il racconto
L'abbandono
e la speranza
La chiesa che aspetta d'essere aggiustata
A Platì un simbolo di salvezza e riscatto
DI ANNUNZIATA DEMETRIO
Storia di un abbandono, e di una speranza.
Per caso due anni fa, una cara amica e
collega architetto, Rosalba Romeo, mi parlò dell'esistenza di una
chiesa abbandonata a Platì.
Dapprima non ci feci caso, e per la lontananza,
chiesi a Lei di andare per dare un’occhiata. Mi telefonò dalla chiesa stessa dicendomi
che era bellissima. II giorno dopo decisi di andare, soprattutto per la sua
insistenza ed anche perché la cosa mi incuriosiva. Platì, 106 Km da casa mia,
poco meno di due ore di viaggio. Arrivammo.
Un paese normale, se non ne avessi conosciuto
le vicissitudini di cronaca ben note a tutti. Una passeggiata tranquilla, un sacerdote (Padre Ettore)
ed una monaca (Suor Annalia) disponibili ad aprirci la chiesa intitolata alla
Madonna del Rosario, chiusa dal 2005 per un’ordinanza del Sindaco, a causa delle
sue precarie condizioni di conservazione che mettevano a rischio l'incolumità
delle persone. Appena entrate, la mia impressione fu quella di scoprire qualcosa
di bello e infinitamente interessante e soprattutto bisognosa di aiuto.
La chiesa si presentava a navata unica con un
impianto classico, con sviluppo longitudinale rettilineo e regolare che si compie
con il fondo absidale curvo a tutto sesto e il coro, collocato in prossimità
dell’ingresso. La cosa che più ci colpì furono le pregevoli decorazioni di
ispirazione classica e di gusto eclettico sia sulle pareti che sul soffitto,
stucchi di colore bianco e verde e numerosi affreschi.
Particolare il soffitto con al centro un
dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e ai lati dei dipinti sulla vita di
Gesù. La zona absidale. custodiva il tabernacolo, variamente decorato che
ospitava la statua della Madonna.
Tutti i decori sono stati realizzati nel1938 quando
si ferma la storia bella della chiesa, che in quel tempo venne restaurata da un
allora giovane sacerdote, Don Francesco Gliozzi, con l’aiuto economico della popolazione.
La chiesa è ubicata in via San Pasquale, toponimo rimasto dal nome originario del
santo a cui fu da subito intitolata.
In passato la chiesa doveva rivestire un ruolo
significante nella vita religiosa della comunità che proprio in quella chiesa festeggiava
alcune significative ricorrenze religiose come la festa del Rosario che vedeva l'arrivo
di molti fedeli anche dai paesi vicini.
Così l’incanto di un luogo abbandonato, emblema
di questo paese sperduto dell’Aspromonte, ci ha conquistate tanto da farci
tornare più volte, per i rilievi, per la ricerca di notizie storiche, di
vecchie foto, ecc.
Durante i sopralluoghi la gente si avvicinava
con fare curioso, ma non troppo, misurando le domande che erano soprattutto del
genere: «L’aggiustati a Chjesa? Avi tantu che è chjusa ... mah»-.
Così andiamo alla ricerca di notizie storiche
di memorie. Senza problemi. Tutti rispondono secondo i ricordi. Ma senza slanci
o speranza che il nostro interesse possa cambiare le cose, ancora senza speranza.
Solo il sindaco del tempo, Michele Strangio, sorpreso dal nostro interesse si entusiasma.
La nostra testardaggine, ci fa redigere un progetto
ben dettagliato, che doniamo alla parrocchia, il cui referente è Padre Ettore Viada,
un frate dell’Ordine dei Missionari della Consolata di Torino, piemontese doc, che
dopo tanti anni vissuti in Africa arriva a Plati. Ancora più testarde
prepariamo, unitamente alla Curia di Locri, dotata di personale sempre
disponibile ed entusiasta sotto Ia guida di Don Enzo Chiodo, tutto quanto
necessario per fare dichiarare la nostra chiesa bene culturale.
Ci riusciamo, la chiesa viene dichiarata bene
di interesse storico artistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio
con Decreto n. 1014 del 30.11.2011 emesso
dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria – Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Evviva.
E allora? Non succede niente. Non è possibile.
Davanti a questo fatto importante e straordinario in sé, ma che a
Platì dovrebbe provocare davvero un sussulto e non restare solo un documento amministrativo.
Niente. Considerare questo importante fatto positivo solo un semplice atto
amministrativo significa perdere ogni speranza e un’occasione per questa terra
dimenticata e bistrattata. II significato dell’attenzione a questa piccola ma
bella chiesa non è esclusivamente professionale, ma simbolico, nella nostra
terra, la lotta contro la non cultura va combattuta svolgendo fino in fondo il
proprio ruolo. Bisogna guardarsi intorno per capire le cose e come si possono
migliorare.
La chiesa di Maria SS. del Rosario a Platì fa
parte del mio intorno, delle cose che mi interessano come simbolo di una
Calabria che spesso dimentica sé stessa e la sua memoria. Per questo ho deciso
di comunicare questa notizia, e quant’é importante l’attenzione e l’azione verso
dei simboli, come può essere una chiesa, che è un luogo di tutti, ma allo stesso
tempo intimo, che tocca la parte più profonda dei Cuori dei credenti e di
quelli the non credono. Credo sia fondamentale dare una risposta a quei platiesi
che domandavano se la chiesa sarebbe stata “aggiustata”. Desterebbe sorpresa e sortirebbe
la speranza persa. Ritengo infatti, che riaprire una chiesa, riconsegnarla ad
una comunità rassegnata, rappresenti un segno di speranza, che può farla riappropriare
della propria memoria che altrimenti si allontana dalle proprie radici.
Lo scopo del racconto di questo incontro con
la Chiesa di Maria SS. del Rosario è dire che a Plati c’è una chiesa bella e abbandonata
che ha il diritto di tornare alla vita per la Sua gente. Se è vero che la
bellezza salverà i! mondo, allora può essere un’idea partire da Platì.
calabria ORA, 19 giugno 2012
L'immagine d'apertura è conservata nell'Archivio Storico Gliozzi-Mittiga, ora A.S.G.M.
Le foto di Platì e quelle all'interno della chiesa del Rosario illustravano il testo trascritto.
In chiusura un particolare del soffitto in uno scatto risalente al 1994 A.S.G.M.
La dott.ssa Annunziata Demetrio, Pellegrina di Bagnara Calabra, è un architetto che ha svolto numerosi incarichi specialmente nella provincia di Reggio Calabria. La chiesa del Rosario è stata ritrutturata e riaperta al culto in anni recenti. Nulla si sa se i lavori di restauro hanno usufruito del contributo degli architetti Annunziata Demetrio e Rosalba Romeo, s'è stato mantenuto il Decreto n. 1014 del 30.11.2011 emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. D'altronde manca un'indicazione turistica che segnala al turista per caso come arrivare alla chiesa Nessun stupore visto che neppure la lauretana statua seicentesca, dentro il duomo, usufruisce di segnaletica turistica.
Questa pubblicazione è per gli zii, sacerdoti Ernesto Gliozzi il vecchio (18883 - 1948), Francesco [Ciccillo] Gliozzi (1908 - 1975), Ernesto Gliozzi il giovane (19015 - 2008) che hanno speso parte del loro incarico sacerdotale per il mantenimento della chiesa del Rosario di Platì.








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