Powered By Blogger

martedì 30 dicembre 2025

Star Wars [George Lucas, 1977]

del cor mio i palpiti 

Francesco Portolesi


 

EPISTOLA QUARTA

                                                                      AL MAESTRO ROSARIO FERA
                                                                                        COMMISSARIO IN PLATÌ
  Ahi! maestro insigne!
  Pessimo giuoco avete fatto alla vostra causa, affidandovi, nel rispondermi, alla imbecille firma del gerente responsabile.
  Mascherina ti conosco!
  E’ tutto dire a Platì, la feccia e il trivio, la depravazione e la suburra.
  Per costui adatto a me i versi del poeta immortale: «Non ti curar di lui ma sputa e passa». E sputo e passo!
  E vengo a voi, maestro Fera, chiedendo venia, agli amici che mi seguono, se mi sia un tantino distratto con Domenico Campi e C. i. Una battuta di attesa quella mia e una necessaria chiarificazione per chi vive lontano dal delizioso vostro Comune.
  Dicevo, dunque, pessimo giuoco il vostro quello di accozzare alla meno peggio quattro periodoni ormai fatti e rifatti e mandare fuor la panacea a firma d’un disgraziato che, senza badarci, rischia di fare le spese per tutti.
  Ed è indegno, indegno assai, per un maestro elementare e più per un avvocato del vostro valore, che altri firmi una certa difesa da voi compilata ad esclusivo vostro uso e consumo.
  È indecoroso, e quanto, per un fascista tutto fede, e peggio, per un segretario politico tutto ardore, il servirsi del più abietto e del più vile rettile umano, ex disertore e per giunta, onde parare i colpi che l’avversario, da voi tirato in lizza - nella illusione che fosse un vigliacco – magistralmente si appioppa sul mal fermo groppone.
   E’ nauseante poi addirittura che un funzionario, dallo sguardo diritto, e  dal cipiglio fiero, scriva la sua difesa e la mandi poi in giro – nella speranza di non essere scoperto - con la firma d’un proprio dipendente e salariato, sia esso il tesoriere provvisorio del Comune o l’appaltatore del dazio o l’accalappiatore di cani.
  E’ triste, triste, triste.
  Di fronte a tanta volgarità di finzione e a tale miseria di animi, sento ingigantire me stesso; sentomi sollevato di mille e mille cubiti, mentre il disprezzo e la pietà mi tiene.
 Oh! no, non credevo dovesse cosi melanconicamente la lotta che il mio rivale - baldanzoso e spavaldo - aveva fatto intendere gigantesca; egli che si figurava come un titano della penna, mentre nascondeva nella molle arena del circo i piedi di argilla e cautamente celava sotto la maglia dello schermitore la viltà del suo cuore meschino.
  E‘ triste, triste assai!

  Né il vano gracidare mi tange.
  Che io abbia rubato nella gestione annonaria del Comune per lire trecentomila lo avete detto financo alle pietre. E’ da dieci mesi che lo predicate al minuscolo gregge ed è mille e mille volte che lo ripetete nelle vostre scritta.
  Ed io vi ho risposto di già nella mia prima epistola, che fingete di non aver letta. Né credo di dovermi ripetere, ma ad essa vi rimando.
  Pensate forse che io infilzi vocaboli a vocaboli per il gusto matto di riempir delle pagine? No, maestro, le mie parole hanno tutte un nesso e tutte vi sono artatamente  poste.
  Siete voi, che, al costo di serii o lievi argomenti, da opporre alle mie  rivelazioni, girate al largo con la solita tiritera rivolgendomi delle parole più o meno biliose, che tradiscono la vostra interna ambascia; siete voi, che scioccamente pensaste di potermi distrarre dalla diritta méta, offrendomi a bersaglio — lurido cencio umano — il gerente responsabile.
  Né capisco a che pro avete stampata la filatessa del 28 febbraio u. s., a me dai qualche giorno pervenuta. Con essa né mi attaccate, né vi difendete. Immaginate forse di avermi demolito col dire che sono un ex prete? Collega a Paolo di Tarso, no: per amore del cielo non dite simili corbellerie!
  A me certo non potranno rinfacciarsi le metamorfosi della vostra brillante carriera.
  Ricordo brevemente.
  Foste, come me, chierico, uscito dal seminario, vi ascriveste — facile passaggio - al partito massone e ne seguiste per qualche tempo il rito, mostrandovi entusiasta e fido gregario. Poi il sole dell’avvenire vi attrasse nelle sue smaglianti spire e sognaste chi sa quale dolce miraggio di ricchezza e di benessere, finché un giorno mons. Migliaccio non venne a Plati per impiantarvi una sezione del partito popolare ed una banca.
  Allora foste fra i primi ad iscrivervi e nella riunione tenuta in casa di Mons. Mittiga, aveste il battesimo della nuova fede con il fervore e la gioia d’ un neofita.
  E cosi, con uguale dedizione, passaste al bolscevismo e da questo al fascismo, salvo a ripigliar domani vostro fatale andare.
  Io rimango pur sempre un ex prete... e me ne vanto!
  E se permettete — vivo un tantino anche di reminiscenze che per me sono di poesia e di lettere, come potranno essere per voi di pittura, con pastelli e macchiette.
  Si vive un po’ tutti del nostro passato!
  Né fate a voi buon servizio, maestro illustre, col darmi dello straccione, sforzandovi a dimenticare che, non una, ma più e più volte, avete bussato alla mia povera scarsella (come dico ben!) e ne conservo documenti. Per quanto la memoria mi faccia difetto, ricordo di non essermi mai vestito col superfluo della vostra ricca, guardaroba; né mio padre - sant‘ armuzza - fece mai il massaro di casa Fera.
  E niente, pur sapendo di mentire, - vecchio metodo il vostro - quando asserite che io «implorai dal fiduciario Marcianò l’incarico di costituire un fascio a Plati e fui messo recisamente alla porta».
  Amico dott. Polito, tu che ne sai qualcosa, che te ne pare del metodo Fera e Comp.i?
  Ma, purtroppo, la bugia ha le gambe corte, signor maestro!
  Documenti che sono in mio possesso possono darvi la più umiliante e clamorosa smentita.  
  E intano, con Fucci e Bianco, Bianco e Fucci, non una avete osato smentire delle mie rivelazioni sul vostro conto; non ad un solo avete risposto dei miei inviti categorici. E ne ho detto di belle e carine, egregio avvocato!
  Altro che fuoco di paglia il mio, se la mia prima epistola vi ha spinto a venire a trovarmi financo in casa e cercarmi in campagna con guardie e carabinieri, onde trarmi in arresto - dicono i vostri dipendenti – non so se per oltraggio al pudore o per ingiuria alla maestà del funzionario.
  Ciò vedremo in seguito e per altra via; come avremo modo di vedere e documentare da quale parte stiano le azioni turpi e disoneste.
  Oh se la prudenza non vi avesse indotto a trincerarvi dietro il comodo paravento della legge. Allora si, egregio maestro, che potremmo divertirci e sollazzarci; allora sì che la predica sarebbe stata proficua, in questa santa quaresima e gli amici ne avrebbero tratta ammirazione.
    Platì, 14 marzo 1924
   FRANCESCO PORTOLESI


In apertura un collage con Franceso Portolesi (1883 -1951)
Lo stesso è apparso qui:



venerdì 26 dicembre 2025

IL PRANZO ONIRICO [Eros Puglielli, 1996]


Era uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte, sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero mai finiti …




 

lunedì 22 dicembre 2025

Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]





Joyhnny Trimboli - Piccola Monica, 1980


Johnny Trimboli - Come Zingari, 1980

La digitalizzazione dei vinili 45 giri ed i successivi ritocchi e masterizzazione sono di Valerio.

             Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:

giovedì 18 dicembre 2025

Un paese di Calabria [Shu Aiello/Catherine Catella, 2017]

IL «CHI È» DI PLATÌ 

  Plati è un centro a prevalente economia agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia la valle di Plati (kmq. 50,01).

  Plati (300 m. sul 1ivel1o del mare) dista 98 chilometri da Reggio Calabria, 120 da Catanzaro, 14 dalla montagna, 15 dal mare, ed appartiene al comprensorio della Locride.
  Secondo i dati del censimento 1951- 61 gli abitanti sono 5120, di cui 1428 nella frazione Cirella Gioppo, 79 nella contrada Senoli e 475 nelle case sparse.
  Nei censimenti successivi si evidenzia una diminuzione della popolazione ed una riduzione della popolazione attiva.
  Si tenga conto che dal1’unità d’Italia in poi, soprattutto a causa dell’emigrazione, la popolazione è notevolmente diminuita: all’epoca del censimento del 1861 (il primo censimento dell’unità) la popolazione era di 9989 abitanti.

Calabria A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992 

ancora:


 

lunedì 15 dicembre 2025

UN'ORA DI FELICITA' [Herbert Maisch, 1939]



 ORA EUCARISTICA

  ”L’ Ora Eucaristica Sacerdotale” che il Curato Catanoso da Pentidattilo* ha dato alle stampe, è una manifestazione d’amore verso l’Ostia Santa e merita ogni attenzione, massime da parte dei sacerdoti. Sono sfoghi d’un’anima, innamorata che, trepidante, s’avvicina all’Altare e come Mosè col roveto ardente conosce pur troppo che quel luogo è santo.
  Non dunque le frasi altisonanti che sanno di menzogna, non una veste più scintillante; ma la pura e semplice parola del cuore, che scorre limpida, è l’ornamento più, bello del libretto, che venne fuori dalla Tipografia dello Spirito Santa in Roccella Jonica.
  E quando avrete letta, tutta d’un fiato la piccola produzione stupenda, vi domandate se l’Ora è  passata troppo presto o vi siete dimenticati del tempo, giacché è tale l’attrazione che vi conquide che voi vorreste continuasse ancora.
  So che molto i sacerdoti potranno ricavare di utile per le anime loro, praticando la dolcissima Ora dinanzi a Gesù Sacramento ..., ma quando sono guidati, direi così, per mano da un loro confratelllo più buono, semplice ed entusiasta, allora accresce l’utile, perché è maggiore l’effetto.
Il Catanoso non ha pretenzioni se non una sola che é santa: quella di fare del bene e ci è riuscito. Onore a lui, Gesù in Sacramento che è il centro e la sintesi di tutte le affezioni, voglia ispirare in noi la necessità di stringerci intorno al suo tabernacolo e fare dei veri sacerdoti eucaristici, spogli di tutte le mondanità e ricchi solamente di celeste amore.
  Intanto al Collega Catanoso una sola parola: Grazie.
Platì 14 - 12 - 1915
Sac. E. Gliozzi.
Pubblicato su L’ Amico dei Piccoli GIORNALINO QUINDICINALE PER I FANCIULLI Gioiosa Ionica 15 – 12 1915
 
*Gaetano Catanoso, oggi San Gaetano Catanoso (1879 – 1963).
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Catanoso

In apertura un ostensorio (se. XIX) che si poneva sull'altare nel Duomo di Plati, portato anche in processione nel giorno del Corpus Domini. 

 

lunedì 1 dicembre 2025

SORELLE [Marco Bellocchio, 2006]


Pina Miceli
(al centro in alto)
25 settembre 1946 - 27 novembre 2025

SORELLE SI DIVENTA

 Ad un certo punto la differenza d'età non si sente più: ci separavano sei anni ma non ce ne siamo mai accorte. Eravamo diverse ma compatibili, lontane ma sempre vicine, ci piaceva ridere, ci piaceva andare al mare ci piaceva andare a Roma. Nei caldi pomeriggi d'estate, da adolescente, mi precipitavo a casa sua dove si ricamava e si rideva spensierate, felici dell'aria fresca, del pane col pomodoro "stricato" che sua mamma ci preparava. Lei era delicata, discreta, sempre certa di essere meno delle altre e invece era bellissima, con una classe innata, di quelle che con uno straccio addosso faceva tendenza. Aveva un sorriso dolce, mai un'alzata di voce. Piangeva delle angherie che la vita le presentava. Aveva una grande fede cioè aveva fiducia in Dio e negli uomini. Amava chi la circondava senza risparmiarsi. Aveva paura delle sue paure ma le affrontava, aveva paura del futuro ma lo affrontava con delicatezza. incarnava situazioni antiche tipiche delle nostre parti “ciò che ti accade deve accadere". Eppure questa sua complessità si traduceva nella dolcezza dei suoi sorrisi, nella volontà di accontentare tutti. Ha minimizzato lo straordinario di certe scelte non si è mai vantata delle sue conquiste. Ci siamo frequentate sempre con assiduità, parlarci e confidarci era un'abitudine. Non avevamo sorelle ma sorelle ci siamo ritrovate. e la ritrovo nelle foto, nei messaggi nel ricordo della sua voce. La penso polvere posata sugli oggetti che mi ha regalato, soffio nei ricordi che a lei mi legano, meteora in un cielo che oggi è buio. Ciao Pina.

Maria



 

mercoledì 26 novembre 2025

Giustizia a tutti i costi [John Flynn, 1991


In Nome di Sua Maestà Umberto Primo per la grazia di Dio 
e per volontà della Nazione 
Re d’Italia
 
Estratto dai registri delle sentenze originali, emesse dalla Conciliazione del comune di Careri nell’anno mille ottocento ottantotto
La Conciliazione del comune di Careri, ha messo la seguente sentenza all’udienza del nove Agosto mille ottocento ottantotto
In Nome di Sua Maestà Umberto primo per la grazia di Dio e volontà della Nazione re d’Italia = Il Signor Stefano Barletta, Conciliatore del Comune di Careri ha emesso la seguente sentenza alla udienza del nove Agosto mille ottocento ottantotto =
Nella causa tra il Signor Gliozzi Filippo fu Giuseppe Arciprete Domiciliato e residente in Natile, attore comparso personalmente = contro Agresta Rachela fu Giovanni, possidente, domiciliata e residente in Natile convenuta presente. L’attore Signor Gliozzi ha conchiuso  per l’aggiudicazione della sua dimanda, contenuta nell’atto iniziativo, pregando la giustizia di condannare la convenuta stessa al pagamento di lire trenta per conto fatto = In fatto = Esso istante Signor Gliozzi, mercé atto di citazione a biglietto in data sei del corrente mese di Agosto, per ministero del messo della Conciliazione Signor Pelicanò, chiamava la convenuta Agresta per comparire innanzi alla giustizia conciliatrice alla udienza di oggi, onde rispondere del pagamento di lire trenta dovute per conto fatto, rinunziando il dippiù per regolare la competenza del Conciliatore = Chiedeva la rivalsa delle spese del giudizio = Chiamata in udienza la convenuta si è presentata, ed a dimanda della giustizia ha impegnato l’asserto dell’attore = L’attore Signor Gliozzi a sua volta, ha pregato la giustizia di sentire la prova che a questa udienza stessa produce =  Due testimoni sono stati intesi, e non ostante che dalla dichiarazione di essi non si rileva la liquidazione del conto tra i due contendenti, pure risulta che la convenuta Agresta avea assunto l’obbligo verso l’attore Signor Gliozzi di pagare una terza parte dello spesato occorso per la celebrazione della festa di San Pietro e di San Paolo, ed oltre due terze che dovevano essere corrisposte, e ciò perché i medesimi rivestono in qualità di procuratori dei prelodati Santi. Risulta del pari che il complessivo ammontare delle spese era di lire novantasei = Terminato così il mezzo della prova a carico la convenuta non ha chiesto il beneficio della riprova = In dritto = Atteso che dalla prova prestata dall’attore Signor Gliozzi consta implicitamente l’obbligazione della convenuta Agresta di pagare a costui la terza parte dello spesato occorso per la celebrazione della festa di San Pietro e di San Paolo,  e che quindi la dimanda deve essere aggiudicata, constando inoltre che della terza parte sarebbe ammontata a lire trentadue, delle quali il Signor Gliozzi si limitava di chiedere solo lire trenta, rinunziando il dippiù per regolare convenientemente la competenza del conciliatore adito. Considerando che la Signora Agresta allo espletamento della prova a carico, non ha chiesto il dritto della riprova, e neppure ha dimostrato con elemento di sorta quanto eccepiva pima in ordine allo sconoscimento della dimanda = Considerato che le obbligazioni debbono essere soddisfatte da chi assume la tenutezza =  Letto ed applicato l’articolo trecento settanta del Codice di Procedura Civile = che le spese del giudizio stanno a carico della parte soccombente = Considerato che d’altronde, come da dichiarazione dell’attore Signor Gliozzi, la convenuta Agresta avea corrisposto in conto lire dodici, e che le stesse debbono disfaliarsi dallo ammontare della dimanda = Per quali motivi = Noi Stefano Barletta, Conciliatore del Comune di Careri, definitivamente pronunziando in contradditorio delle parti, condanniamo la compulsa Signora Agresta di pagare all’attore Signor Gliozzi lire diciotto di sorte principale e lire due e centesimi quindici di spese liquidate sino alla presente sentenza = Così pronunziata in Careri alla suddetta udienza in presenza delle parti = Il Conciliatore Stefano Barletta = Pubblicata alla suddetta udienza in presenza delle parti = Il Cancelliere F. Macrì = Comandiamo a tutti li uscieri che ne siano richiesti ed a chiunque spetti di mettere ad esecuzione la presente, al ministero pubblico di darvi assistenza, a tutti i comandanti ed uffiziali della forza pubblica di concorrervi con essa quando ne siano legalmente richiesti = La presente copia conforme all’originale viene rilasciata in forma esecutiva a richiesta dell’attore.

Careri ventuno Settembre mille ottocento ottantotto.
Il Cancelliere F. Macrì
Specifica
Carta per la presente da notifica in fogli 4    £. 0,40
Dritti                                                                          “  3,20
Copia esecutiva                                                      “  0,25         
Totale lire tre e centesimi ottantacinque       £  3,85
 
Il Cancelliere
 F. Macrì 

Mercé i santi natiloti Pietro e Paolo che hanno messo lo zampino, la loro solennità si è tramutata in un atto di giustizia con tanto di Conciliatore, fruttando al sacerdote, meglio dire ai "procuratori dei prelodati Santi" la somma di £. 18. Facendo così sporcare le mani e la reputazione allo zio Filippo. È anche la redazione del testo quello che interessa oggi, con parole e procedure ancora immutati.

Il Cav. Stefano Barletta è apparso dapprima qui: 




 

venerdì 21 novembre 2025

Anime sulla strada (路上の霊魂, Rojo no reikon) [Minoru Murata, 1921]

"Anche le rose hanno le spine e la vita è fatta di addii". 
Yūzō Kawashima, 1959


Giuseppe Rosario Rocco (Peppe) Rinaldo
05 - gennaio - 1939 / 13 - settembre 2025




Ahimè non posseggo una foto migliore di Peppe Rinaldo per cui sono stato costretto a schermare il video che in origine apparve qui:
https://iloveplati.blogspot.com/2011/11/la-casa-senza-tempo-regandrea-forzano.html
in tutt'altro contesto, trasformandosi oggi in un'assenza, meglio, assenze, nel paesaggio, come nei film di Wakamatsu Kōji* e  Adachi Masao. Ebbene, lo stesso video, il Nostro/Vostro Tubo pensò bene, per lui, di bandire.
Persona molto socievole e disponibile, Peppe Rinaldo ebbe in sorte di vivere i momenti critici degli ultimi sessanta anni della storia di Platì. Ci ha lasciato tristi, e con sè s'è portato tante di quelle storie che non vedranno mai la luce. Negli anni dei miei assidui ritorni, quando gli zii non erano ancora ricordi, prima di salire al paese, passavo da casa dello zio Pepé a Bovalino, lì puntualmente trovavo Peppe in stretta conversazione con lo zio. Lasciandoli mi domandavo quanti taciti segreti segretissimi intrecciavano tra loro.

^^^^^^^^^
Peppe Rinaldo lo trovate anche qui:

^^^^^^^^^

Il primo video è senza strato sonoro, il secondo incorporato ascoltate Days of Heaven (1978) del Maestro.

mercoledì 19 novembre 2025

Verso il sole - Miniserie In Progress - Il Sole: Giuseppe, Mario e Bruno



Parto trigemino

a Cirella di Platì 

Locri, 4 maggio

 (f.t) - In Cirella di Platì la casalinga Franca Polito di Rocco, di 27 anni, ha dato alla luce, assistita amorevolmente dal sanitario dott. Bruno Luscrì, tre maschietti ai quali sono stati imposti i nomi rispettivamente Giuseppe. Mario e Bruno.
 L’ultimo, nato un giorno dopo i primi due, ha avuto imposto il nome del medico, in segno di gratitudine per gli sforzi da questi compiuti onde farlo sopravvivere.
 Puerpera e neonati godono ottima salute.
GAZZETTA DEL SUD 5 MAGGIO 1956
(f.t) Francesco Tedesco


La foto in apertura, rubata sul web e adattata, è di fatto esplicativa, non avendo continuità col testo che segue. 









 

venerdì 14 novembre 2025

Verso il sole - Miniserie In Progress - Nuova Stagione - secondo episodio



GLI UOMINI RESPONSABILI NON POSSONO RIMANERE OLTRE INSENSIBILI

A Cirella di Platì una popolazione di 2500  anime
attende la strada che unisca al resto del mondo

Otto ore di impervio e duro cammino attraverso una pista appena segnata, fra rocce, burroni e torrenti in piena - questo il calvario della laboriosa gente di Cirella: molti - feriti o ammalati - sono qui morti mentre in barella venivano trasportati all’ospedale di Locri

NOSTRO SERVIZIO

    Cirella di Platì, 28 marzo

 Gli uomini mortificati dalla miseria di secoli attendono che si realizzi per loro la giustizia sociale.
  Raggiungere Cirella, la frazione di Platì, non è facile, soltanto in una giornata di sereno abbiamo potuto tentare l’impresa, infatti lasciato l’automezzo sulla sponda sinistra del Condoianni, guadati i torrenti «Fiumara di Cirella» e «Gelsi Bianchi» si può arrancare, attraverso una pista appena segnata, che spesso scompare per poi riapparire e si sale a 270 metri sul livello del mare, che argentato di ulivi si scorge infinito laggiù grigio - viola, mentre agglomerati di case i tanti paesini disseminati della dorsale dell’Aspromonte sembrano una manciata di ciottolini.
 La buona gente di Cirella, circa 2500 abitanti, ci accoglie con simpatia, esternandoci la sua gratitudine per la decisa azione intrapresa dal nostro Giornale (l’unico quotidiano che viene letto quivi, nei giorni in cui Z0. furia dei torrenti consente l’arrivo della corrispondenza), in difesa del diritto dei cirellesi alla strada che li unisca al consorzio umano e per richiamare gli uomini responsabili della rinata democrazia italiana, che, in nome della giustizia, si sono impegnati di cancellare un passato di vergogna, a mantenere fede al loro impegno.
 Noi non intendiamo trarre dalla miseria e dal dolore alimento onde rinfocolare odii o farne puntelli ad un protervo proposito di sovversione, perché l’odio e il sangue non costruiscono; ma invochiamo il bisturi risanatore, che elimini ogni bruttura e chiediamo che venga incominciata l’opera costruttiva che redima gli uomini mortificati dalla miseria di secoli, realizzi la giustizia sociale e consenta alla personalità umana di prendere coscienza di se e di svilupparsi liberamente. Bisogna visitarle le abitazioni della gente di Cirella: mura fradice, tuguri senza luce, senza il segno di ogni più elementare servizio igienico. Né le provvidenze destinate dal Governo per gli alluvionati (Cirella fu uno di centri maggiormente colpiti dalle alluvioni del 1951 e del 1953) hanno fatto sorgere linde palazzine: ma soltanto delle baracche, che non rispondono assolutamente alle esigenze dei cirellesi, per i motivi già evidenziati in un nostro servizio apparso nell’estate scorsa.
 L’insegnante Marzano, che tanto si prodiga per la redenzione della Frazione, loco natio di una schiera di professionisti emeriti, i quali hanno ben meritato dalla Patria in pace e in guerra, ci illustra il calvario della sua gente, cosparso da molte croci purtroppo: Antonio Carbone venne travolto dai gorghi del Condoianni, che disperatamente cercava di guadare Maria Bova una olezzante giovinezza di 22 anni stava per dare alla luce un bimbo, quando si presentò la necessità di essere sottoposta ad intervento chirurgico. La poveretta spirò la sua anima anelante ad una serena maternità mentre in barella per impervie rocce, per spaventosi burroni, attraverso torrenti in piena, veniva trasportata all’irraggiungibile ospedale di Locri; Domenico Varacalli affogò nel torrente Cirella, colto dalla piena improvvisa; Antonio Raco, feritosi accidentalmente ad una gamba, giunse all’ospedale dissanguato. Intanto i tecnici studiano, la Cassa del Mezzogiorno stanzia 170 milioni; ma della strada nessuna traccia.
 La popolazione si fa sui «mignani» e si urla «la strada!» L’urlo echeggia tristamente e nell’animo di tutti quei poveretti sorrideva, fra le angosce presenti, la speranza che, avendo noi vista la loro miseria, ce ne saremmo fatta sui giornali, al fine di scuotere l’indifferenza delle autorità. Povera magnifica gente di Cirella! essa ignora tutto il complicato linguaggio burocraticonostro!
 Purtroppo, amici di Cirella, il giornalista non può redigere con due articoli di legge il rimedio opportuno. Il giornale può - come Fausto – cogliere l’attimo fuggente; ma non può un articolo di giornale rimediare i vostri mali. Né la strada che secondo i tecnici della Amministrazione provinciale, doveva congiungere Cirella, doveva congiungere Ciminà – S. Ilario – SS. 106, risolverebbe il problema e perché questa snodandosi sulla sponda sinistra del Torrente Condoianni, allontanerebbe la popolazione dal suo sbocco naturale ch’é la provinciale Bombile-Ardore, capoluogo del Mandamento, di cui fa parte e perché verrebbero cosi definitivamente tagliate fuori da ogni via di comunicazione gli abitanti delle popolose contrade Lauro, Gioppo e Illiciuso nonché del borgo Potito di Ardore.
 I tecnici obbiettano che costruire la strada seguendo la riva destra del Condoianni implicherebbe opere di arginatura anche a sinistra, perché la corrente infrenata da un versante eserciterebbe un’azione di corrosione sull’altro. E con ciò? Il benessere di una popolazione può essere precluso dalla difficoltà di procedere alla costruzione di qualche opera d’arte (un ponte sul Vallone Palombaro, qualche ponticello dall’estensione di uno due chilometri e delle dighe necessarie per garantire il nastro stradale da eventuali inondazioni da acque e ondate del fiume.
 Del resto la bonifica montana e valliva del Condoianni non costituisce un problema che richiede un’urgente soluzione? Rimboschimento, regolarizzazione del corso di acqua, costruzione di strade rotabili, di strade vicinali e campestri, una più efficiente articolazione della vita sociale nella campagna non sono le premesse essenziali, onde realizzare l’auspicata conversione da uno stato di miseria a quello di «favore»? Perciò chi si attende ad operare? 
 I termini del problema sono ormai chiari: la strada si deve aprire e secondo i desideri dei cirellesi, essa deve congiungere la frazione a Bombile, attraverso Lauro, Gioppo, Illiciuso e Potito di Ardore.
E noi lasciamo Cirella con l'augurio di potervi ritornare per assistere alla cerimonia del taglio del nastro tricolore - simbolo della solidarietà della Patria, che con il sacrificio ed il lavoro dei figli avrà compiuto questa opera di redenzione – all’imbocco della strada strumento di vita e di prosperità per i laboriosi cirellesi. Allora si potrà da loro pretendere che adempiano i loro doveri di uomini e di cittadini.
 Ci allontaniamo: una solitudine attonita e silenziosa ci prende, a bisdosso di un asinello, che bilancia sulla soma fasci di frasche e sarmenti un vecchietto torna alla sua parca mensa e vedendoci ci guarda con stupore e poi ci grida: «La Strada!»
 Francesco Tedesco
GAZZETTA DEL SUD 29 marzo 1956 


Con una spinta più emotiva Francesco Tedesco si sarebbe potuto avvicinare alla scrittura vigorosa di Umberto Zanotti Bianco.








 

domenica 9 novembre 2025

Verso il sole - Miniserie In Progress - Nuova Stagione

 UN ASSILLANTE PROBLEMA
La popolazione di Cirella
reclama ancora la strada
Da ieri mattina i laboriosi abitanti della frazione sono in sciopero per
protesta contro le autorità che non hanno realizzato la loro aspirazione
 
  Locri, 17 febbraio
 
 (F.T.) Gli abitanti di Cirella, la popolosa frazione di Platì, da cui dista 7 km. di mulattiera, è da stamani in sciopero, uno sciopero compatto, disciplinato, senza sfondo politico, uno stato d’animo una espressione insoffocabile [sic] che si manifesta e si espande in una attesa che guai se dovesse andare delusa.
 La gente, la buona e laboriosa gente di Cirella chiede la strada che la unisca al consorzio degli altri paesi, reclama la strada che la colleghi a Bombile di Ardore, e quindi, alla statale 106.
 Da queste colonne abbiamo sostenuto vibratamente con diversi servizi che l’autorizzazione alla esecuzione della strada Cirella-Bombile e un problema, di giustizia verso quella popolazione povera nel complesso, tagliata fuori da ogni via di comunicazione.
 I parlamentari interessati hanno promesso, sono stati fatti progetti sono state eseguite planimetrie, ma la strada non è stata fin qui realizzata. Sappiamo che non c’è nulla di più mortificante della denegata giustizia e un atto di palese ingiustizia appare la mancata costruzione della invocata strada. 
GAZZETTA DEL SUD 18 FEBBRAIO 1956
 

VOGLIONO UNA STRADA

Totale lo sciopero a Cirella di Platì
Ieri mattina anche i piccoli delle scuole elementari hanno disertato le aule

 Locri, 18 febbraio

 (F.T.) Lo sciopero a Cirella di Plati continua massiccio ed anche i piccoli delle scuole elementari hanno disertato stamane le aule; la popolazione ordinata e disciplinata ha incrociato le braccia decisa a non deflettere dall’atteggiamento assunto, fin quando non avrà ottenuto la strada che la unisca al consorzio umano.

 Se – come abbiamo in altre occasioni rilevato – onde giudicare il grado di civiltà di un popolo è quello che si riferisce alla rete stradale, a quale progresso può essere destinata una intera popolazione la cui ansia verso il miglioramento di vita non può essere delusa senza sortire un effetto negativo nell’interesse della democrazia, al servizio dello Stato.
 L’atmosfera che regna a Cirella è carica di attesa, nel desiderio unanime e concorde che un domani possa. apportare a quegli abitanti a posto delle lacrime versate un poco di gioia ne! compiacimento per le opere realizzate.
GAZZETTA DEL SUD 20 febbraio 1956

 


Continua lo sciopero

a Cirella di Platì

Locri, 24 febbraio

 (F. T.) —— Continua lo sciopero a Cirella di Plati dove tutta 1la popolazione si astiene ormai da oltre una settimana da ogni attività lavorativa. Anche gli armenti e le mandrie sono abbandonati al loro destino.

 Da informazioni pervenuteci pare che per domani, venerdì sia stata fissata una riunione nella prefettura di Reggie Calabria ove converranno il Sindaco di Platì e rappresentanti del I comitato di agitazione della frazione.  
 E’ auspicabile che si trovi una soluzione all’increscioso problema che   affligge la meravigliosa povera gente cirellese.
GAZZETTA DEL SUD 25 febbraio 1956

PER LA MANCATA COSTRUZIONE DELLA STRADA

Si asterranno dal voto
gli abitanti di Cirella
Non hanno designato i sei candidati
al consiglio del comune capoluogo 

 Locri, 28 aprile

 (F. T.) -  Si apprende che gli abitanti di Cirella, frazione di oltre duemila, abitanti del comune di Platì, da cui dista sette chilometri ed al quale è collegata attraverso un sentiero accessibile soltanto alle bestie da soma, non hanno designate i sei candidati, quale loro rappresentanza. separata in seno al consiglio del Comune capoluogo, ad sensi dell’articolo 27 bis della legge 23 marzo 1956 n. 136, in segno di protesta per la mancata realizzazione dell’invocata carrozzabile che unisca la frazione stessa a Bombile, e quindi alla strada statale 106.

 Come si ricorderà in occasione di precedenti consultazioni elettorali quella popolazione mite e laboriosa, ma stanca di vedersi negletta, si astenne dall’-andare alle urne.
 In quell’occasione votarono soltanto il presidente del seggio e gli scrutatori.
GAZZETTA DEL SUD 29 APRILE 1956

(F. T.) Francesco Tedesco

Francesco Tedesco è stato corrispondente della Gazzetta del Sud negli anni cinquanta-sessanta del secolo della bomba nucleare che rase al suolo le città e gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki pubblicando cronache e servizi speciali dalla locride.