come stai? Noi stiamo tutti bene. Abbiamo ricevuto i colori e siamo
molto contenti. Ti ringraziamo e ti mandiamo tanti bacetti. Ti faccio sapere
che è caduta la neve anche in paese e ci siamo divertiti tanto.Ti dico che per
Carnevale all’asilo abbiamo la recita ed io ho fatto la parte di Pantalone e di
Brighella. Salutami tanto la Madre Superiora. A te tanti bacetti.
un certo Rocco Catanzariti ha prodotto ricorso alla G. P. A.
in s. g. avverso la eleggibilità del Sacerdote Francesco Gliozzi, Consigliere
Comunale di Platì.
Il ricorrente assume che il Sac. Gliozzi essendo un ministro
di culto con giurisdizione e cura di anime non può rivestire la carica di
consigliere comunale. – A comprova di ciò il Catanzariti ha prodotto un esemplare
dello Annuario 1956 edito a cura della Segreteria di codesta Curia, dal quale a
pag. 67, si rileva che il Sac. Gliozzi era Vicario cooperatore nella Arcipretura
di Platì.
Il Sac. Gliozzi, da parte sua, ha esibito, a corredo della memoria
difensiva prodotta all'organo giurisdizionale un certificato, 5/12/1956, a
firma del Cancelliere di codesta Curia nel quale è espressamente dichiarato che
il Sac. G1iozzi Francesco di Luigi non ha cura di anime". -
Dovendo la G.P.A., nel decidere la controversia aver riguardo
alla posizione ricoperta dal Sacerdote Gliozzi al memento in cui si svolsero le
elezioni, dovrebbe accogliere il ricorso del Catanzariti, e, conseguentemente,
dichiarare la ineleggibilità del predetto Sacerdote.-
Ciò premesso, prego l'E. V. di volermi fornire ogni utile
indicazione sul valore giuridico della notizia riportata dall’annuario
predetto.
Colgo l’occasione all’ E. V. Rev. ma i sensi della mia
devozione. –
(A.Correra)
All’ E. V. Rev. ma Mons. Pacifico Perantoni
Vescovo di
L O C R I
XXXX
RACCOMANDATAP l a t ì,Novembre 1967
Oggetto: Rifer. esposto
del 9-2-1967
Ill. mo PROVVEDITORE agli Studi
- Reggio Calabria -
Con profonda meraviglia non sono
in grado a spiegarmi il perdurare della situazione, del segretariato della Scuola Media Statale Platì, illustrata alla S.V. da me ed altri
diplomati del luogo tramite un esposto spedito a m/raccomandata rr in data
9.2.1967-
In detto esposto si chiedeva che
venisse bandito il concorso per il posto di segretario nella suddetta Scuola,
allora e momentaneamente occupato dal can. Don Ernesto Gliozzi con nomina
annuale del Preside e con la qualifica di vice-segretario. Le mansioni di
segreteria non possono essere svolte dallo stesso occupante che deve svolgere
altre attività. Per comprova di ciò, basti pensare che si è fatto e si fa
coadiuvare e sostituire (sempre nell'ambito della parentela) da persone prive
di titolo di licenza Media.
L'occupante, ino1tre, é parroco
della Parrocchia del comune di Careri, motivo per cui dovrebbe esserci incompatibilità
per il posto che occupa nella Scuola Media.
Occupare due posti, quando
altri, dopo anni di studio per conseguire un titolo, si vedono costretti a
rimanere disoccupati, è cosa che nessuno anche minimamente dovrebbe
desiderare.
Fiducioso insieme altri diplomati di un intervento, per far bandire il
concorso, da parte della
S.V. Ill. ma, porgo distinti saluti.
rag .Giuseppe Scarfò
Nota. Il
primo documento è custodito presso l' Archivio Storico Diocesano di Locri.
E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante
cancella col coraggio quella supplica dagli occhi troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante
Lucio Battisti
Avete letto gli atti relativi ad un evento rimasto
nell’oblio , pazientemente riemersi per mezzo di Rosalba Perri. Ma non possiamo
ancora congedarci da Antonio Trimboli alias Iudici
e Anna Musolino alias Bonarrigo e
riconsegnarli all’oblio dove giacciono tuttora. Fondamentalmente perché sono
centoventi anni, dalla nascita di Antonio, 1777, alla morte di Anna, 1892, di
storia platiota che se l'è dovuta vedere con la storia globale, la quale scorreva
come le acque del Ciancio, certi anni tumultuose, certi anni tranquille negli
argini. I Borboni se la sono vista con i Murattiani che a loro volta se la sono
vista con i Borboni, questi dovettero cedere a Garibaldi e Vittorio Emanuele.
E’ ancora, quella del paese, una storia poco chiara, riportata solo da qualche studioso che
agiva per conto di un editore o da pochissimi volenterosi con appunti sparsi
qua e là, sebbene ci siano stati i due Papalia a pubblicare episodi capitali.
Antonio e Anna hanno vissuto le loro vite da bovaro e
filatrice. Fu una vita sobria, per usare una terminologia corrente. Talmente
sobria che dovevano fare i conti con i capricci delle catastrofi naturali e dei
Signori che erano quelli che avevano le terre, gestivano i commerci e l’unica
attività ancora in uno stato preindustriale quale la filanda. Infine la
Religione ossia la Chiesa che richiamava il popolo non sui diritti bensì sui
doveri. Spinelli, Oliva, dapprima, quindi Zappia, e in stato di dipendenza Lentini, Furore, Fera , Gliozzi, Poi venivano gli artigiani,
anche loro vessati e confinati. Possiamo anche immaginare Anna ed Antonio
felici. Lui per la giovinezza di lei, lei per la virilità di lui come attesta
la numerosa prole.
Quel tempo ha dovuto cedere il passo col volgere del secolo.
Altro ed altri sono subentrati. Ed il progresso non ha fatto altro che elargire
vittime e migrazioni. Come diceva Henry Fonda in C’era una volta il West: “il futuro non riguarda noialtri”.
Forse che il futuro non riguarda Platì? Visto che viviamo i tempi comunisti
della comunicazione e dello sharing perché siamo inerti? E la scuola, i
professori cosa fanno? Eppure Pasqualino Perri era platiotu.
FINE
Nota: La foto appartiene ai cugini Tripepi di Mihawaka.
pushing that baby carriage at your feet I see the lonely ribbon in your hair tell me I am the man for whom you put it there”
Bruce Springsteen
Capitolo tre
Cerfificato
dell' Uffiziale dello Stato Civile da
presentarsi al Parroco
per
la celebrazione del matrimonio
Num. d' ordine 6
APlatì il di tre del mese di Aprile anno 1837 alle ore
ventitre
Il Sindaco ed uffiziale,
dello stato civile del comune di Platì previene
il Parroco della chiesa di Platì che
gli sposi Antonio Trimboli di anni cinquantanove nato in Platì di
professione bovaro domiciliato
ivi figlio del fu Francesco e della fu Antonia Catanzariti
EAnna Musolino di anni venti
nata in Platì domiciliata ivi
figlia del fuFrancesco e della fu Elisabetta Portulise
ànno adempito a tutte le formalità prescritte dalle leggi civili per la
solenne promessa del loro matrimonio, essendosi formato l' atto corrispondente
nella casa comunale nell' ora, giorno, mese, ed anno di sopra. Perciò in
conformità delle stesse leggi sono rinviati al detto signor Parroco per essere
congiunti in matrimonio secondo le forme prescritte dal sacro Concilio di
Trento.
Lo scribente nel rimettere al sudetto Parroco il presente notamento, lo
prega a volerglielo restituire coll'indicazione del giorno in cui sarà seguita
la celebrazione canonica del matrimonio anzidetto, onde possa adempire alle
disposizioni delle leggi.
Al signor Parroco di Firma
dell'Uffiziale
Platì G. Furore
Attesto io qui sottoscritto
Parroco della chiesa di Platì che la celebrazione canonica del matrimonio de'
soprascritti sposi è seguita quest' oggi
Iì cinque del mese di Aprile dell' anno
sudetto alla presenza de' testimoni Rosario Bertone, e Saverio Iermanò fu
Francesco
Firma del PARROCO
Francesco
Arcip.e Oliva
Anno Domini 1837
Antonio
Trimboli, alias Judici, ha cinquantanove
anni essendo nato il 12/09/1777 e ne sta per compiere sessanta. Da due anni e
mezzo è vedovo di Francesca Catanzariti da cui sembra non aver avuto figli (non
ve ne sono tracce né sui registri del comune né in quelli della chiesa). Deve
aver accumulato anche un piccolo patrimonio anche se di mestiere fa il bovaro.
Cerca una nuova moglie, possibilmente giovane e che gli dia dei figli. La trova
in Anna Musolino di appena vent’anni. La ragazza sembra essere d’accordo, ma
non ha l’età del consenso a norma di legge, è orfana di entrambi i genitori e
nemmeno il nonno paterno è in vita. In questi casi ci si rivolge al giudice in
Ardore:
L’anno mille ottocento trentasette il giorno
ventinove del mese di Marzo in Ardore. Innanzi a noi Raffaele Pagano Regio
Giudice del Circondario di Ardore assistito dal nostro Cancelliere si è
presentato Domenico Perre fu Saverio del Comune di Platì il quale ci ha
dichiarato che dovendo sua nipote Anna Musolino contrarre matrimonio con
Antonio Trimboli del fu Francesco di Platì, e non avendo essa Musolino l’età
richiesta dalla Legge ed essendo priva di genitori ed avo paterno così ha
bisogno del consiglio familiare onde manifestare la sua volontà alla
contrazione di detto matrimonio e siccome esso Trimboli intende fare donazione
alla futura sposa della metà dei sui beni così ha chiesto che il consiglio di
famiglia nominasse un tutore autorizzandolo di accettare per parte della stessa
Musolino la donazione in parola. Si sono all’oggetto volontariamente
presentati:
1°-Domenico Perre fu Saverio di anni
cinquanta zio affine
= 2 Giuseppe Zirilli fu Giovanni di anni
trenta, bracciale
=3 Pasquale Treccasi fu Rocco di anni trenta
bovaro
(essi
sono i tre mariti delle sorelle del padre)
= 4
Francesco Trimboli fu Giuseppe di anni ventisei pecoraio
= 5 Giuseppe Cutrì di anni trenta bracciale
(sono
i due mariti delle sorelle della madre)
= 6° Giacomino Zappia di Rocco di anni
quarantadue
tutti del Comune di Platì, i tre primi
parenti pel lato paterno, il quanto e quinto parenti per lato materno., ed il
sesto amico de’ genitori della stessa Musolino = Noi quindi avendo dato ai
medesimi conoscenza dell’oggetto della presente riunione che è appunto quello
di manifestare la loro volontà se credano conveniente che si effettuisse il
matrimonio fra Antonio Trimboli ed Anna Musolino, come ancora di eligersi un
tutore per accettare la donazione che il futuro sposo intende fare ad essa
Musolino. I medesimi dopo matura riflessione han dichiarato che essendo il
Trimboli di buoni costumi e fornito di tutte le idonee qualità credono che
detto matrimonio sia vantaggioso per tutt’i riguardi alla suddetta Musolino e
perciò prestano il loro pieno consenso per effettuarsi = In secondo luogo poi
unanimemente nominato per tutore di detto Musolino la persona
(e
qui qualcuno ha distratto il cancelliere che scrive due volte la persona)
la persona di Pasquale Treccasi autorizzandolo
di accettare per parte della medesima la donazione della mettà dei beni che
esso Trimboli intende fare a di lei favore, e siccome il detto Treccasi si
attesta presente ad un tale atto, così il medesimo ha accettato il suo incarico
= Sopra di che si è steso il presente atto che va sottoscritto da tutti e dal
nostro Cancelliere avendo i membri del Consiglio di famiglia dichiarato di non
sapere scrivere = Raffaele Pagano = Gianb.a Iealsi Cancelliere = Registrato i
Ardore lì ventinove Marzo mille ottocento trentasette, al lib. Terzo…. Etc
Dunque,
Antonio Trimboli sposa Anna Musolino il tre di aprile 1837 in Comune ed il 5 aprile
in chiesa. A dicembre dello stesso anno, a nove mesi dal matrimonio, nasce la
prima figlia, Mariantonia. Antonio e Anna avranno 9 figli, l’ultimo generato da
Antonio a 79 anni:
Mariantonia
14/12/1837
Francesco
09/04/1840
Domenico
11/10/1842
Maria
25/08/1849
Antonio Giuseppe
04/12/1845
Antonia
24/12/1846
Giuseppe
23/01/1850
Francesca
27/03/1853
Michele
16/03/1856
Little girl, I wanna marry you, oh yeah little girl, I wanna marry you, yes I do little girl, I wanna marry you
Bruce
Springsteen
(continua)
Note: In apertura lo sposalizio della Vergine di Pietro Perugino (1448 - 1523). Ho scelto il secondo movimento dellaPomp and Circumstance March No. 1 di Sir Edward Elgar, Land of Hope and Glory contro le più ricorrenti ed usate in queste circostanze, è anche una bella interpretazione per organo, anche perché legata a Stanley Kubrick e Malcom McDowell. Bruce Springsteen-the Boss-nel video è più bovaro che mai, più di tutto è nel suo periodo migliore. Non c'era modo migliore per rendere un postumo omaggio ad Anna ed Antonio.
Non hai mai visto un uomo piangere apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai
Lucio battisti
Capitolo due
ANNO 1892
Comune di Platì
REGISTRO
Degli Atti di Morte
N° 1
L’anno
mille-ottocento-novantadue addì quattro gennaio a ore pomeridiane quattro e
minuti venti nella Casa Comunale. Avanti di me Domenico Fera assessore anziano funzionante
da sindaco perché quest’impedito.
Ufficiale dello Stato
Civile del comune di Platì sono comparsi Antonio Agresta, di anni quarant’uno,
bracciale domiciliato in Platì, e Pasquale Bartone, di anni trentanove,
sagristano, domiciliato in Platì, i quali mi hanno dichiarato che a ore
antimeridiane tre e minuti cinquanta di ieri nella casa posta in via Ariella al
numero senza, è morta Musolino Anna, di anni settantaquattro, filatrice,
residente in Platì, nata in Platì, da fu Francesco, bracciale, domiciliato in
Platì vivendo vedova Antonio Trimboli.
A quest’atto sono stati
presenti quali testimoni Giuseppe Romeo di anni cinquanta, bovaro, e Francesco
Treccasi, di anni quarant’uno, bracciale, ambi residenti in questo Comune.
Letto il presente atto a tutti gl’intervenuti, viene da me sottoscritto essendo
loro analfabeti.
L’ufficiale dello Stato Civile
D. Fera
Come potete vedere, e
questo lo ha verificato Rosalba, lo zio Ernesto anticipò di una decade la scomparsa
di Anna. Devo confessarvi che nel ricopiare l’atto di morte mi sono commosso,
tanto mi è apparso recente. E se Antonio Agresta è lo stesso dell’atto di
morte di Antonio Trimboli, Pasquale Bartone che relazione aveva con il Rosario
Bartone?
Ed ora torniamo al 1837
Si certifica da me sottoscritto Arciprete di questa chiesa di Platì,
che avendo riscontrato il libro battesimale, ho rilevato che Antonio Trimboli, figlio di Francesco e
di Antonia Catanzariti, nacque a dodici settembre mille settecento settanta
sette. In fede
Platì 3. Aprile 1837
Per uso matrimonio Franc. Arcipr.e Oliva
Si certifica da me qui sottoscritto Cancelliere Archiviario della
comune di Platì che avendo fatto diligenza ne’ registri dello stato civile ho
rilevato che Anna Maria Musolino
figlia delli furono Francesco e Elisabetta Portulesi di questo Comune nacque a
sette e fu battezzata a otto Marzo mille ottocento diciassette. A fede
Platì 1. Aprile 1837
Giuseppe Fera
Si certifica da me qui sottoscritto Cancelliere Archiviario della
comune di Platì che avendo fatto diligenza ne’ registri dello stato civile ho
rilevato che Francesco Musolino alias
Errio, figlio del fu Damiano e della fu Domenica Staltari di questo Comune
finì di vivere a sette Marzo mille ottocento trenta. A fede
Platì 1. Aprile 1837
Giuseppe Fera
Si certifica da me qui sottoscritto Cancelliere Archiviario della
comune di Platì che avendo fatto diligenza ne’ registri dello stato civile ho
rilevato che Elisabetta Portulese
legittima moglie del fu Francesco Musolino, figlia delli furono Francesco
Portulesi e Giuseppa Alfarone di questo Comune finì di vivere a ventisei Agosto
mille ottocento ventidue. A fede
Platì 1. Aprile 1837 Giuseppe Fera
Si certifica da me sottoscritto Arciprete di questa chiesa di Platì,
che avendo riscontrato il libro de’ morti. ho rilevato che Damiano Musolino,
morì a tre del mese d’Agosto mille ottocento tre. In fede
Platì 3. Aprile 1837
Per uso matrimonio Franc, Arcipr.e Oliva
Hai ragione anche tu cosa voglio di più
Lucio Battisti
Nihil obstat perché Antonio e Anna
possano presentarsi davanti all’Arciprete Francesco Oliva per farsi benedire. (continua)
Ancora una storia
minimalista da Rosalba Perri, caratterizzata attraverso atti e verbali redatti
in un tempo in cui ancora la grafia ed il contenuto erano anch’essi minimalisti.
Come in Sunset Boulevard di Billy
Wilder o Citizen Kane di Orson Welles
andiamo ad incominciare dalla fine.
ANNO 1870
Provincia di Reggio-Calabria
Comune di Platì
REGISTRO
Degli atti di morte
N° 18
L’Uffiziale dello Stato Civile
Gio. Antonio Oliva
L’anno milleottocentosettanta il giorno
sedici Giugno alle ore cinque pomeridiane nella Casa Comunale di Platì,
Circondario di Geraci, Provincia di Reggio Calabria avanti di me Oliva Giovanni
Andrea Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune sudettto, sono
comparsi Rosario Bartone di anni sessanta ed Antonio Agresta di anni trenta
ambedue bracciali domiciliati in questo Comune i quali informati del fatto
della morte, mi hanno dichiarato che nel giorno di oggi medesimo alla ore otto
antimeridiane, Antonio Trimboli di anni
novantasette bovaro domiciliato in questo Comune, marito di Anna Musolino di
questo stesso Comune, figlio delli furono Francesco e Caterina Staltari di
questo medesimo Comune, è morto nella propria casa Strad’Ariella. Il presente
atto previa lettura che viene sottoscritto da me, avendo detto i dichiaranti di
non sapere scrivere.
Il fall in love di Antonio Trimboli ed Anna Musolino si può tranquillamente far risalire al 30 ottobre 1834 con la
morte diFrancesca Catanzariti moglie
di Antonio Trimboli alias Iudici,
figlia del fu Domenico e della fu Anna Trimboli.
Si Certifica da me sottoscritto Cancelliere
Archiviario della comune di Platì, che avendo fatto diligenza ne’ registri
dello stato civile ho rilevato che Francesca Catanzariti moglie di Antonio
Trimboli alias Iudici, figlia del fu Domenico e della fu Anna Trimboli di
questo comune finì di vivere a trenta del mese di Ottobre mille ottocento
trentaquattro. A Fede
Platì 1. Aprile 1837
Giuseppe Fera
Antonio Trimboli in quell’ottobre
del 1834 aveva già compiuti i sessanta anni di vita, essendo del 1777 ma si
sentiva giovane nel corpo e nello spirito, come i divi del cinema, da Anthony
Quinn a Vincent Cassel, ed Anna era a portata di mano. Se poi leggete Sigmund
egli vi dirà che Antonio in cuor suo amava la suocera Anna Trimboli e per
questo si unì ad Anna Musolino molto più giovane di lui. Ma voi di Sigmund non fidatevi. Anna Musolino di Francesco alias
bonarrigo verrà a mancare il 3 gennaio del 1882 come già apparso su queste
pagine. (continua)
P pr . ppr , ppr
, ppr , lu mundu esciu in paccìa!
Parbeu , Perdìu lu gustu , e ntabacari (1)
Sì dassa di pastocchi (2)
e nfinocchiari (3)
Di versi scancaratì (4) di Conia!
Piaci chista scunduta (5) poesia
Di lingua, chi non sai mancu parrari!
E Poeti guappuni (6), e singulari
Valinu_menu di sta friddurìa?
Chi su megghiu? li razzi (7), o li sozizzi ,
E li picciuni grassi, e ben inchiuti (8)?
Si dassa la cipuja pi li pizzi?
Sempri però li cosi su graduti?
Nu stomachu sdingatu (9) di pastizzi
A l'urtimu disija erbi scunduti.
(1) Deludere
(2) Fole ridicole
(3) Burlare. A chi compra il vino, i venditori furbi danno a mangiare il finocchio, per non fargli
sentire i difetti del vino
(4) Mal connessi
(5) Insipida, incondita
(6) Valenti
(7) Erbe selvatiche
(8) Ripieni
(9) Nauseato
Nota - Nei giorni da seminarista in Gerace lo zio Ernesto il giovane tenne per sé un
quaderno dove copiò con la sua inconfondibile calligrafia, rimasta giovanile finché fu tra noi, opere di poeti
calabresi da Diego Vitrioli a Francesco Sofia Alessio, senza trascurare il suo
primo Maestro da cui riprendeva nome e cognome. Una parte è riservata a
Giovanni Conia (1752 – 1839) abate nativo di Galatro e officiante fino a che
visse presso il Seminario e la Cattedrale di Oppido Mamertino. Oggi più che ecclesiastico il Conia viene ricordato come l’inventore della lingua calabra.
E’
da più di un mese che non ricevo vostre lettere, comunque io non avessi cessato
di scrivervi continuamente, e pregarvi di scrivermi almeno una volta alla
settimana. E ad onta, che io vi avessi fatto le più alte premure di mandare in
Palmi a quel mio Sig.r zio D. Pasquale Suriano, o qui a me le somme
disponibili, non avete in alcun modo adempito. Io quindi privo di vostre
lettere e di vostre notizie, e di danaro, che è tanto necessario pei pressanti
bisogni, mi trovo in grandissimo pensiero, non sapendo a che attribuire la
causa del vostro silenzio, e nel più penoso stato di imbarazzo e d’agitazione,
dovendo far fronte alle tante spese quotidiane, oltre a quelle in altre mie
indicatevi, e non avendo a chi rivolgermi essendo lontano dai miei parenti ed
amici, coi quali avrei potuto confidarmi e che avrebbero potuto venire in mio
aiuto. Vi diriggo quindi questa mia ultima lettera per pregarvi di scrivermi
subito e mandarmi al più presto le somme disponibili, onde togliermi da questo
stato penoso ed infelice.
Per
tutt’altro mi rimetto alle mie antecedenti, e solo vi soggiungo che non potendo
venire per ora la Contessina, ho risoluto anticipare la mia venuta, che, a Dio
piacendo, effettuerò nell’entrante mese di Settembre, e però vi esorto di farmi
al più presto la rimessa del danaro. Ed in tale aspettativa, salutandovi con
tutti codesti Nostri, anche per parte della Contessina e della famiglia
caramente vi abbraccio coi miei fratelli, e cugini Arcipreti e D. Arcangelo e
mi ripeto
Vostro
affezionatissimo compare Filippo Oliva
P.S.
Saluto pure i domestici, e particolarmente mastro Antonio Caruso ed il massaro
Pasquale Perre
Q.Vi
prego pure di spedire subito l’olio, in Gioia
Nota
- La presente lettera era indirizzata a Filippo Gliozzi che era procuratore dei
conti Oliva.
Una
precedente sullo stesso tono e gli stessi protagonisti è qui:
https://iloveplati.blogspot.com/2017/10/il-medaglione-reg-john-brahm-1946.html Riporto qui un recentissimo - prezioso - commento di Attilio Caruso molto illuminante circa le consuetudini relazioni, all'interno di una comunità ancora legata a schemi arcaici: "singolare che già due secoli fa si ricorresse all'istituto della ricompra. Istituto che solo di recente viene utilizzato nel mercato dei calciatori. Poi l'utilizzo a garanzia di un prestito mi sembra geniale per il tempo e il luogo."
“ I don't think any word can explain a man's life” Orson
Welles
The
late Giuseppe 'Joe' Ielasi became a legend for creating clothes for former
Premier Don Dunstarn
When we think of the many contributions our
migrant population has made to life in Australia and, more specifically, West
Torrens, chances are pink shorts and safari Suits are unlikely to be the first
items to spring to mind.
But they’re probably the most visible
contribution made by master tailor Giuseppe 'Joe' lelasi, who became something
of a legend for his handiwork on the screaming pink shorts and cream safari
suits so loved by our 1970s Premier. Don Dunstan.
Joe, who died in May 2013 at the age of 85, gave
just about every day of his life in Australia to his tailoring cause, having
arrived in Adelaide late one night in 1950 and finding himself behind a sewing
machine in Hindley Street early the following next morning.
And that's pretty much where he remained for the
next 58 years when not the family home in Torrenville, his nimble finger and
craftsmanship fitting out politicians, lawyers, medical specialist, business
executives and other well-heeled members of society who bach then knew a thing
or two about dressing elegantly and were
happy to pay for tailored suits.
As his son Charlie recalled, two endearing
traits characterized his father - he was a true gentleman and a man gifted with
an abundance of love.
"Everyone who came into contact with him
spoke of how gentlemanly and decent he was, which probably explains why he was
particularly fond of his country folk customers who he said were always
respectful, always appreciative and always paid on time." Charlie said.
"And his love for his wife, children and
extended family, for his adopted country, for his many clients and, of course,
for his profession, was boundless, as was his love for telling the story of his
arrival here to anyone who cared to listen, whether it was for the first or umpteenth
time!"
That story, of course, had this young lad from
Platì in Calabria arrive at Adelaide railway stations late night, his bus from
Melbourne reaching its destination well ahead of schedule. Cousin fellow tailor
Giuseppe “Joe” Mittiga who’d planned to meet him was understandably nowhere to
be seen.
So with all his worldly belongings crammed into
the small suitcase he clutched in his right hand, brave young Joe with not a
word of English in his vocabulary strode out onto an almost deserted North
Terrace. He looked around and eventually spotted someone he correctly surmised
was of Italian heritage and approached him tor help.
The stranger hailed a taxi and got it to take
Joe to his cousin's house, where he arrived at 3.30am - and by 8.30am the next
day, he was striding up the steep and narrow flight of stairs to the Hindley
Street tailor's shop to start sewing alongside his cousin in what was to become
his home from home.
Back then, there were about 15 tailors along
Hindley Street and the strip enjoyed a reputation for being a melting pot of
all cultures, with neighbouring businesses run by a potpourri of Greeks,
Italians, Hungarians, Yugoslavs, Romanians, French and Russians, to name but a
few.
lt also heaved with activity each Saturday
morning, when business was particularly good.
"One of dad's great regrets was the demise
of the street over the years, to the point where when he was forced to close
shop in 2008, most of the businesses he'd worked alongside had long gone and he
was to sole surviving tailor," Charlie continued.
"I think he also regretted the fact that
neither of his sons continued the trade his family had been in for generations
back in Italy, with my brother Joe now a Manager in Local Government and me a
building designer.
"He once told us in his emphatic manner
that if either or both of us took up tailoring, he'd happily leave us the
business - and although I chose a different career path, I know he was grateful
that I had at least inherited his geometry skills !”
tp We are West Torrens
Nota - Oltre che di Rosalba Perri, il contributo di oggi è di Carlo, "Charlie" Ielasi secondogenito di Giuseppe Rosario e Ada Maria Perri.
He was the Italian migrant who tailored Don Dunstan's famous safari
suits, a Hindley St institution for almost 60 years and insisted on wearing a
tie to his dying days. Giuseppe
"Joe" Ielasi arrived in Adelaide in November, 1950, and began work
the next day at his cousin Joe Mittiga's West End loft.
He worked there
for the next 58 years, making suits for the likes of Dunstan, Labor heavyweight
Clyde Cameron and numerous lord mayors, before illness caused by a brain tumour
forced his retirement at 80 in 2008.
Making Dunstan's
safari suits led to a lasting friendship.
Mr Ielasi, of
Torrensville, died on Tuesday, May 28, aged 85.
Charlie Ielasi
said his father had considered 80 "too young to stop work".
"Dad loved
his work and the opportunity of meeting new people every day," Charlie
said.
"(He) never
complained about the pain he was enduring in the last few years.
"He always
stood tall and made sure he was groomed to perfection.
"Even in
his last days he would make sure he dressed himself and without question wear
his tie."
Mr Ielasi liked
to reminisce about his prominent clients and the heyday of Hindley St 50 years
ago when there were as many as 15 tailors, his son told the City Messenger.
"He had a
lot of country clients that would order three or four suits at a time.
"He was sad
to see the way Hindley St ended up, when it had been a thriving business
district."
Charlie, 52,
said his dad was a great storyteller.
"He liked
to tell everyone of growing up in Italy (which was) where he learnt to be a
tailor. He used to hold masterclasses there where he would teach young children
how to sew."
More than 500
people attended Mr Ielasi's funeral last week at the Queen of Angels Church in
Thebarton.
He is survived
by his wife Ada, children Rina, Charlie and Pino, seven grandchildren and three
great-grandchildren.
Giuseppe Rosario Ielasi era nato a Platì il 20 settembre
1927 e lì imparò l'arte della sartoria. In un primo momento il padre non lo riconobbe per cui nei registri
battesimali venne registrato l’otto ottobre 1927 con il solo cognome della
madre Calabria Caterina. Il riconoscimento avvenne quando i genitori si
potettero sposare. Il padre Carlo, nato a Platì il 25 maggio 1882 venne a mancare in Adelaide il 29 ottobre 1972, mentre Caterina,
nata a Platì l’8 febbraio del 1900 venne a mancare, sempre in Adelaide, il 24 luglio 1994. Giuseppe Rosario in Australia sposò, e amò per tutta la vita, Ada
Maria Perri, figlia di Peppantoni e Rosina Miceli, per procura il 6 giugno 1956, da loro nacquero Caterina, Carlo e Pino, tuttora viventi in Australia.
Nella foto Don Dunstan, varie volte Premier Australiano dal 1967 al 1979. vestito da Giuseppe Rosario Ielasi.
Nota. Quanto leggete, e leggerete, è una proposta di Rosalba Perri.