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martedì 30 dicembre 2025

Star Wars [George Lucas, 1977]

del cor mio i palpiti 

Francesco Portolesi


 

EPISTOLA QUARTA

                                                                      AL MAESTRO ROSARIO FERA
                                                                                        COMMISSARIO IN PLATÌ
  Ahi! maestro insigne!
  Pessimo giuoco avete fatto alla vostra causa, affidandovi, nel rispondermi, alla imbecille firma del gerente responsabile.
  Mascherina ti conosco!
  E’ tutto dire a Platì, la feccia e il trivio, la depravazione e la suburra.
  Per costui adatto a me i versi del poeta immortale: «Non ti curar di lui ma sputa e passa». E sputo e passo!
  E vengo a voi, maestro Fera, chiedendo venia, agli amici che mi seguono, se mi sia un tantino distratto con Domenico Campi e C. i. Una battuta di attesa quella mia e una necessaria chiarificazione per chi vive lontano dal delizioso vostro Comune.
  Dicevo, dunque, pessimo giuoco il vostro quello di accozzare alla meno peggio quattro periodoni ormai fatti e rifatti e mandare fuor la panacea a firma d’un disgraziato che, senza badarci, rischia di fare le spese per tutti.
  Ed è indegno, indegno assai, per un maestro elementare e più per un avvocato del vostro valore, che altri firmi una certa difesa da voi compilata ad esclusivo vostro uso e consumo.
  È indecoroso, e quanto, per un fascista tutto fede, e peggio, per un segretario politico tutto ardore, il servirsi del più abietto e del più vile rettile umano, ex disertore e per giunta, onde parare i colpi che l’avversario, da voi tirato in lizza - nella illusione che fosse un vigliacco – magistralmente si appioppa sul mal fermo groppone.
   E’ nauseante poi addirittura che un funzionario, dallo sguardo diritto, e  dal cipiglio fiero, scriva la sua difesa e la mandi poi in giro – nella speranza di non essere scoperto - con la firma d’un proprio dipendente e salariato, sia esso il tesoriere provvisorio del Comune o l’appaltatore del dazio o l’accalappiatore di cani.
  E’ triste, triste, triste.
  Di fronte a tanta volgarità di finzione e a tale miseria di animi, sento ingigantire me stesso; sentomi sollevato di mille e mille cubiti, mentre il disprezzo e la pietà mi tiene.
 Oh! no, non credevo dovesse cosi melanconicamente la lotta che il mio rivale - baldanzoso e spavaldo - aveva fatto intendere gigantesca; egli che si figurava come un titano della penna, mentre nascondeva nella molle arena del circo i piedi di argilla e cautamente celava sotto la maglia dello schermitore la viltà del suo cuore meschino.
  E‘ triste, triste assai!

  Né il vano gracidare mi tange.
  Che io abbia rubato nella gestione annonaria del Comune per lire trecentomila lo avete detto financo alle pietre. E’ da dieci mesi che lo predicate al minuscolo gregge ed è mille e mille volte che lo ripetete nelle vostre scritta.
  Ed io vi ho risposto di già nella mia prima epistola, che fingete di non aver letta. Né credo di dovermi ripetere, ma ad essa vi rimando.
  Pensate forse che io infilzi vocaboli a vocaboli per il gusto matto di riempir delle pagine? No, maestro, le mie parole hanno tutte un nesso e tutte vi sono artatamente  poste.
  Siete voi, che, al costo di serii o lievi argomenti, da opporre alle mie  rivelazioni, girate al largo con la solita tiritera rivolgendomi delle parole più o meno biliose, che tradiscono la vostra interna ambascia; siete voi, che scioccamente pensaste di potermi distrarre dalla diritta méta, offrendomi a bersaglio — lurido cencio umano — il gerente responsabile.
  Né capisco a che pro avete stampata la filatessa del 28 febbraio u. s., a me dai qualche giorno pervenuta. Con essa né mi attaccate, né vi difendete. Immaginate forse di avermi demolito col dire che sono un ex prete? Collega a Paolo di Tarso, no: per amore del cielo non dite simili corbellerie!
  A me certo non potranno rinfacciarsi le metamorfosi della vostra brillante carriera.
  Ricordo brevemente.
  Foste, come me, chierico, uscito dal seminario, vi ascriveste — facile passaggio - al partito massone e ne seguiste per qualche tempo il rito, mostrandovi entusiasta e fido gregario. Poi il sole dell’avvenire vi attrasse nelle sue smaglianti spire e sognaste chi sa quale dolce miraggio di ricchezza e di benessere, finché un giorno mons. Migliaccio non venne a Plati per impiantarvi una sezione del partito popolare ed una banca.
  Allora foste fra i primi ad iscrivervi e nella riunione tenuta in casa di Mons. Mittiga, aveste il battesimo della nuova fede con il fervore e la gioia d’ un neofita.
  E cosi, con uguale dedizione, passaste al bolscevismo e da questo al fascismo, salvo a ripigliar domani vostro fatale andare.
  Io rimango pur sempre un ex prete... e me ne vanto!
  E se permettete — vivo un tantino anche di reminiscenze che per me sono di poesia e di lettere, come potranno essere per voi di pittura, con pastelli e macchiette.
  Si vive un po’ tutti del nostro passato!
  Né fate a voi buon servizio, maestro illustre, col darmi dello straccione, sforzandovi a dimenticare che, non una, ma più e più volte, avete bussato alla mia povera scarsella (come dico ben!) e ne conservo documenti. Per quanto la memoria mi faccia difetto, ricordo di non essermi mai vestito col superfluo della vostra ricca, guardaroba; né mio padre - sant‘ armuzza - fece mai il massaro di casa Fera.
  E niente, pur sapendo di mentire, - vecchio metodo il vostro - quando asserite che io «implorai dal fiduciario Marcianò l’incarico di costituire un fascio a Plati e fui messo recisamente alla porta».
  Amico dott. Polito, tu che ne sai qualcosa, che te ne pare del metodo Fera e Comp.i?
  Ma, purtroppo, la bugia ha le gambe corte, signor maestro!
  Documenti che sono in mio possesso possono darvi la più umiliante e clamorosa smentita.  
  E intano, con Fucci e Bianco, Bianco e Fucci, non una avete osato smentire delle mie rivelazioni sul vostro conto; non ad un solo avete risposto dei miei inviti categorici. E ne ho detto di belle e carine, egregio avvocato!
  Altro che fuoco di paglia il mio, se la mia prima epistola vi ha spinto a venire a trovarmi financo in casa e cercarmi in campagna con guardie e carabinieri, onde trarmi in arresto - dicono i vostri dipendenti – non so se per oltraggio al pudore o per ingiuria alla maestà del funzionario.
  Ciò vedremo in seguito e per altra via; come avremo modo di vedere e documentare da quale parte stiano le azioni turpi e disoneste.
  Oh se la prudenza non vi avesse indotto a trincerarvi dietro il comodo paravento della legge. Allora si, egregio maestro, che potremmo divertirci e sollazzarci; allora sì che la predica sarebbe stata proficua, in questa santa quaresima e gli amici ne avrebbero tratta ammirazione.
    Platì, 14 marzo 1924
   FRANCESCO PORTOLESI


In apertura un collage con Franceso Portolesi (1883 -1951)
Lo stesso è apparso qui:



venerdì 26 dicembre 2025

IL PRANZO ONIRICO [Eros Puglielli, 1996]


Era uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte, sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero mai finiti …




 

lunedì 22 dicembre 2025

Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]





Joyhnny Trimboli - Piccola Monica, 1980


Johnny Trimboli - Come Zingari, 1980

La digitalizzazione dei vinili 45 giri ed i successivi ritocchi e masterizzazione sono di Valerio.

             Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:

giovedì 18 dicembre 2025

Un paese di Calabria [Shu Aiello/Catherine Catella, 2017]

IL «CHI È» DI PLATÌ 

  Plati è un centro a prevalente economia agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia la valle di Plati (kmq. 50,01).

  Plati (300 m. sul 1ivel1o del mare) dista 98 chilometri da Reggio Calabria, 120 da Catanzaro, 14 dalla montagna, 15 dal mare, ed appartiene al comprensorio della Locride.
  Secondo i dati del censimento 1951- 61 gli abitanti sono 5120, di cui 1428 nella frazione Cirella Gioppo, 79 nella contrada Senoli e 475 nelle case sparse.
  Nei censimenti successivi si evidenzia una diminuzione della popolazione ed una riduzione della popolazione attiva.
  Si tenga conto che dal1’unità d’Italia in poi, soprattutto a causa dell’emigrazione, la popolazione è notevolmente diminuita: all’epoca del censimento del 1861 (il primo censimento dell’unità) la popolazione era di 9989 abitanti.

Calabria A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992 

ancora:


 

lunedì 15 dicembre 2025

UN'ORA DI FELICITA' [Herbert Maisch, 1939]



 ORA EUCARISTICA

  ”L’ Ora Eucaristica Sacerdotale” che il Curato Catanoso da Pentidattilo* ha dato alle stampe, è una manifestazione d’amore verso l’Ostia Santa e merita ogni attenzione, massime da parte dei sacerdoti. Sono sfoghi d’un’anima, innamorata che, trepidante, s’avvicina all’Altare e come Mosè col roveto ardente conosce pur troppo che quel luogo è santo.
  Non dunque le frasi altisonanti che sanno di menzogna, non una veste più scintillante; ma la pura e semplice parola del cuore, che scorre limpida, è l’ornamento più, bello del libretto, che venne fuori dalla Tipografia dello Spirito Santa in Roccella Jonica.
  E quando avrete letta, tutta d’un fiato la piccola produzione stupenda, vi domandate se l’Ora è  passata troppo presto o vi siete dimenticati del tempo, giacché è tale l’attrazione che vi conquide che voi vorreste continuasse ancora.
  So che molto i sacerdoti potranno ricavare di utile per le anime loro, praticando la dolcissima Ora dinanzi a Gesù Sacramento ..., ma quando sono guidati, direi così, per mano da un loro confratelllo più buono, semplice ed entusiasta, allora accresce l’utile, perché è maggiore l’effetto.
Il Catanoso non ha pretenzioni se non una sola che é santa: quella di fare del bene e ci è riuscito. Onore a lui, Gesù in Sacramento che è il centro e la sintesi di tutte le affezioni, voglia ispirare in noi la necessità di stringerci intorno al suo tabernacolo e fare dei veri sacerdoti eucaristici, spogli di tutte le mondanità e ricchi solamente di celeste amore.
  Intanto al Collega Catanoso una sola parola: Grazie.
Platì 14 - 12 - 1915
Sac. E. Gliozzi.
Pubblicato su L’ Amico dei Piccoli GIORNALINO QUINDICINALE PER I FANCIULLI Gioiosa Ionica 15 – 12 1915
 
*Gaetano Catanoso, oggi San Gaetano Catanoso (1879 – 1963).
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Catanoso

In apertura un ostensorio (se. XIX) che si poneva sull'altare nel Duomo di Plati, portato anche in processione nel giorno del Corpus Domini. 

 

lunedì 1 dicembre 2025

SORELLE [Marco Bellocchio, 2006]


Pina Miceli
(al centro in alto)
25 settembre 1946 - 27 novembre 2025

SORELLE SI DIVENTA

 Ad un certo punto la differenza d'età non si sente più: ci separavano sei anni ma non ce ne siamo mai accorte. Eravamo diverse ma compatibili, lontane ma sempre vicine, ci piaceva ridere, ci piaceva andare al mare ci piaceva andare a Roma. Nei caldi pomeriggi d'estate, da adolescente, mi precipitavo a casa sua dove si ricamava e si rideva spensierate, felici dell'aria fresca, del pane col pomodoro "stricato" che sua mamma ci preparava. Lei era delicata, discreta, sempre certa di essere meno delle altre e invece era bellissima, con una classe innata, di quelle che con uno straccio addosso faceva tendenza. Aveva un sorriso dolce, mai un'alzata di voce. Piangeva delle angherie che la vita le presentava. Aveva una grande fede cioè aveva fiducia in Dio e negli uomini. Amava chi la circondava senza risparmiarsi. Aveva paura delle sue paure ma le affrontava, aveva paura del futuro ma lo affrontava con delicatezza. incarnava situazioni antiche tipiche delle nostre parti “ciò che ti accade deve accadere". Eppure questa sua complessità si traduceva nella dolcezza dei suoi sorrisi, nella volontà di accontentare tutti. Ha minimizzato lo straordinario di certe scelte non si è mai vantata delle sue conquiste. Ci siamo frequentate sempre con assiduità, parlarci e confidarci era un'abitudine. Non avevamo sorelle ma sorelle ci siamo ritrovate. e la ritrovo nelle foto, nei messaggi nel ricordo della sua voce. La penso polvere posata sugli oggetti che mi ha regalato, soffio nei ricordi che a lei mi legano, meteora in un cielo che oggi è buio. Ciao Pina.

Maria



 

mercoledì 26 novembre 2025

Giustizia a tutti i costi [John Flynn, 1991


In Nome di Sua Maestà Umberto Primo per la grazia di Dio 
e per volontà della Nazione 
Re d’Italia
 
Estratto dai registri delle sentenze originali, emesse dalla Conciliazione del comune di Careri nell’anno mille ottocento ottantotto
La Conciliazione del comune di Careri, ha messo la seguente sentenza all’udienza del nove Agosto mille ottocento ottantotto
In Nome di Sua Maestà Umberto primo per la grazia di Dio e volontà della Nazione re d’Italia = Il Signor Stefano Barletta, Conciliatore del Comune di Careri ha emesso la seguente sentenza alla udienza del nove Agosto mille ottocento ottantotto =
Nella causa tra il Signor Gliozzi Filippo fu Giuseppe Arciprete Domiciliato e residente in Natile, attore comparso personalmente = contro Agresta Rachela fu Giovanni, possidente, domiciliata e residente in Natile convenuta presente. L’attore Signor Gliozzi ha conchiuso  per l’aggiudicazione della sua dimanda, contenuta nell’atto iniziativo, pregando la giustizia di condannare la convenuta stessa al pagamento di lire trenta per conto fatto = In fatto = Esso istante Signor Gliozzi, mercé atto di citazione a biglietto in data sei del corrente mese di Agosto, per ministero del messo della Conciliazione Signor Pelicanò, chiamava la convenuta Agresta per comparire innanzi alla giustizia conciliatrice alla udienza di oggi, onde rispondere del pagamento di lire trenta dovute per conto fatto, rinunziando il dippiù per regolare la competenza del Conciliatore = Chiedeva la rivalsa delle spese del giudizio = Chiamata in udienza la convenuta si è presentata, ed a dimanda della giustizia ha impegnato l’asserto dell’attore = L’attore Signor Gliozzi a sua volta, ha pregato la giustizia di sentire la prova che a questa udienza stessa produce =  Due testimoni sono stati intesi, e non ostante che dalla dichiarazione di essi non si rileva la liquidazione del conto tra i due contendenti, pure risulta che la convenuta Agresta avea assunto l’obbligo verso l’attore Signor Gliozzi di pagare una terza parte dello spesato occorso per la celebrazione della festa di San Pietro e di San Paolo, ed oltre due terze che dovevano essere corrisposte, e ciò perché i medesimi rivestono in qualità di procuratori dei prelodati Santi. Risulta del pari che il complessivo ammontare delle spese era di lire novantasei = Terminato così il mezzo della prova a carico la convenuta non ha chiesto il beneficio della riprova = In dritto = Atteso che dalla prova prestata dall’attore Signor Gliozzi consta implicitamente l’obbligazione della convenuta Agresta di pagare a costui la terza parte dello spesato occorso per la celebrazione della festa di San Pietro e di San Paolo,  e che quindi la dimanda deve essere aggiudicata, constando inoltre che della terza parte sarebbe ammontata a lire trentadue, delle quali il Signor Gliozzi si limitava di chiedere solo lire trenta, rinunziando il dippiù per regolare convenientemente la competenza del conciliatore adito. Considerando che la Signora Agresta allo espletamento della prova a carico, non ha chiesto il dritto della riprova, e neppure ha dimostrato con elemento di sorta quanto eccepiva pima in ordine allo sconoscimento della dimanda = Considerato che le obbligazioni debbono essere soddisfatte da chi assume la tenutezza =  Letto ed applicato l’articolo trecento settanta del Codice di Procedura Civile = che le spese del giudizio stanno a carico della parte soccombente = Considerato che d’altronde, come da dichiarazione dell’attore Signor Gliozzi, la convenuta Agresta avea corrisposto in conto lire dodici, e che le stesse debbono disfaliarsi dallo ammontare della dimanda = Per quali motivi = Noi Stefano Barletta, Conciliatore del Comune di Careri, definitivamente pronunziando in contradditorio delle parti, condanniamo la compulsa Signora Agresta di pagare all’attore Signor Gliozzi lire diciotto di sorte principale e lire due e centesimi quindici di spese liquidate sino alla presente sentenza = Così pronunziata in Careri alla suddetta udienza in presenza delle parti = Il Conciliatore Stefano Barletta = Pubblicata alla suddetta udienza in presenza delle parti = Il Cancelliere F. Macrì = Comandiamo a tutti li uscieri che ne siano richiesti ed a chiunque spetti di mettere ad esecuzione la presente, al ministero pubblico di darvi assistenza, a tutti i comandanti ed uffiziali della forza pubblica di concorrervi con essa quando ne siano legalmente richiesti = La presente copia conforme all’originale viene rilasciata in forma esecutiva a richiesta dell’attore.

Careri ventuno Settembre mille ottocento ottantotto.
Il Cancelliere F. Macrì
Specifica
Carta per la presente da notifica in fogli 4    £. 0,40
Dritti                                                                          “  3,20
Copia esecutiva                                                      “  0,25         
Totale lire tre e centesimi ottantacinque       £  3,85
 
Il Cancelliere
 F. Macrì 

Mercé i santi natiloti Pietro e Paolo che hanno messo lo zampino, la loro solennità si è tramutata in un atto di giustizia con tanto di Conciliatore, fruttando al sacerdote, meglio dire ai "procuratori dei prelodati Santi" la somma di £. 18. Facendo così sporcare le mani e la reputazione allo zio Filippo. È anche la redazione del testo quello che interessa oggi, con parole e procedure ancora immutati.

Il Cav. Stefano Barletta è apparso dapprima qui: