speranze nascoste nel cuore di tutti... Tutto vi era rappresentato. A Natale, il miracolo. L 'albero “nudo” ' è stato sostituito da un grande olivo verdeggiante. Non da un albero di abete, che non appartiene direttamente alla nostra cultura, ma da un albero di olivo, quell'albero cioè che orna le nostre colline e ricrea il cuore nel vederlo argenteo al sole, pur nella dura fatica, quest'anno, di un raccolto sotto la pioggia insistente.

A San Luca protagonisti del messaggio natalizio sono stati i ragazzi della Scuola elementare guidati dalle maestre e sostenuti entusiasticamente dal parroco. Hanno ricostruito luoghi e ambienti del tempo di Alvaro, hanno lanciato un messaggio di riscoperta delle tradizioni più genuine del popolo calabrese, pur nella consapevolezza che è “dura la vita dei pastori in Aspromonte”. L ‘intero paese si è mosso, rispondendo con favore alle sollecitazioni e agli stimoli offerti. “Un Natale con i fiocchi”, appunto, anche se di neve non c 'era l 'ombra.

Da Africo è partito invece un chiaro messaggio di impegno ed una proposta decisa. L 'hanno rilanciata i ragazzi, i docenti e soprattutto la coraggiosa preside della Scuola Media. Chiedono un edificio per la scuola. Per capirli, basta visitare un attimo l'attuale sede della scuola, alloggiata in una angusta casa popolare. Le aule, soprattutto del piano inferiore, strette e buie, con una rigida (e purtroppo necessaria!) inferriata alle finestre, danno a tutti un immediato sapore di tristezza. Lì non si coglie il sorriso della vita che dovrebbe accompagnare la voglia di studiare. Eppure, all'ingresso del paese, le fondazioni e i pilastri della scuola ci sono. Svettano verso il cielo, quasi mani imploranti ascolto, ormai stanche per la ruggine e l 'abbandono. La recita in dialetto ha dimostrato, lì come a San Luca qualche giorno prima, che nelle scuole i ragazzi nascondono spesso talenti impensati. Sono un po' tutti attori in questi paesi. A noi adulti, alla scuola soprattutto, la gioia di scoprire che, “dentro il marmo, la statua già c 'è e che va solo liberata dal marmo che la stringe”.

L'Avvenire di Calabria, 6 gennaio 1996


encore

lunedì 19 dicembre 2022

La gentilezza del tocco [di Francesco Calogero - 1988]

Ciao Luigi,
ti mando le foto fatte a Ubaldo con il libro, che ha gradito molto e a cui ho dato il tuo numero.
Ti mando con altra mail (questioni di capienza) anche quelle fatte al banner uscito sulla Gazzetta, nel caso non l'avessi visto.
Ho incontrato Silvana e Totò, a cui ho detto del tuo libro e della citazione che lo riguarda. Mi hanno detto che avrebbero piacere di vederti. Ho dato a Silvana il tuo numero. Lei avrebbe l'intenzione di organizzare una rimpatriata con Francesco Calogero, che verrà a Messina per girare il suo prossimo film.
Sto leggendo pian piano il libro.
Affascinante e sorprendente il racconto di Saverio Mittiga (presumo tuo parente) su Platì e sull'amara storia dei due briganti.
Riguardo al tuo pezzo, non ho trovato quelle incoerenze che paventavi. Certo, per il lettore, c'è qualche difficoltà ad individuare, per es. a pag. 100, i ..."tre Sergio".
Forse il "salto" potrebbe essere a pag. 106, laddove passi repentinamente dal riferire dei cinema gestiti da Gianni Parlagreco a "Totò mi disse...". Non si capisce chi sia Totò (immagino Caratozzolo ma il lettore non lo coglie) e, comunque, il periodo non si lega all'introduzione del capitolo, troppo lontana. Per il resto, mi sembra che vada benissimo.
A presto.
Orazio