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venerdì 30 gennaio 2026

Ti racconto tutto [Simo Halinen, 2013]





il racconto


L'abbandono 
e la speranza 
La chiesa che aspetta d'essere aggiustata
A Platì un simbolo di salvezza e riscatto

DI ANNUNZIATA DEMETRIO


  Storia di un abbandono, e di una speranza.

  Per caso due anni fa, una cara amica e collega architetto, Rosalba Romeo, mi parlò dell'esistenza di una chiesa abbandonata a Platì.
  Dapprima non ci feci caso, e per la lontananza, chiesi a Lei di andare per dare un’occhiata. Mi telefonò dalla chiesa stessa dicendomi che era bellissima. II giorno dopo decisi di andare, soprattutto per la sua insistenza ed anche perché la cosa mi incuriosiva. Platì, 106 Km da casa mia, poco meno di due ore di viaggio. Arrivammo.
  Un paese normale, se non ne avessi conosciuto le vicissitudini di cronaca ben note a tutti. Una passeggiata tranquilla, un sacerdote (Padre Ettore) ed una monaca (Suor Annalia) disponibili ad aprirci la chiesa intitolata alla Madonna del Rosario, chiusa dal 2005 per un’ordinanza del Sindaco, a causa delle sue precarie condizioni di conservazione che mettevano a rischio l'incolumità delle persone. Appena entrate, la mia impressione fu quella di scoprire qualcosa di bello e infinitamente interessante e soprattutto bisognosa di aiuto.
  La chiesa si presentava a navata unica con un impianto classico, con sviluppo longitudinale rettilineo e regolare che si compie con il fondo absidale curvo a tutto sesto e il coro, collocato in prossimità dell’ingresso. La cosa che più ci colpì furono le pregevoli decorazioni di ispirazione classica e di gusto eclettico sia sulle pareti che sul soffitto, stucchi di colore bianco e verde e numerosi affreschi.
  Particolare il soffitto con al centro un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario e ai lati dei dipinti sulla vita di Gesù. La zona absidale. custodiva il tabernacolo, variamente decorato che ospitava la statua della Madonna.
  Tutti i decori sono stati realizzati nel1938 quando si ferma la storia bella della chiesa, che in quel tempo venne restaurata da un allora giovane sacerdote, Don Francesco Gliozzi, con l’aiuto economico della popolazione. La chiesa è ubicata in via San Pasquale, toponimo rimasto dal nome originario del santo a cui fu da subito intitolata.
  In passato la chiesa doveva rivestire un ruolo significante nella vita religiosa della comunità che proprio in quella chiesa festeggiava alcune significative ricorrenze religiose come la festa del Rosario che vedeva l'arrivo di molti fedeli anche dai paesi vicini.
  Così l’incanto di un luogo abbandonato, emblema di questo paese sperduto dell’Aspromonte, ci ha conquistate tanto da farci tornare più volte, per i rilievi, per la ricerca di notizie storiche, di vecchie foto, ecc.
  Durante i sopralluoghi la gente si avvicinava con fare curioso, ma non troppo, misurando le domande che erano soprattutto del genere: «L’aggiustati a Chjesa? Avi tantu che è chjusa ... mah»-.
  Così andiamo alla ricerca di notizie storiche di memorie. Senza problemi. Tutti rispondono secondo i ricordi. Ma senza slanci o speranza che il nostro interesse possa cambiare le cose, ancora senza speranza. Solo il sindaco del tempo, Michele Strangio, sorpreso dal nostro interesse si entusiasma.
  La nostra testardaggine, ci fa redigere un progetto ben dettagliato, che doniamo alla parrocchia, il cui referente è Padre Ettore Viada, un frate dell’Ordine dei Missionari della Consolata di Torino, piemontese doc, che dopo tanti anni vissuti in Africa arriva a Plati. Ancora più testarde prepariamo, unitamente alla Curia di Locri, dotata di personale sempre disponibile ed entusiasta sotto Ia guida di Don Enzo Chiodo, tutto quanto necessario per fare dichiarare la nostra chiesa bene culturale.
  Ci riusciamo, la chiesa viene dichiarata bene di interesse storico artistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con Decreto n. 1014 del 30.11.2011  emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Evviva.
  E allora? Non succede niente. Non è possibile. Davanti a questo fatto importante e straordinario in sé, ma che a Platì dovrebbe provocare davvero un sussulto e non restare solo un documento amministrativo. Niente. Considerare questo importante fatto positivo solo un semplice atto amministrativo significa perdere ogni speranza e un’occasione per questa terra dimenticata e bistrattata. II significato dell’attenzione a questa piccola ma bella chiesa non è esclusivamente professionale, ma simbolico, nella nostra terra, la lotta contro la non cultura va combattuta svolgendo fino in fondo il proprio ruolo. Bisogna guardarsi intorno per capire le cose e come si possono migliorare.
  La chiesa di Maria SS. del Rosario a Platì fa parte del mio intorno, delle cose che mi interessano come simbolo di una Calabria che spesso dimentica sé stessa e la sua memoria. Per questo ho deciso di comunicare questa notizia, e quant’é importante l’attenzione e l’azione verso dei simboli, come può essere una chiesa, che è un luogo di tutti, ma allo stesso tempo intimo, che tocca la parte più profonda dei Cuori dei credenti e di quelli the non credono. Credo sia fondamentale dare una risposta a quei platiesi che domandavano se la chiesa sarebbe stata “aggiustata”. Desterebbe sorpresa e sortirebbe la speranza persa. Ritengo infatti, che riaprire una chiesa, riconsegnarla ad una comunità rassegnata, rappresenti un segno di speranza, che può farla riappropriare della propria memoria che altrimenti si allontana dalle proprie radici.      
  Lo scopo del racconto di questo incontro con la Chiesa di Maria SS. del Rosario è dire che a Plati c’è una chiesa bella e abbandonata che ha il diritto di tornare alla vita per la Sua gente. Se è vero che la bellezza salverà i! mondo, allora può essere un’idea partire da Platì.
calabria ORA, 19 giugno 2012 


L'immagine d'apertura è conservata nell'Archivio Storico Gliozzi-Mittiga, ora A.S.G.M.
Le foto di Platì e quelle all'interno della chiesa del Rosario illustravano il testo trascritto. 
In chiusura un particolare del soffitto in uno scatto risalente al 1994 A.S.G.M. 


La dott.ssa Annunziata Demetrio, Pellegrina di Bagnara Calabra, è un architetto che ha svolto numerosi incarichi specialmente nella provincia di Reggio Calabria. La chiesa del Rosario è stata ritrutturata e riaperta al culto in anni recenti. Nulla si sa se i lavori di restauro hanno usufruito del contributo degli architetti Annunziata Demetrio e Rosalba Romeo, s'è stato mantenuto il Decreto n. 1014 del 30.11.2011 emesso dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria  – Ministero per i Beni e le Attività Culturali. D'altronde manca un'indicazione turistica che segnala al turista per caso come arrivare alla chiesa Nessun stupore visto che neppure la lauretana statua seicentesca, dentro il duomo, usufruisce di segnaletica turistica.

Questa pubblicazione è per gli zii, sacerdoti Ernesto Gliozzi il vecchio (18883 - 1948), Francesco [Ciccillo] Gliozzi (1908 -  1975), Ernesto Gliozzi il giovane (19015 - 2008) che hanno speso parte del loro incarico sacerdotale per il mantenimento della chiesa del Rosario di Platì.

 

 

martedì 20 gennaio 2026

AUTO FOCUS [Paul Schrader, 2002]


 "… just making pictures" Robert De Niro in The Last Tycoon (1976)

Il BLOG dentro il quale siete appena entrati ha quindici anni di vita. Nel momento in cui è stato creato questo tipo di pagine erano facilmente recepite con continuativi ingressi di lettori interessati ai temi ed ai modi delle pubblicazioni. Per dieci anni fu diffuso e conosciuto come da platìaciurrame, un ideale legame che univa due luoghi separati solo dall’estremo baluardo aspromontano, con la vetta di Montalto, che si affaccia sullo Stretto di Messina. Erano appena trascorsi tre anni dalla morte dello zio Ernesto il giovane, Candelora 2008, un modo per assicurarmi ancora la sua presenza: il primo post porta il titolo Tra Cielo e Terra, una composizione del Maestro Morricone, contenente tutti i timbri che allora elargiva sul grande e piccolo schermo. Di già le prime foto imprimevano le intenzioni che rimarranno a tutt’oggi invariate. Qualche giorno dopo le impostazioni sono definite: il cinema sarà parte integrante delle pubblicazioni. Il primo titolo, Lo specchio, film del 1975 di Andrej Arsen'evič Tarkovskij, in quel momento ideale mentore regista, con la foto della nonna Lisa, confermava i miei propositi. Dopodiché è stato un tumultuoso susseguirsi di titoli che definivano il contenuto delle pubblicazioni. Ad oggi il totale dei film citati è di 1198 su 1755 pubblicazioni. Il cinema ha sempre contaminato i miei percorsi. Tramite esso ho avuto il mio primo posto fisso di lavoro che si è protratto dal 1980 al 2017. A mia volta contaminavo con il cinema i miei pensieri e le mie occupazioni fuori orario. Il mio ex direttore, R.I.P., andava dicendo, parafrasando Robert Mitchum in Cape Fear (1991): “quando parla non capisco se parla seriamente o cita qualche film”. A seguito della pubblicazione I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte  daplatìaciurrame fu rinominato con il titolo di quel libro, essendosi ormai esaurita la vena ciurramesca. Caso unico per un paese o una città la Storia di Platì è innestata sulla Storia del cinema. Alle soglie dell’anno 2026 questi diari in rete, hanno perso il loro originario carattere, soppiantati da più fruibili social network che si affidano sul primo impatto visivo che, quasi sempre, è una foto sollecitante più mi piace possibili. Malgrado ciò il blog I LOVE PLATÌ è costantemente aggiornato vista la lunga onda di ingressi proveniente dai mari asiatici, Hong Kong, Singapore e Vietnam compresi. Ancora oggi l’Antologia* che ne è venuta fuori, pubblicata nel 2021, è unica nel suo genere compreso il lavoro del 2004 curato dalla più nota Loredana Lpperini.

* I LOVE PLATÌ Cento piccoli film intorno un paese dell'Aspromonte, Leonida Edizioni, 2021 

In apertura sei registi essenziali e sei indispensabili loro film.




 

mercoledì 7 gennaio 2026

Le vite degli altri [Florian Henckel von Donnersmarck, 2006]



Il documento trascritto, un contratto in prossimità di un matrimonio onde agevolare le condizioni del futuro di lei consorte era già stato proposto qui:

https://iloveplati.blogspot.com/2015/11/contratto-di-matrimonio-reg-krzysztof.html

A seguito di una rilettura più attenta mi è parso necessario approfondire l’aspetto biografico degli attori che vi compaiono e gli accadimenti ad essi connessi .

Il contratto risale a venti giorni prima la celebrazione delle nozze tra don Diego Gaetano Caridi di Tresilico, allora Comune autonomo oggi frazione di Oppido Mamertina e donna Maria Antonia Mittiga di Platì. Lo stesso giorno della ratifica del contratto in casa della futura sposa, all’Ariella, avvennero le pubblicazioni nelle Case Comunali di Platì e Tresilico. Le affissioni andarono avanti ritualmente per tre domeniche consecutive: il dodici, il diciassette, il venticinque di marzo per concludersi con la cerimonia nuziale il trentuno dello stesso mese dell’anno 1876. Il matrimonio venne sancito dal Consigliere anziano Domenico Fera in casa della sposa per aver quest’ultima certificato un fisico impedimento per recarsi alla Casa Comunale. L’atto ecclesiastico non specifica la sede della funzione religiosa che, allora, consisteva in un rito molto semplice comprendente la benedizione degli anelli, lo scambio degli stessi, le firme sul registro parrocchiale, la benedizione finale. A firmare in qualità di testimoni sono Francesco Zappia, Francesco Gliozzi [di Domenico], lui conservò il documento trascritto, Filippo Zappia [fu Rosario] e Carlo Antonio Zappia. La nuova coppia lasciò ben presto Platì e si stabilì in Tresilico.

Don Diego Gaetano Francesco Caridi, industriante, era nativo di Oppido Mamertina. Il padre si chiamava Consolato, la madre Vincenza Demaria. In quell’anno 1876 di anni ne aveva 63.  Ha due eredi nati dal primo matrimonio, Gerardo e Vincenzo. A Tresilico possiede una casa sita in strada San Giacomo, numero trentasette composta di due bassi, due stanze ed uno stanzino al primo piano, ed una stanza cucina al secondo; un fondo rustico in contrada Rosario o Petrara, di natura agrumi, fichi, olivi, e terra aratoria, una macchina oleosa. Don Diego Gaetano veniva a mancare in Tresilico il 9 marzo 1879 assistito da Maria Antonia.

La storia di Maria Antonia è più intrigante, per usare un termine di tendenza. Era nata il 24 maggio 1826 da Domenico e Demarco Rachele. Aveva un unico fratello, Giuseppe Gregorio, nato il 25 marzo 1835. Domenico Antonio Nicola il padre, di condizione Civile era figlio di Ferdinando Mittiga e Giulia Leuzzi ed era nato il 1° aprile 1790. Maria Antonia aveva avuto un precedente matrimonio con (notate il caso) Ferdinando Mittiga di Giuseppe e Rosaria Zirilli, nozze che avvennero il 2 di luglio del 1861. Quest’ultimo Ferdinando, mancando i Registri di quell’anno non si può dedurre da dove provenisse, quando avvenne il matrimonio aveva 32 anni, mentre Maria Antonia di anni ne aveva 35. Maria Antonia è sarta nell’atto di morte del primo marito Ferdinando, avvenuta il 20 giugno del 1866, tessitrice nelle pubblicazioni del 1876. A Platì possiede un orto sito in Contrada San Pasquale, alla stessa pervenuto per eredità paterna, di natura agrumi, gelsi, fichidindia, ed altri da frutta e una casa palaziata sita rione o strada Pietrangela, composta di una stanza al primo piano, ed una stanza ed una cucina al secondo.

Di Maria Antonia le tracce si perdono dall’avvenuta morte del secondo marito, Diego Gaetano. Nei Registri di Tresilico non è ricordata, i Registri di Platì presentano vuoti disastrosi tra gli anni.

Ecco ora tutti i Ferdinando Mittiga di Platì, Caci è in grassetto

Mittica Ferdinando di Domenico - Meladoni Giuseppa 1818
Mittica Ferdinando di Francesco - Roy Dorotea 1826
Mittica Ferdinando Domenico di Giovanni - Zappia Carmela 1828
Mittica Ferdinando di Domenico - Morabito Angiola 1853
Mittica Ferdinando di Michele - Zappia Clementina 1849
Mittiga Ferdinando Leopold di Domenico Pasquale - Cosenza Giuseppa 1933 
Ascendono tutti a Michele Mittica e Brigida Brizzi, nati intorno al 1724. 
Ferdinando il marito di Giulia Leuzzi, nonchè nonno di Caci, secondo lo zio Ernesto il giovane era nato intorno al 1760.

Per approfondire la storia di Caci c’è il forever young libro di 

Michele Papalia, Caci il brigante, Leonida Ed. 2016

Per i Mittica, come per altro ancora, vale 

IPSE IGNORO I catasti onciari della Motta Platì, Di Nicolò Ed., 2025

Un contributo inatteso dell'Intelligenza Artificiale

In apertura alcuni Mittiga molto vicini a me come agli elencati che precedono, segue il contratto citato in originale.