“Dal disastro del 18 ottobre 1349 venne pure Casignana. Il nome Caseghiano (segmento della sua patria) indi Casignano, poi Casignana”. Così aveva inizio una nota di Ernesto Gliozzi il vecchio, che riportava una citazione da “Memoria sui luoghi antichi e moderni del Circondario” libro del 1856 dell'Arcipr. Vincenzo Tedesco, da Caraffa del Bianco. (1) Platì avrà vita un paio di secoli dopo e andrà a “braccetto” con Casignana. Il primo di questi matrimoni lo troviamo nei Catasti onciari del 1742 – 1754: la Magnifica Elisabetta Borgia del casale di Casignana d’anni 32 sposa di Michele Oliva, civile, di anni 37. Negli stessi è registrato che Paolo Michea possiede un terreno in contrada Boschetto. Esauriti i Catasti Onciari ci viene in soccorso un lavoro, smisurato, di Ernesto Gliozzi il giovane che trascrisse i registri dei matrimoni della chiesa di Platì. Gli zii non perdevano il loro tempo sui social, come noi in questo momento. Chiusi i social torniamo i nessuno, per niente omerici, di ogni giorno! Loro no! Affondavano, macché whatsapp, la zappa nei loro percorsi di vita.
L’amore fugge, come il film di François Truffaut, e il 19 febbraio 1828 da Casignana arriva Jean-Pierre Léaud, pardon, il calzolajo Rocco Micò di Domenico e Vittoria Strati di anni ventisei per sposare la diciassettenne Teresa Sergi di Gavino e Maria Zappia «coll’assistenza della madre della sposa, giacché premorti gli altri ascendenti sì dello sposo che della sposa». A vigilare era Don Michele Oliva, sindaco, e i quattro testimoni.
L’amore fugge, come il film di François Truffaut, e il 19 febbraio 1828 da Casignana arriva Jean-Pierre Léaud, pardon, il calzolajo Rocco Micò di Domenico e Vittoria Strati di anni ventisei per sposare la diciassettenne Teresa Sergi di Gavino e Maria Zappia «coll’assistenza della madre della sposa, giacché premorti gli altri ascendenti sì dello sposo che della sposa». A vigilare era Don Michele Oliva, sindaco, e i quattro testimoni.
Il destino di Santa era in agguato quando il 25 gennaio 1883 perse crudelmente la vita a soli 58 anni assieme al figlio Andrea di ventisei anni e alla cognata Caterina di anni ventisette iter faciens per montes huius loci Platì ingente copia nivis suffocata clausit suum diem supremum … così nel Libro dei Morti Vol. V°. Sorvolando sul gioco di parole la tradizione vuole che Santa Blefari sia l’unica santa platiese dalla quale, per caduta, sbocceranno le successive Santa.
Siamo ora nella metà del XIX° secolo, esattamente 1855. Le unioni furono tre. Sindaco Giosofatto Furore.
Il 15 gennaio Giuseppe Micchia di Amato e Rosaria Alvaro sposa Vincenza Papalia di Rosario e Rosa Morabito. La condizione degli sposi come dei loro genitori era civile sebbene, alla nascita di Giuseppe, Amato era cerajuolo. Giuseppe ha trentaquattro anni Vincenza ventinove. Il matrimonio si celebra «con l’assistenza e consenso del padre e madre dello Sposo e madre della Sposa essendo premorti il padre ed avo paterno della Sposa».
Il 16 luglio è la volta di Don Davide Micò ai anni trentasei e Donna Maria Giuseppa Zappia di anni ventisette. Il padre di Davide, Bruno era sposato con la signora Albina Muscatello. Il padre di Maria Giuseppa, Don Domenico, era speziale, la madre era Donna Marianna Rianò: Maria Giuseppa era nata il 29 febbraio 1828. Davide era nato a Casignana il 17 novembre 1818. Il 20 ottobre Domenicantonio Micò sposa Maria Rosa Pangallo. Domenicantonio era un ferrajo nato a Casignana l’1 maggio 1831, figlio di Bruno e Anna Rosa Russo. Maria Rosa nata il 4 novembre 1824 era figlia di Diego e Francesca Zappia ed aveva come terzo nome Santa. Era sorella di Teresa di cui avete letto più sopra. Il matrimonio si concluse coll’assistenza e consenso delle madri rispettive de’ Sposi perché premorti i di loro Padri ed avi paterni. Nei Registri del Comune di Casignana Bruno, padre di Domenicantonio, è indicato come idiota, forse un alias, forse per distinguerlo dal precedente Bruno, padre di Don Davide.
Casignana e Platì erano due paesi compresi nel Distretto di Gerace, Provincia della Prima Calabria Ulteriore del Regno delle Due Sicilie, uscito fuori in seguito alla Restaurazione Europea dopo la disfatta del Bonaparte. Allora, il Regno delle Due Sicilie era alle dipendenze dello Stato Pontificio. Questa dipendenza la troviamo in tre formule contenute nell’
Atto di Solenne Promessa di Matrimonio
Davanti all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune
[Gli Sposi] I quali alla presenza dei testimoni che saranno qui appresso indicati, e da essi prodotti, ci hanno richiesto di ricevere la loro solenne promessa di celebrare avanti alla Chiesa, secondo le forme prescritte dal Sacro Concilio di Trento, il matrimonio tra essi loro progettato
Ed il Capitolo sesto del titolo del Matrimonio delle leggi Civili intorno ai diritti ed obblighi rispettivi degli sposi abbiamo ricevuto da ciascuna delle parti, una dopo l’altra la dichiarazione, che elleno solennemente promettono di celebrare il Matrimonio innanzi alla Chiesa secondo le prescritte forme del Sacro Concilio di Trento …
Di questo atto, che è stato inscritto sopra i due registri abbiamo dato lettura alle parti, ed ai testimoni, avendone dato a futuri sposi due copie uniformi da noi sottoscritte per essere presentate al Parroco, cui la celebrazione del matrimonio si appartiene …
(1)https://iloveplati.blogspot.com/2014/04/la-memoria-dellaltro-reg-alberto-degli.html
In apertura il Palazzo Moscatello di Casignana e il Palazzo Oliva di Platì.




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