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lunedì 25 maggio 2026

L'antica fiamma [Giuseppe Sterni, 1917]





«SOPRA UN TERRAZZO IN PROFONDA E SUGGESTIVA SOLITUDINE»

L'ABBAZIA DI S. MARIA DEI TRIDETTI
e il Monastero di Sant'Ippolito a Palizzi
La basilica, i cui ruderi affiorano alle falde del Monte 
Campolico, avrebbe preso il nome da un tempio pagano

 

Palizzi, 14 maggio
Palizzi è un modesto borgo abitato, posto in una valle, sulla sinistra del torrente omonimo, ad oriente delle montagne di Grappidà, che si scorgono nella bruma, dall'altura di Bova e dalle zone più belle, quando sorge il sole; ed indorate negli avvampanti vespri di questo magnifico cielo, quando tramonta. Lungo la rotabile, che ascende da Palizzi Marina, ad occidente di Capo Erculeo (Capo Spartivento), dista Km. 10 dal mare.
Dovette essere un borgo fiorente, nell'XI secolo, non tanto per la lussuosità delle sue abitazioni, che, in tutti i tempi, dovettero essere ben misere, quanto per la sua vita monastica, se, a suo pregio, ascrive due monasteri ed una grancia*. Sembra essere stata una minuscola Tebaide, che abbia avuta la sua importanza, forse anche prima che fosse sorta la Abbazia di Santa Maria de Tridetti o del Tridente o del Tridactulon (cfr. Pentedattilo), con la basilica adiacente. Questa basilica, i cui ruderi affiorano alle falde del Monte Campòlico, nei pressi di Staiti, avrebbe preso il nome, secondo alcuni, da tempio pagano, lì posto, dedicato al Dio del mare o Nettuno o Posidone. Ciò si è affermato, ma non si ha la prova; ed è poco serio che, li, in quel posto, tra montagne scoscese e lungi dal mare, vi sia già stato un tempio di quel nome, quando poteva stare benissimo in faccia allo Jonio, solcato da vele e da navi. Starebbe a favore dell'ipotesi, non la problematica moneta, scoperta sul posto e recante la figura di Nettuno, armato del tridente, con la leggenda ridicola del «po-se-geno » (come ti-salvo), che il Natoli corresse in «po-se-done » (Posidone) (ved. P. Natoli - Riv. Stor. calab. 1900), ma il fatto che l'Orsi ha notato, nei suoi rilievi, fatti sul posto, la presenza di «capitelli ionici capovolti», innestati su colonne in cotto, affiancati all'abside centrale, senza dubbio antichissimi. Ma lo Orsi* ammette che essi, per la loro piccolezza, siano potuti giungere da lontano.
E' verosimile, invece, che il nome abbia avuta altra origine; e non è improbabile ch'esso sia stato dato dal modo come la iconologia dei santi, del periodo bizantino - normanno, raffigura l'atteggiamento delle dita benedicenti. Di esempi del genere, in cui si raffigurano santi che benedicono con i primi tre diti distesi, si ha un numero considerevole; e questo tipo iconologico ricorre anche nella raffigurazione del S. Giovanni di Stilo ed in quella di un santo anonimo della grancia di Amendolea. Non è difficile, quindi, che il Bambino della Vergine abbia ripetuto questo tipo, se pure non è dato a noi conoscere i particolari dell'affresco, di cui l'Orsi ci dà soltanto un fuggevole accenno. Tridactulon, dunque, e non Tridente e Tridetti, che è una storpiatura linguistica.
L'Abbazia si adagia «sopra una breve terrazza, in una profonda e suggestiva solitudine», tra il verde delle piante e «un pò discosta dalla Fiumarella, che scende ricca di acque fresche e sonanti dalla montagna» e che va a finire sul Bruzzano. Questa Abazia, di cui, come si è detto, rimangono soltanto le rovine della basilica, era, anticamente, un raro gioiello di architettura bizantino- normanna, coeva ed affine al S. Giovanni Vecchio di Stilo. Per i caratteri architettonici, artistici, decorativi, non è il caso che noi, qui, ci si attardi, potendosi essi rilevare dalla minutissima descrizione dell'Orsi, fatta in «Le Chiese Basiliane della Calabria». Ci preme soltanto dire che la sua fondazione non pare risalga oltre il secolo XI, tra il finire della dominazione bizantina e i primi anni della dominazione normanna.
Quale che sia stata la sua importanza, dal punto di vista culturale, non è facile dirlo; e ciò fino a quando non saranno aperti al pubblico gli archivi privati, ove è andata a finire la documentazione, e fino a quando non saranno compulsati le antiche carte e gli antichi manoscritti, giacenti negli scaffali dei vescovati e, in parte, nelle diverse biblioteche della Calabria e della Sicilia.
Molto probabilmente, altro materiale è depositato nelle biblioteche di Bari; e ciò per le relazioni intercorse, tra i monasteri basiliani della Calabria bizantina e le Puglie, nel periodo pre normanno e posteriormente.
L'Abbazia, comunque, fu una importante comunità monastica, sia per il numero dei monaci, che non par vero siano stati in numero trascurabile, sia per le concessioni, di cui fu dotata, sia per l'attività religiosa, culturale, morale, che dovette svolgere, in quella ricca contrada. Lo dimostra il fatto che i suoi abati potettero ottenere qualche serio appoggio dalla munifica dinastia normanna, per riattivare la basilica, già danneggiata, ed agevolare il compito di quei monaci, nel costruire asceteri e grancie, come, difatti, avvenne della grancia della SS. Annunziata di Africo, che si sa costruita da un igumeno di quel convento.
Importava, d'altro lato, ai normanni che quei monaci facessero opera di persuasione, fra i greci li quella plaga, attaccati come erano al ricordo
dei loro precedenti governi e alle loro libere istituzioni, cosi che fosse data loro la possibilità di affermarsi, senza troppe scosse ed inutili violenze, che si sarebbero ritorte a loro danno. In un momento per essi delicato. Bisogna credere, poi, che i normanni abbiano tenuto in conto il grecismo della Calabria, che soltanto dai monaci poteva essere ravvivato; e non è senza una ragione che i loro documenti siano stati scritti per la maggior parte in quella lingua. Per quanto tempo sia stata svolta questa attività, ce lo dice il Breve di Papa Onorio III, del 1221, diretto al Vescovo di Crotone e all'Abate di Grotta Ferrata, delegati a correggere i costumi dei monasteri della Calabria meridionale, che si erano allontanati dalla regola di S. Basilio; tra i quali, quello di S. Maria dei Tridetti, presso Bova. A rigore, si può affermare che l'Abbazia nel XIII secolo, era al suo incipiente tramonto, anche se le cure del Santo Padre abbiano mirato a ricondurla al suo primitivo splendore.
Che l'esito di Onorio III sia stato sfortunato, ce lo dice la bolla di Alesandro IV, del 1265, diretta ai vescovi di Strongoli e di Bisignano, nella quale vi si consigliava l'aggregazione di tutti i monasteri dell'Ordine basiliano e quello dei Benedettini e dei Cisterciensi. Secondo il Rodotà (Origine e progresso del rito greco, vol. 113, nel 1373, veniva ripristinata la regola di S. Basilio; ed è probabile che il provvedimento abbia avuto qualche buon effetto, se proprio in quest’epoca usci il vescovo Barnaba, dalla Chiesa di Oppido, che fu monaco di quel convento. (Arch. Vat. reg. 127). Candido Zerbi* lo dice abate di S. Marta di Trivento, forse storpiatura del nome e in luogo di Tridente.
Dopo questa data, e precisamente nel 1436, l'Abbazia fu data in commenda all'Abate Benedetto Leone, del monastero del SS. Salvatore dì Messina, che ebbe anche possessioni sulla Grancia di S. Maria di Alica o Alithia. (S. Maria della Verità), in quel di Pietrapennata, dell’Archimandritato di S. Ippolito, di Palizzi.
Il 9 maggio del 1551, il delegato apostolico, Padre D. Marcello Terracina, Archimandrita del monastero di S. Pietro di Arena, visitò, per ordine del Papa, Giulio III, insieme con il suo vicario D. Paolo di Cosenza, l'Abbazia di S. Maria de Tridetti, «iusta Moctam Boccalinam» (presso Motta Bovalino), che trovò abitata soltanto da un giovane secolare (ved. Raschellà - Saggio stor. sul monach. ital.- greco; Spagnolio; Orsi ecc.), la cui chiesa era e quasi «spelunca latronum et animalium». Troppo chiara e manifesta appare, ormai, e grave, la corruzione di quei monaci mondani; del sec. XVI. Con il principio del secolo XVII, l'Abbazia può considerarsi finita; e niente ci può far credere che, in questo periodo, sia rimasta in piedi.
Un pò prima o coeva alla fondazione di S. Maria dei Tridetti, esisteva in Palizzi un'altra Abbazia basiliana, quella di S. Ippolito, di cui faremo, in seguito, una particolare trattazione. Terminiamo con le parole dell'Orsi: «S. Maria de Tridetti è una nuova conquista dell'arte bizantino  normanna della Calabria, così debolmente conosciuta; è un altro elemento da aggiungere alla storia monumentale di questa regione, che se non fu grande, ebbe tuttavia i suoi fasti ».
FRANCESCO NUCERA
GAZZETTA DEL SUD, 15 MAGGIO 1957

*Il termine grangia (o grancia) indicava originariamente una struttura edilizia utilizzata per la conservazione del grano e delle sementi.

Pietro Paolo Giorgio Orsi (1859 – 1935), archeologo italiano si dedicò prevalentemente all'esplorazione della Sicilia e  della Calabria.

Candido Zerbi (Oppido Mamertina18 novembre 1827 – 3 dicembre 1889) è stato un politico italiano, senatore del Regno d'Italia.

Francesco Nucera è apparso dapprima qui:

https://iloveplati.blogspot.com/2026/02/la-fortezza-nascosta-akira kurosawa1958.html

Le foto originali sono qui:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1800012070

 














 

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