Era
uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il
suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio
Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a
tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava
mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di
carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi
navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre
pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia
un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel
dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di
noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando
verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia
nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte,
sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere
assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto
e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance
dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero
mai finiti …
MARIA


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