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martedì 20 gennaio 2026

AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]


 "… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)

Il BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame, un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755 pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte  daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.

* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021 

In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.




 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le vite degli altri [Florian Henckel von Donnersmarck, 2006]



Il documento trascritto, un contratto in prossimità di un matrimonio onde agevolare le condizioni del futuro di lei consorte era già stato proposto qui:

https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html

A seguito di una rilettura più attenta mi è parso necessario approfondire l’aspetto biografico degli attori che vi compaiono e gli accadimenti ad essi connessi .

Il contratto risale a venti giorni prima la celebrazione delle nozze tra don Diego Gaetano Caridi di Tresilico, allora Comune autonomo oggi frazione di Oppido Mamertina e donna Maria Antonia Mittiga di Platì. Lo stesso giorno della ratifica del contratto in casa della futura sposa, all’Ariella, avvennero le pubblicazioni nelle Case Comunali di Platì e Tresilico. Le affissioni andarono avanti ritualmente per tre domeniche consecutive: il dodici, il diciassette, il venticinque di marzo per concludersi con la cerimonia nuziale il trentuno dello stesso mese dell’anno 1876. Il matrimonio venne sancito dal Consigliere anziano Domenico Fera in casa della sposa per aver quest’ultima certificato un fisico impedimento per recarsi alla Casa Comunale. L’atto ecclesiastico non specifica la sede della funzione religiosa che, allora, consisteva in un rito molto semplice comprendente la benedizione degli anelli, lo scambio degli stessi, le firme sul registro parrocchiale, la benedizione finale. A firmare in qualità di testimoni sono Francesco Zappia, Francesco Gliozzi [di Domenico], lui conservò il documento trascritto, Filippo Zappia [fu Rosario] e Carlo Antonio Zappia. La nuova coppia lasciò ben presto Platì e si stabilì in Tresilico.

Don Diego Gaetano Francesco Caridi, industriante, era nativo di Oppido Mamertina. Il padre si chiamava Consolato, la madre Vincenza Demaria. In quell’anno 1876 di anni ne aveva 63.  Ha due eredi nati dal primo matrimonio, Gerardo e Vincenzo. A Tresilico possiede una casa sita in strada San Giacomo, numero trentasette composta di due bassi, due stanze ed uno stanzino al primo piano, ed una stanza cucina al secondo; un fondo rustico in contrada Rosario o Petrara, di natura agrumi, fichi, olivi, e terra aratoria, una macchina oleosa. Don Diego Gaetano veniva a mancare in Tresilico il 9 marzo 1879 assistito da Maria Antonia.

La storia di Maria Antonia è più intrigante, per usare un termine di tendenza. Era nata il 24 maggio 1826 da Domenico e Demarco Rachele. Aveva un unico fratello, Giuseppe Gregorio, nato il 25 marzo 1835. Domenico Antonio Nicola il padre, di condizione Civile era figlio di Ferdinando Mittiga e Giulia Leuzzi ed era nato il 1° aprile 1790. Maria Antonia aveva avuto un precedente matrimonio con (notate il caso) Ferdinando Mittiga di Giuseppe e Rosaria Zirilli, nozze che avvennero il 2 di luglio del 1861. Quest’ultimo Ferdinando, mancando i Registri di quell’anno non si può dedurre da dove provenisse, quando avvenne il matrimonio aveva 32 anni, mentre Maria Antonia di anni ne aveva 35. Maria Antonia è sarta nell’atto di morte del primo marito Ferdinando, avvenuta il 20 giugno del 1866, tessitrice nelle pubblicazioni del 1876. A Platì possiede un orto sito in Contrada San Pasquale, alla stessa pervenuto per eredità paterna, di natura agrumi, gelsi, fichidindia, ed altri da frutta e una casa palaziata sita rione o strada Pietrangela, composta di una stanza al primo piano, ed una stanza ed una cucina al secondo.

Di Maria Antonia le tracce si perdono dall’avvenuta morte del secondo marito, Diego Gaetano. Nei Registri di Tresilico non è ricordata, i Registri di Platì presentano vuoti disastrosi tra gli anni.

Ecco ora tutti i Ferdinando Mittiga di Platì, Caci è in grassetto

Mittica Ferdinando di Domenico - Meladoni Giuseppa 1818
Mittica Ferdinando di Francesco - Roy Dorotea 1826
Mittica Ferdinando Domenico di Giovanni - Zappia Carmela 1828
Mittica Ferdinando di Domenico - Morabito Angiola 1853
Mittica Ferdinando di Michele - Zappia Clementina 1849
Mittiga Ferdinando Leopold di Domenico Pasquale - Cosenza Giuseppa 1933 
Ascendono tutti a Michele Mittica e Brigida Brizzi, nati intorno al 1724. 
Ferdinando il marito di Giulia Leuzzi, nonchè nonno di Caci, secondo lo zio Ernesto il giovane era nato intorno al 1760.

Per approfondire la storia di Caci c’è il forever young libro di 

Michele Papalia, Caci il brigante, Leonida Ed. 2016

Per i Mittica, come per altro ancora, vale 

IPSE IGNORO I catasti onciari della Motta Platì, Di Nicolò Ed., 2025

Un contributo inatteso dell'Intelligenza Artificiale

In apertura alcuni Mittiga molto vicini a me come agli elencati che precedono, segue il contratto citato in originale.








 

martedì 30 dicembre 2025

Star Wars [George Lucas, 1977]

del cor mio i palpiti 

Francesco Portolesi


 

EPISTOLA QUARTA

                                                                      AL MAESTRO ROSARIO FERA
                                                                                        COMMISSARIO IN PLATÌ
  Ahi! maestro insigne!
  Pessimo giuoco avete fatto alla vostra causa, affidandovi, nel rispondermi, alla imbecille firma del gerente responsabile.
  Mascherina ti conosco!
  E’ tutto dire a Platì, la feccia e il trivio, la depravazione e la suburra.
  Per costui adatto a me i versi del poeta immortale: «Non ti curar di lui ma sputa e passa». E sputo e passo!
  E vengo a voi, maestro Fera, chiedendo venia, agli amici che mi seguono, se mi sia un tantino distratto con Domenico Campi e C. i. Una battuta di attesa quella mia e una necessaria chiarificazione per chi vive lontano dal delizioso vostro Comune.
  Dicevo, dunque, pessimo giuoco il vostro quello di accozzare alla meno peggio quattro periodoni ormai fatti e rifatti e mandare fuor la panacea a firma d’un disgraziato che, senza badarci, rischia di fare le spese per tutti.
  Ed è indegno, indegno assai, per un maestro elementare e più per un avvocato del vostro valore, che altri firmi una certa difesa da voi compilata ad esclusivo vostro uso e consumo.
  È indecoroso, e quanto, per un fascista tutto fede, e peggio, per un segretario politico tutto ardore, il servirsi del più abietto e del più vile rettile umano, ex disertore e per giunta, onde parare i colpi che l’avversario, da voi tirato in lizza - nella illusione che fosse un vigliacco – magistralmente si appioppa sul mal fermo groppone.
   E’ nauseante poi addirittura che un funzionario, dallo sguardo diritto, e  dal cipiglio fiero, scriva la sua difesa e la mandi poi in giro – nella speranza di non essere scoperto - con la firma d’un proprio dipendente e salariato, sia esso il tesoriere provvisorio del Comune o l’appaltatore del dazio o l’accalappiatore di cani.
  E’ triste, triste, triste.
  Di fronte a tanta volgarità di finzione e a tale miseria di animi, sento ingigantire me stesso; sentomi sollevato di mille e mille cubiti, mentre il disprezzo e la pietà mi tiene.
 Oh! no, non credevo dovesse cosi melanconicamente la lotta che il mio rivale - baldanzoso e spavaldo - aveva fatto intendere gigantesca; egli che si figurava come un titano della penna, mentre nascondeva nella molle arena del circo i piedi di argilla e cautamente celava sotto la maglia dello schermitore la viltà del suo cuore meschino.
  E‘ triste, triste assai!

  Né il vano gracidare mi tange.
  Che io abbia rubato nella gestione annonaria del Comune per lire trecentomila lo avete detto financo alle pietre. E’ da dieci mesi che lo predicate al minuscolo gregge ed è mille e mille volte che lo ripetete nelle vostre scritta.
  Ed io vi ho risposto di già nella mia prima epistola, che fingete di non aver letta. Né credo di dovermi ripetere, ma ad essa vi rimando.
  Pensate forse che io infilzi vocaboli a vocaboli per il gusto matto di riempir delle pagine? No, maestro, le mie parole hanno tutte un nesso e tutte vi sono artatamente  poste.
  Siete voi, che, al costo di serii o lievi argomenti, da opporre alle mie  rivelazioni, girate al largo con la solita tiritera rivolgendomi delle parole più o meno biliose, che tradiscono la vostra interna ambascia; siete voi, che scioccamente pensaste di potermi distrarre dalla diritta méta, offrendomi a bersaglio — lurido cencio umano — il gerente responsabile.
  Né capisco a che pro avete stampata la filatessa del 28 febbraio u. s., a me dai qualche giorno pervenuta. Con essa né mi attaccate, né vi difendete. Immaginate forse di avermi demolito col dire che sono un ex prete? Collega a Paolo di Tarso, no: per amore del cielo non dite simili corbellerie!
  A me certo non potranno rinfacciarsi le metamorfosi della vostra brillante carriera.
  Ricordo brevemente.
  Foste, come me, chierico, uscito dal seminario, vi ascriveste — facile passaggio - al partito massone e ne seguiste per qualche tempo il rito, mostrandovi entusiasta e fido gregario. Poi il sole dell’avvenire vi attrasse nelle sue smaglianti spire e sognaste chi sa quale dolce miraggio di ricchezza e di benessere, finché un giorno mons. Migliaccio non venne a Plati per impiantarvi una sezione del partito popolare ed una banca.
  Allora foste fra i primi ad iscrivervi e nella riunione tenuta in casa di Mons. Mittiga, aveste il battesimo della nuova fede con il fervore e la gioia d’ un neofita.
  E cosi, con uguale dedizione, passaste al bolscevismo e da questo al fascismo, salvo a ripigliar domani vostro fatale andare.
  Io rimango pur sempre un ex prete... e me ne vanto!
  E se permettete — vivo un tantino anche di reminiscenze che per me sono di poesia e di lettere, come potranno essere per voi di pittura, con pastelli e macchiette.
  Si vive un po’ tutti del nostro passato!
  Né fate a voi buon servizio, maestro illustre, col darmi dello straccione, sforzandovi a dimenticare che, non una, ma più e più volte, avete bussato alla mia povera scarsella (come dico ben!) e ne conservo documenti. Per quanto la memoria mi faccia difetto, ricordo di non essermi mai vestito col superfluo della vostra ricca, guardaroba; né mio padre - sant‘ armuzza - fece mai il massaro di casa Fera.
  E niente, pur sapendo di mentire, - vecchio metodo il vostro - quando asserite che io «implorai dal fiduciario Marcianò l’incarico di costituire un fascio a Plati e fui messo recisamente alla porta».
  Amico dott. Polito, tu che ne sai qualcosa, che te ne pare del metodo Fera e Comp.i?
  Ma, purtroppo, la bugia ha le gambe corte, signor maestro!
  Documenti che sono in mio possesso possono darvi la più umiliante e clamorosa smentita.  
  E intano, con Fucci e Bianco, Bianco e Fucci, non una avete osato smentire delle mie rivelazioni sul vostro conto; non ad un solo avete risposto dei miei inviti categorici. E ne ho detto di belle e carine, egregio avvocato!
  Altro che fuoco di paglia il mio, se la mia prima epistola vi ha spinto a venire a trovarmi financo in casa e cercarmi in campagna con guardie e carabinieri, onde trarmi in arresto - dicono i vostri dipendenti – non so se per oltraggio al pudore o per ingiuria alla maestà del funzionario.
  Ciò vedremo in seguito e per altra via; come avremo modo di vedere e documentare da quale parte stiano le azioni turpi e disoneste.
  Oh se la prudenza non vi avesse indotto a trincerarvi dietro il comodo paravento della legge. Allora si, egregio maestro, che potremmo divertirci e sollazzarci; allora sì che la predica sarebbe stata proficua, in questa santa quaresima e gli amici ne avrebbero tratta ammirazione.
    Platì, 14 marzo 1924
   FRANCESCO PORTOLESI


In apertura un collage con Franceso Portolesi (1883 -1951)
Lo stesso è apparso qui:



venerdì 26 dicembre 2025

IL PRANZO ONIRICO [Eros Puglielli, 1996]


Era uso nella mia famiglia solennizzare i compleanni regalando al festeggiato il suo piatto preferito. Il giorno di santo Stefano era il compleanno dello zio Peppino, per lui: timballo di riso. Piatto ottimo, per carità, piaceva a tutti. Il fatto era che tale sostanziosa, monumentale pietanza toccava mangiarla il giorno dopo Natale e il giorno di Natale a casa mia il brodo di carne non era un consommé da inizio pasto... visto che oltre le fettuccine vi navigavano polpette di pollo e uno diceva ma.. il brodo dov'è? A seguire altre pietanze come falsi magri, carne in sugo contorni vari e salame capocollo e... mangia un po’ di ricotta che hai mangiato poco! Non parliamo dei dolci e di tutto quel dietetico che ci strafogavamo durante la tombola, fichi secchi o ripieni di noci, nocciole, datteri sussumelle e nocatili. Si andava a dormire rotolando verso il letto e sicuramente sognavamo cose pesanti. E la mattina dopo? Mia nonna era all'opera dall'alba, la casa profumava di ragù e polpettine fritte, sulla tavola piatti con formaggio, salame uva sode aspettavo di essere assemblati nel riso già pronto ad accoglierli. Risultato: un monolite compatto e imponente che a pranzo avrebbe onorato lo zio e riempito le nostre pance dandoci, come sempre allora, l'idea che quel tempo e quel mondo non sarebbero mai finiti …




 

lunedì 22 dicembre 2025

Sing Your Song [Susanne Rostock, 0211]





Joyhnny Trimboli - Piccola Monica, 1980


Johnny Trimboli - Come Zingari, 1980

La digitalizzazione dei vinili 45 giri ed i successivi ritocchi e masterizzazione sono di Valerio.

             Johnny, in un primo momento Pino, Trimboli, è apparso qui:

giovedì 18 dicembre 2025

Un paese di Calabria [Shu Aiello/Catherine Catella, 2017]

IL «CHI È» DI PLATÌ 

  Plati è un centro a prevalente economia agricola e zootecnica. Alle pendici delle faggete dei Piani di Zervò, quando la vista si apre sul tormentato paesaggio del versante jonico aspromontano, inizia la valle di Plati (kmq. 50,01).

  Plati (300 m. sul 1ivel1o del mare) dista 98 chilometri da Reggio Calabria, 120 da Catanzaro, 14 dalla montagna, 15 dal mare, ed appartiene al comprensorio della Locride.
  Secondo i dati del censimento 1951- 61 gli abitanti sono 5120, di cui 1428 nella frazione Cirella Gioppo, 79 nella contrada Senoli e 475 nelle case sparse.
  Nei censimenti successivi si evidenzia una diminuzione della popolazione ed una riduzione della popolazione attiva.
  Si tenga conto che dal1’unità d’Italia in poi, soprattutto a causa dell’emigrazione, la popolazione è notevolmente diminuita: all’epoca del censimento del 1861 (il primo censimento dell’unità) la popolazione era di 9989 abitanti.

Calabria A XX – N.S. n. 83 – giugno 1992 

ancora:


 

lunedì 15 dicembre 2025

UN'ORA DI FELICITA' [Herbert Maisch, 1939]



 ORA EUCARISTICA

  ”L’ Ora Eucaristica Sacerdotale” che il Curato Catanoso da Pentidattilo* ha dato alle stampe, è una manifestazione d’amore verso l’Ostia Santa e merita ogni attenzione, massime da parte dei sacerdoti. Sono sfoghi d’un’anima, innamorata che, trepidante, s’avvicina all’Altare e come Mosè col roveto ardente conosce pur troppo che quel luogo è santo.
  Non dunque le frasi altisonanti che sanno di menzogna, non una veste più scintillante; ma la pura e semplice parola del cuore, che scorre limpida, è l’ornamento più, bello del libretto, che venne fuori dalla Tipografia dello Spirito Santa in Roccella Jonica.
  E quando avrete letta, tutta d’un fiato la piccola produzione stupenda, vi domandate se l’Ora è  passata troppo presto o vi siete dimenticati del tempo, giacché è tale l’attrazione che vi conquide che voi vorreste continuasse ancora.
  So che molto i sacerdoti potranno ricavare di utile per le anime loro, praticando la dolcissima Ora dinanzi a Gesù Sacramento ..., ma quando sono guidati, direi così, per mano da un loro confratelllo più buono, semplice ed entusiasta, allora accresce l’utile, perché è maggiore l’effetto.
Il Catanoso non ha pretenzioni se non una sola che é santa: quella di fare del bene e ci è riuscito. Onore a lui, Gesù in Sacramento che è il centro e la sintesi di tutte le affezioni, voglia ispirare in noi la necessità di stringerci intorno al suo tabernacolo e fare dei veri sacerdoti eucaristici, spogli di tutte le mondanità e ricchi solamente di celeste amore.
  Intanto al Collega Catanoso una sola parola: Grazie.
Platì 14 - 12 - 1915
Sac. E. Gliozzi.
Pubblicato su L’ Amico dei Piccoli GIORNALINO QUINDICINALE PER I FANCIULLI Gioiosa Ionica 15 – 12 1915
 
*Gaetano Catanoso, oggi San Gaetano Catanoso (1879 – 1963).
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Catanoso

In apertura un ostensorio (se. XIX) che si poneva sull'altare nel Duomo di Plati, portato anche in processione nel giorno del Corpus Domini.