Comitato di Assistenza Civile
Deliberazione
N. 5°
Oggetto:
Iscrizione del Comitato alla Croce Rossa
Il
Presidente
Il Segretario
Comitato di Assistenza Civile
Deliberazione
N. 5°
Oggetto:
Iscrizione del Comitato alla Croce Rossa
Il
Presidente
Il Segretario
Curia
Vescovile di Gerace 10 Aprile 1934
Il testo
trascritto [come la grafia] sono nell'Archivio dello zio Ernesto il vecchio. Lo
stesso, come la precedente pubblicazione, testimoniano un dissenso interno alla
Chiesa di Platì allora curata da Mons. Antonio Pipicelli e culminato con la
proposta di creare una seconda parrocchia, quella del SS. Rosario, rimasta
lettera morta. A onor del vero ho il sospetto il Priore Domenico Marando abbia
solo firmato entrambi i testi concepiti dallo zio, visti i contenuti e le citazioni.
Il brano che segue di Gabriel Fauré come la pubblicazione sono per:
Confraternita del
SS. Rosario
Platì
14 - 3 - 934 XII
Ho creduto
doveroso fare i quesiti di cui l’alligato per la ragione che è mio intendimento
trovarmi sulla maestra e mai sulla traversa.
De’ V. E
*Chi non vuol lavorare non mangi. Seconda Lettera ai Tessalonicesi 3, 10
Il documento riprodotto e trascritto proviene dall'archivo dello zio Ernesto il vecchio.
Per gli Alpini
Italiani
Avanti, o agili Alpini, nobili
In alto! Sventoli come segnacolo
Voi, ne lo spasimo di madri tenere,
E dica il plauso, con cui vi seguono
Sac. Ernesto Gliozzi
Nel 1915 lo zio Ernesto
il vecchio aveva 32 anni, il suo ministero sacerdotale lo svolgeva per lo più a
Platì. La Grande Guerra era entrata nella fase più spietata, coinvolgendo gli
eserciti di tutta l’Europa, gli Americani vi parteciparono come in vacanza,
rispedendo a casa conteiners piene di
bare, piante e dimenticate. L’Italia i suoi morti li mise sulle strade e nei
vicoli come indirizzi postali o lapidi ormai erose. Lo zio Ernesto a parte
questo componimento poetico, produsse anche numerosi elogi funebri che hanno
rivisto la luce, dopo oltre un secolo su queste pagine. Quello di oggi era
indirizzato ai piccoli catechizzandi della locride di cui alcuni, male per loro, saranno orfani di
guerra.
Bettina Gliozzi in realtà si chiamava Maria ed era nata a Platì il 22 giugno 1886 da Michelangelo di anni trentatre, vaticale, e dalla sua unione con donna non maritata non parente né affine con lui nei gradi che ostano al riconoscimento. Studiò e divenne maestra di scuola. A Platì il 2 febbraio 1907 sposò Pasquale Romeo di Antonio e Francesca Papalia di anni 29 e con lui un anno più tardi emigrò in America e precisamente a Massena NY dove vissero. Bettina morì il 9 marzo 1968. Il cugino della lettera era Luigi Gliozzi figlio di Francesco e Rosa Fera. Michelangelo e Francesco erano figli di Domenico ed Elisabetta Gliozzi. L'altro cugino di cui lamenta l'improvvisa perdita Bettina era il sacerdote e poeta Ernesto Gliozzi il vecchio (1883-1948), fratello di Luigi e Serafina. Nella foto d'apertura Michele [Mike] il figlio ingegnere industriale è il primo a partire da sinistra.
La precedente lettera di condoglianze è qui: https://iloveplati.blogspot.com/2020/11/un-dolore-improvviso-di-ubaldo-maria.html
Signori,
Signori,
Inchiniamoci!
Ode
Salve,
Divinità del Tevere, creata
In
questo giorno, mai ricordato, in cui
Vedi
gli anni di Pietro, e salve ancora,
O
Sommo dei Devoti!
I
popoli che vedono questo giorno esultano,
Poiché
credono che proprio allora per Te
Trasformi
le lacrime in riso, e in alma
Pace
la guerra.
Tu
per cinque lustri illimitate,
Barbaramente
preparate contro tanti figli,
Nel
corpo a malincuore sopportasti tollerante
Nel
cuore fatiche.
Donde
tanti eventi, se non per il fatto che fosti
L’integro
custode delle Tradizioni e della Fede?...
Che
tu insegni con la tua parola e la tua penna accorte,
Con
la morte proteggi!...
Di
qua ferve la Potenza di questo secolo putrido,
E
ferve il Principe che giace nelle Tenebre,
Stridono
con i denti e stolti tentano
Di
rovinare il Sacro[1]!
Ma
contro la Fede potranno pochissimo
Le
porte degli Inferi, come un’alta canna,
Subito,
anzi, spezzate periranno,
Testimone
il Maestro.
Come
il cane morde la pietra gettata,
Quando,
rabbioso, non può mordere la mano di chi gliela scaglia,
Così
fanno anche quelli che vedono il dono della Fede,
Ma
non possono toccarlo.
I
perfidi insultano il trono di Pietro e quella
Che
in tutto il mondo è venerata con pia devozione,
La
tua vecchiaia, la insultano tra la gente,
Dicendo
il falso!...
E
Dio stesso, per confondere gli ingiusti,
E
garantirti di nuovo cari fedeli,
Questo
Sole con nuova e insolita luce
Fece
sorgere.
L’ascesa
al soglio in questo giorno manifesta al Mondo
Che regni
col cuore, con l’anima, sui tuoi,
Che
s’impegnano tutti insieme per pagare il tributo
D’un tenero
amore.
Da qui
celebrano felici la tua vecchiaia,
Ti
salutano a gran voce, con le mani piene
Di corone
il seggio reale del duplice diritto[2]
Ornano di
fiori.
Testimonino
la loro gratitudine per un favore così grande,
Di qui si
dirigono in chiesa e chiedono calorosamente
Che il
Signore almeno fino a un secolo di vita
Ti
protragga gli anni.
Li
protrarrà!... verrà il tempo in cui i ribelli
Tristi
vedrai coi tuoi occhi
Implorare
il perdono ai tuoi piedi, con la fronte
Cosparsa
di polvere.
O Padre
benevolo, gioisci di una grande felicità,
Dio
prepara allori trionfali[3]
Per la
nave dei misteri e per te che la governi,
Percossi i
flutti[4].
Allora la
gioia sarà piena per il popolo e per Te,
Che
l’avrete ottenuta, con lo stupore delle persone,
Allora
“PIO NONO” e “salve” ripeteranno
Entrambi i
Mondi!
………………………………………………………………………………………………………………......
Vincenzo Fragomeni, Canonico Penitenziario della
Chiesa Cattedrale di Gerace
Il
celeberrimo Don Antonio Pujia, Arcipresbitero di Filadelfia, una volta che ebbe
letta quest’Ode, onorò molto l’autore, che era un suo Amico, con i seguenti
versi, composti secondo lo stesso schema metrico:
Modulando
la strofe saffica, o amico,
Prepari
innumerevoli allori,
Oh!
voglia il cielo rendere realizzati
Gli auspici formulati.
La
Volontà della Provvidenza divina, del Vecchietto sacro che indossa l’emblema
della dignità sacerdotale,
Che
conserva le chiavi del fedele Pietro,
Finché
supererà i colpi ostili
Protrarrà
l’esistenza[5].
[1] Il punto dopo Sacra andrebbe eliminato per recuperare il senso del periodo, che
così torna (stolidi, nominativo
plurale maschile, si riferisce sia a Potestas
che a Princeps e la concordanza viene
rispettata). Un’ipotesi più indolore potrebbe essere quella di tramutare il
punto in virgola, anche se in linea di principio qualsiasi modifica al testo
tràdito per me risulta sempre dolorosa. Notevole la frequenza delle iniziali
maiuscole, che ho cercato di mantenere, compatibilmente con le esigenze della
traduzione.
[2] Chiaramente umano e divino.
[3] Endiadi.
[4] Le virgole nel testo sono un po’
libere, ma questo è il caso più particolare: nell’ablativo assoluto fluctibus ictis, stando almeno a questa dispositio verborum, non dovrebbe
esserci alcun elemento separatorio.
[5] Ho mantenuto la
disposizione dell’originale latino, ma in realtà il periodo andrebbe riordinato
nel seguente modo, per una sua migliore fruibilità: «La Volontà della
Provvidenza divina protrarrà l’esistenza del Vecchietto sacro che indossa l’emblema
della dignità sacerdotale e conserva le chiavi del fedele Pietro, finché
supererà i colpi dei nemici».
Il Canonico Vincenzo Fragomeni (16 dicembre 1814 - 10 maggio 1884), geracese, compose l'ode in occasione del faustissimo giorno 23 agosto 1871 in cui Pio IX raggiunse gli anni ed i giorni del supremo pontificato di San Pietro in Roma.
Don Antonio Pujia (Filadelfia, 1818 -1886), fu arciprete di Filadelfia (VV)
Il documento originale apparteneva al sacerdote Prof. Rosario Oliva di Platì, ceduto dallo stesso ad Ernesto Gliozzi il vecchio.
Questo post è un'occasione per ricordare Larisa Yefimovna Shepitko (1938 - 1979) "one of the most prominent Soviet filmmakers".
“With nothing on my tongue but Hallelujah” Leonard Cohen
Per portare
a termine il tour intorno a “Morte e Pianto Rituale” nel nostro paese torniamo
da dove eravamo partiti: Ernesto Gliozzi il vecchio! Gli stessi tributi resi
agli altri li ebbe lui con il primo reportage fotografico fatto in paese su un
evento luttuoso, divenendo così Storia di Platì, seppur negata come tante altre
storie più vicine a noi.
1 – Il
Messaggero
https://iloveplati.blogspot.com/2016/09/giglio-infranto-reg-david-wark-griffith.html
2 –
Domenico Marando
https://iloveplati.blogspot.com/2016/09/giglio-infranto-pt2.html
3 –
Giovanni Andrea Oliva
https://iloveplati.blogspot.com/2016/09/giglio-infranto-pt-3.html
4 – Il
padre dei Luigini
https://iloveplati.blogspot.com/2016/09/giglio-infranto-fine.html
5 – Cordoglio
e “ccuppagnamentu”
https://iloveplati.blogspot.com/2011/10/quattro-matrimoni-e-un-funerale-reg.html
“Già gli apocrifi Atti di Pietro e Atti di Andrea mostrano come la
mentalità cristiana fosse orientata verso l’orazione funebre quale parte
integrante del funerale: ma soltanto col quarto secolo, con la vittoria della
Chiesa e la conquista della sua libertà, ha inizio la classica età delle
orazioni funebri cristiane, con i massimi elaboratori di tale genere che furono
Gregorio di Nazianzo e Gregorio di Nizza in Oriente e Ambrogio in Occidente”. Ernesto De Martino, Morte e pianto rituale nel mondo antico: dal
lamento al pianto di Maria, 1958
Quelle che seguono sono le orazioni funebri scritte
e recitate da Ernesto Gliozzi il vecchio per le persone ricordate accanto al
titolo. Vano è illudersi che saranno oggetto dello studio che meritano e di cui
parte hanno rivisto la luce tra le pagine di I Love Platì, il
libro. Le orazioni funebri come il pianto rituale ed il pianto delle prefiche
erano eseguite su commissione da parte delle famiglie più agiate e per questo retribuite
dai committenti. Non escludo che anche lo zio Ernesto il vecchio fosse stato compensato
per i suoi interventi, che gli venivano anche da altri
luoghi della locride, attraverso lo sfoggio della sua formazione umanistica,
onde attirare l’attenzione del numeroso pubblico che in quelle occasioni
dolorose partecipava numeroso. I
tempi in cui visse lo zio sono passati come acque pluviali dentro una
gronda, e le donne che si buttavano nel pianto, con o senza compensi, talvolta
strappandosi i capelli, anche esse hanno fatto la loro epoca, come quelle
precedenti di cui si è occupato il professor De Martino nel lavoro citato in
apertura.